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Si fa presto a dire scienza

Il populismo ha svilito il sapere per esaltare il dogma. Ma nell’emergenza globale del Covid-19 è emerso il divario tra le aspettative mirabolanti dell’opinione pubblica (e dei governi) e la vera scienza, che non riesce nemmeno a mettersi d’accordo sulle mascherine. Un confronto a più voci

25 Maggio 2020 alle 10:50

Si fa presto a dire scienza

foto LaPresse

La pandemia ha mostrato il divario fra la scienza e La Scienza. La prima è l’umile esercizio della conoscenza della realtà secondo metodi specifici; la seconda è la sua parodia magica e onnisciente che abita nella coscienza collettiva. L’una e l’altra normalmente si confondono, abbracciate come sono nel grande fraintendimento epistemologico e comunicativo dei nostri tempi, ma le circostanze straordinarie che il mondo si trova ad attraversare hanno in qualche modo contribuito a distinguere e separare. E’ di moda dire...

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Mattia Ferraresi

Mattia Ferraresi

Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.

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Commenti all'articolo

  • emiliosisi

    25 Maggio 2020 - 18:22

    Non occorreva il Covid per capire il ritardo culturale che esiste in molti paesi e in Italia è drammatico. Da 50 anni ormai la comunità scientifica ha compreso il carattere complesso dell'attività scientifica che rifiuta una visione deterministica. Prigogine scriveva negli anni '70 del 1900 mentre il Santa Fe Institute opera dagli anni '90: da allora sempre più studiosi hanno compreso che non esiste più la scienza come attività capace di creare leggi scientifiche e assolute. La situazione drammatica in Italia è chiara nella scuola, dove ho lavorato per 40 anni come docente e dirigente: nessun docente è in grado di spiegare i fondamenti epistemologici della materia che insegna, mentre il sistema è più attento al successo formativo, alla dislessia e alla partecipazione che a un insegnamento che tenga conto dei recenti approdi scientifici. I docenti fanno quello che vogliono e i dirigenti li lasciano fare. Perché meravigliarsi se la politica è incapace di pensare in termini di strategia.

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  • albertoxmura

    25 Maggio 2020 - 16:41

    Speriamo che questo bell'articolo aiuti a correggere il mito che avvolge l'attività scientifica, il quale non riguarda soltanto i profani, ma gli scienziati stessi, che talvolta si ritengono (o si presentano come se fossero) depositari di un sapere assoluto. Ciò accade soprattutto con i medici, giacché sono gli stessi pazienti a diffidare di quei medici che manifestano i propri dubbi e non ostentano quell'assoluta sicurezza nella diagnosi e nella terapia che essi si attendono e che dà loro sicurezza. Di qui la sorpresa nel vedere "luminari" che esprimono opinioni contrastanti. In realtà, tutta la storia della scienza è una storia di controversie, nelle quali sono coinvolte le cose più diverse, dalla più sublime metafisica ai più meschini tratti del carattere dei singoli scienziati (anche dei più grandi). Nonostante ciò, la scienza va avanti ugualmente perché, prima o poi, le congetture che mostrano di possedere una migliore adeguatezza empirica finiscono col prevalere su quelle rivali.

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