Cattivi Scienziati

Malati d'irresponsabilità. Ma non si scarica la responsabilità sui cittadini

Enrico Bucci

Il rischio di un’altra ondata di Covid cresce e invece di ascoltare gli scienziati la politica va in cerca di capri espiatori. Troppo fai da te comunicativo

Istituzioni, governo, politica e intellighenzia del paese se la prendono con i giovani che riempiono spiagge e discoteche, ai quali però è stato ben detto con chiarezza che rischiano tutto sommato relativamente poco anche in caso di infezione. Istituzioni, governo, politica e intellighenzia del paese se la prendono con i cittadini irrispettosi delle misure minime di sicurezza, come fossero sempre e comunque degli analfabeti funzionali, imponendo quindi misure non basate sull’evidenza scientifica, come le mascherine all’aperto, dando per scontato che altrimenti non si otterrebbe nulla. Istituzioni, governo, politica e intellighenzia del paese, in generale, sono molto attente agli obblighi degli altri, ma poco alle proprie dirette responsabilità.

 

Perché è vero che i cittadini italiani – e non solo i giovani dj che vogliono cogliere l’attimo – sono meno scrupolosi di prima nell’osservare le minime misure personali di prevenzione necessarie. Ma i 35.000 e passa morti non sono stati causati da loro, che al contrario hanno accettato un lockdown (estrema misura, da attuarsi se tutto il resto ha fallito), il quale ci ha portato fuori dalla prima ondata epidemica, sacrificando la vita e l’economia dei cittadini in prima persona.

 

E neppure è della maggioranza dei cittadini, e soprattutto non dei giovani – fascia d’età indefinita ed elastica, che accoglie la più varia demografia secondo la bisogna – la responsabilità della nuova ripresa di infezioni cui stiamo assistendo. La responsabilità è di chi, da mesi, discute di metri fra gli ombrelloni o di rime buccali o di banchi a rotelle, e ha completamente messo in ombra ciò che davvero andrebbe prima discusso e poi fatto, come la comunità scientifica da sempre chiede.

 

Il primo mattone fondamentale del muro che dobbiamo erigere per evitare che gli ospedali si riempiano di nuovo è la sorveglianza epidemiologica corretta, vale a dire l’esecuzione di un numero sufficiente di test diagnostici con l’ottenimento del risultato entro 48 ore dalla raccolta dei campioni, accompagnata dal successivo tracciamento dei contatti. Senza di ciò, è impossibile isolare gli inevitabili nuovi focolai che si accendono – e si accenderanno ancora a lungo – ed è dunque impossibile impedire la circolazione virale, prima sottotraccia e via via più evidente, di un virus che finora non mostra nessun segno di cambiamenti nella sua pericolosità.

 

E, va da sé, è impossibile attuare lockdown localizzati, posto che non è possibile rintracciare un numero sufficiente di infetti e non è possibile quindi identificare località precise. E questi non sono compiti dei cittadini.

 

Il secondo mattone è quello della comunicazione chiara, onesta e trasparente ai cittadini: in Italia siamo in pieno disordine comunicativo, con clinici e ricercatori abbandonati a un fai da te comunicativo che non può che produrre polarizzazione e rinforzo dei bias cognitivi. Sono mesi che è evidente come manchi una fonte centrale, univoca, cristallina e soprattutto veramente indipendente dalla politica, la quale possa per proprio mestiere mostrare ogni giorno le cose come stanno, cosa va fatto e cosa va evitato, sulla base di quali dati disponibili al momento. 

 

E nemmeno questi sono compiti dei cittadini. Il terzo mattone è quello del coordinamento amministrativo reale ed efficiente dei sistemi sanitari regionali e delle loro varie componenti sul territorio: siamo ancora in piena anarchia, con regioni che emettono continuamente ordinanze indipendenti e una sanità del territorio disarticolata, Asl che quasi non comunicano fra loro, mancanza di piani chiari di coordinamento a tutti i livelli assistenziali in relazione al numero di nuovi infetti in un dato territorio. E, ancora, questi non sono compiti dei cittadini.

 

Vi sarebbero anche molti altri mattoni per il muro della prevenzione, ma la politica, non importa se di governo o di opposizione, ha trovato la sua solita via. Che è quella dell’esercizio del potere, con lo scarico preventivo delle responsabilità: sul cittadino che non indossa la mascherina, sul giovane che si affolla in discoteca, sull’immigrato inevitabile importatore di virus, e così via incolpando in anticipo, per avere pronto il bersaglio nel caso in cui le cose si mettano male.

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