Una rocambolesca domenica in tv a base di coronavirus

Andrea Minuz

Morgan e la macchina della verità, la Bassa padana come Chernobyl e il premier ubiquo

Lo studio vuoto di “Che tempo che fa”, Fazio e Burioni che discutono a porte chiuse, Barbara D’Urso che dà del tu a Conte (“Ti chiamerò premier”, “faccia pure”) e il sottopancia che annuncia: “Tra poco Morgan si sottoporrà alla macchina della verità”. Prove tecniche della fine del mondo in un palinsesto tv riscritto dal coronavirus all’italiana. Una giravolta pazza e rocambolesca, di quelle che riescono solo a noi e restano per lo più imperscrutabili agli altri, ci ha catapultato nell’arco di una settimana dalle vette dell’orgoglio nazionale, dello Spallanzani e dei “primi al mondo a isolare il virus” all’isolamento dell’Italia dal resto del mondo. Terzi nel pianeta. Primi in Europa. La Bassa padana come Chernobyl. La fuga da Codogno in Irpinia. “Milano come Wuhan”. Ischia che proclama l’indipendenza, gli assalti all’Esselunga come nei film con gli zombi.

 

 

Sembra un romanzo di Philip Dick riscritto da Age e Scarpelli eppure è tutto vero. Il governo corre ai ripari e manda Conte in quarantena televisiva. A “Domenica In”, a “Non è la D’Urso”, da Fazio, da Lucia Annunziata, da Giletti, praticamente a reti unificate, in una variante pandemica del discorso di fine anno di Mattarella. Se gli anziani sono quelli più a rischio contagio, la tv di questi giorni potrebbe dargli il colpo di grazia. Ma a rassicurarli ci pensa Conte. Sarebbe anche l’occasione ideale per giocarsi finalmente quel legame particolare con Padre Pio sbandierato a “Porta a porta”. La lunga domenica postapocalittica del premier comincia da Mara Venier, giusto dopo un’infornata di polemiche e reduci sanremesi. Subito apprezziamo l’abbandono del cravattone da cresima e la svolta “pullover girocollo di lana merino”, in quota disinvoltura, relax, istituzioni vicino ai cittadini e virologo del popolo. Un omaggio a Bertolaso, alla Fashion Week e un messaggio distensivo alla politica italiana, ovvero ai maglioni di Salvini e Renzi. Per rispondere a quello che tutti si chiedono e che per prima cosa domanda anche Mara Venier (“scusi ma come mai ci siamo ritrovati così?”) Conte butta giù la linea difensiva che ribadirà per tutto il giorno. D’altro canto è anche l’avvocato del popolo: “Abbiamo fatto molti controlli, siamo stati molto scrupolosi”. Abbiamo insomma peccato di efficienza, uno dei nostri vizi più duri a morire.

 

 

E’ come ai Mondiali del ’98, quando ci eliminò la Francia e Baggio sbagliò il gol davanti alla porta, coi commentatori che continuavano a ripetere per tutta la partita, “ha sbagliato perché ha calciato troppo bene, avesse colpito peggio sarebbe entrata”. Avessimo fatto un po’ meno tamponi non saremmo sprofondati in questo scenario da guerra, o almeno questo è quello che si capisce da casa. Ma l’anziano alla tv è perplesso. Perché da Fazio c’è in collegamento Angelo Chiesa, il sindaco di Bertonico (“zona rossa”), dice che è raffreddato e che non è riuscito a fare il tampone, gli hanno detto che sono finiti. A fine serata, ospite da Giletti e forse un po’ stanco, Conte si lascia andare a uno psicodramma. “E’ tutto il giorno che lo cerco, che scrivo a Salvini, lui ha visualizzato ma non mi ha mai risposto”. Ed è subito Bugo-Morgan, le brutte intenzioni, la maleducazione. Giletti sa che è il momento di tranquillizzare il paese, è il momento di superare le divisioni politiche, di abbassare i toni, e allora invita Matteo Salvini. Chi meglio di lui? Consapevole di trovarsi nell’unica trasmissione con il pubblico dentro, Salvini chiede un lungo applauso dello studio per i medici. “Conte dovrà chiedere scusa al paese”, dice l’ex ministro. Proprio come la mamma di Morgan ospite qualche giorno fa a “Vieni da me”: “Mio figlio deve chiedere scusa a tutta l’Italia”. Perché in televisione le trame dei postumi di Sanremo e quelle del coronavirus continuano a sovrapporsi. E litigano i virologi, i politici, i cantanti e lo share sale come il prezzo dell’Amuchina su internet.

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