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Terrapiattisti sulla luna

Cinquant’anni dopo, la teoria del complotto sulla missione Apollo 11 è ancora la madre di tutte le fake news

20 Luglio 2019 alle 06:00

Terrapiattisti sulla luna

Foto LaPresse

Che ci crediate o no, 50 anni fa Neil Armstrong, astronauta della Nasa, poggiò i piedi sulla Luna prima che lo facessero i russi. La corsa alla luna terminò il 24 luglio del 1969 quando la missione Apollo 11 si concluse con il recupero dei tre astronauti, Neil Armstrong, Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins, nel bel mezzo dell’Oceano pacifico: finalmente a casa. In totale Neil e Buzz camminarono sulla luna per un paio d’ore. Molti si ricordano di quella lunghissima estate del 1969 vissuta a livello globale: non si era mai vista una partecipazione così popolare a una singola impresa (almeno 600 milioni di spettatori). Certo, l’avvento delle telecomunicazioni facilitò lo spettacolo e chiunque avesse una radio o una televisione venne catapultato a bordo di quel piccolo modulo lunare. Neil non era da solo, Neil divenne l’umanità intera. E infatti pronunciò la frase perfetta per quel momento, frase che è entrata nella storia dell’esplorazione spaziale: “One small step for a man, one giant leap for mankind”.

 

  

Dal 1969 al 1972 sono stati dodici gli astronauti che hanno messo piede sul suolo lunare in sei posti diversi, tutti disposti lungo la fascia equatoriale. Sarebbe tutto molto bello e affascinante se non fosse che devo ricordarmi di parlare anche di tutti quelli sparsi per il mondo che non ci credono. Non credono a un singolo fotogramma, non credono ai comunicati stampa successivi, alle prove fornite dalla Nasa. Certo erano gli anni in cui l’America cercava di recuperare credibilità: qualcuno si accorse di qualche fotoritocco ma ormai la frittata era fatta. Invece di ammettere subito: “Scusateci, abbiamo dovuto ritoccare qualche immagine venuta male per farvela apprezzare meglio”. Per carità qualcuno avrebbe avuto da dire anche sulle immagini grezze. Dopotutto erano gli anni Settanta e alla base della teoria che va sotto il nome di “teoria del complotto” c’è questa congettura: siccome alla Nasa si accorsero di non farcela con i tempi e con i costi, si decise di spedire gli astronauti in un’orbita terrestre mettendo in scena lo sbarco sulla luna in uno studio cinematografico – studio che doveva essere all’avanguardia per l’epoca – avvalendosi addirittura della regia di Stanley Kubrick. Secondo gli scettici, Kubrick aveva dimostrato che nel 1968 con il suo capolavoro “2001: Odissea nello spazio” la tecnologia fosse già in grado di ricreare un ambiente spaziale sintetico. Facendo un giro su internet e sui social vi renderete conto di come persista ancora nell’immaginazione popolare la teoria del complotto.

 

Volete sorridere? Da un sondaggio fatto di recente si è scoperto che in Italia un italiano su cinque non crede allo sbarco sulla Luna. E siamo messi ancora bene rispetto alla Russia: un russo su due crede sia tutta una trovata pubblicitaria.

Nel 2009 la Nasa ha lanciato il Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) – una sonda orbitante attorno alla Luna – e nel 2011, volutamente è stata “abbassata” la sua orbita a soli 21 chilometri dalla superficie lunare sorvolando ripetutamente i luoghi di allunaggio delle missioni Apollo. Ha scattato migliaia di foto con un dettaglio mai visto prima. Nelle immagini sono indicate le orme degli astronauti, gli oggetti e gli strumenti scientifici “abbandonati” e anche le impronte delle ruote della piccola macchina lunare usata in alcune missioni. Certo non saranno queste immagini a bassa risoluzione a far cambiare idea agli scettici: anche se venissero portati sulla Luna a toccare con mano e a vedere le impronte, ci sarebbe ancora qualcuno che con una diretta social sarebbe pronto a creare il dubbio: “Ciao amici di Facebook, lo sapevo, qualcuno è sceso prima di noi, siamo stati ingannati, qualche scienziato ha modificato lo scenario prima del nostro arrivo”. Del resto siamo della generazione cresciuta a fake news, libri che ti lasciano nel dubbio e servizi televisivi farciti di falsi interrogativi.

 

In un arco di tempo lungo dieci anni 400 mila persone lavorarono sul programma Apollo e un totale di 382 chili di roccia lunare sono stati portati sulla Terra. Creare un film con così tante comparse mi sembra un tantino esagerato. Io non ero ancora nato nel 1969, ma ho la soluzione: circondatevi di testimoni attendibili. Anche perché il 2019 non è poi tanto diverso dal 1969: cinquant’anni dopo l’allunaggio abbiamo un problema più grande da risolvere. Quelli che credono nella terra piatta.

Paolo Galati

Salentino, juventino, sposato con una cantante e padre di due figli. Laureato in Astrofisica, lavoro nel campo della ricerca e innovazione dal 2010. Mi occupo di divulgazione scientifica nelle scuole medie inferiori e superiori. Dal 2016 collaboro con il Foglio, sogno di fare le pulizie negli uffici della NASA e al mattino mi pento dei miei peccati. Sui social mi faccio chiamare Terron Power ma io e Romina non siamo parenti.

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Commenti all'articolo

  • quadroemerito

    21 Luglio 2019 - 11:11

    Un italiano su cinque vota 5stelle.

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  • branzanti

    20 Luglio 2019 - 16:04

    Posso solo ricordare l'emozione di un ragazzo di quattordici anni inchiodato al televisore in bianco e nero e la sua soddisfazione, al momento in cui il Lem toccò la superficie lunare (poco importa se l'annuncio giusto fosse di Tito Stagno o Ruggero Orlando), per avere assistito in diretta ad una grande impresa e perché a compierla erano stati gli americani, non i russi. Si possono anche cambiare le opinioni, ma queste emozioni restano imperiture. P. S. dedicato ai complottisti ed agli increduli : ragazzi fatevi vedere..... da uno bravo!

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