Che barba, che noia

Matteo Matzuzzi

Dolan regala ai cardinali il libro di George Weigel “The Next Pope”. Scoppia un insulso putiferio

In America – ma anche in Italia dove si è antipapisti di default se ci si permette di avanzare rispettosi dubbi sugli appelli climatisti vaticani piuttosto che sulle lodi del vescovo Sánchez Sorondo al regime cinese, esempio perfetto (dixit) di “applicazione della dottrina sociale della chiesa” – è scoppiata la bufera dopo che il cardinale Michael Dolan ha lodato e inviato ai confratelli porporati l’ultimo libro di George Weigel, The Next Pope, il prossimo Papa. Weigel analizza lo stato della chiesa, fa ipotesi, non nasconde le proprie posizioni (che sono arcinote) e può permetterselo data l’autorevolezza che lo pone quattro o cinque piani più su del pettegolezzo da sacrestia. Certo, che un cardinale spedisca agli altri elettori un libro in cui si parla di profili futuribili destinati a occupare il Soglio petrino, magari è poco elegante. Ma insomma, si è sempre fatto.

 

L’ultimo quindicennio giovanpaolino è stato scandito da saggi, riflessioni, scommesse, profezie. Cardinali autodefinitisi “Mafia club”, si riunivano in Svizzera per delineare il successore di Wojtyla (e forse i fine settimana a San Gallo erano ancora meno opportuni di una spedizione libraria su Amazon). Non si capisce dove sia lo scandalo, l’attacco al Papa regnante – che sta benissimo e governa da sovrano assoluto qual è, come dimostrano nomine, commissariamenti, spostamenti, discorsi. A non stare bene forse, è la pletora degli scherani che più papisti del Papa confondono le critiche legittime (e rispettose) con il fanatismo a suo modo folcloristico delle truppe al seguito del vescovo irreperibile Carlo Maria Viganò.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.