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Raggi e Zingaretti rischiano di condannare Roma all'emergenza rifiuti

Il piano regionale sui rifiuti, oggi, prevede quattro impianti di termovalorizzazione (di cui uno da costruire): uno soltanto è funzionante, quello di S. Vittore

16 Dicembre 2018 alle 06:05

Raggi e Zingaretti rischia di condannare Roma all'emergenza rifiuti

Foto LaPresse

Roma. La nube tossica, il fumo su Roma, i rifiuti, l’impianto per il trattamento meccanico-biologico, e il sindaco Virginia Raggi che il giorno dopo, intervistata dal Messaggero, dice che no, l’impianto sulla Salaria non riaprirà mai più, al massimo si realizzerà lì “un impianto di riciclo creativo, un luogo dove le persone possano portare oggetti che non usano e che avranno vita nuova. Potrà anche essere un luogo di aggregazione, in Francia li chiamano repair cafè”.

 

Sindaco-Candide? O sindaco che persevera nella linea del “no” a quasi tutto e intanto tira avanti, paventando però con nonchalance, come fosse qualcosa che riguarda i cittadini di un’altra città, un possibile aumento della Tari? Dice intanto il deputato di + Europa Riccardo Magi che l’aumento sarebbe “inaccettabile”: “I romani dovrebbero così pagare non tanto i costi dovuti all’incendio del Tmb di via Salaria quanto l’immobilità e la mancanza di strategia della giunta…”. Ma se Raggi è responsabile dell’immobilismo, e non da oggi, in tema di rifiuti è co-responsabile per altri aspetti la Regione, la prima a doversene e potersene occupare, con tutti gli strumenti legislativi del caso. E quando mercoledì Raggi ha ringraziato il presidente della Regione Nicola Zingaretti per “la collaborazione”, non si poteva non pensare al filo che sulla monnezza accomuna i due nemici apparenti, tanto per cominciare uniti dal “no” ai termovalorizzatori (per esempio Zingaretti, nel frattempo anche candidato alle primarie del Partito democratico, ha da poco chiuso il termovalorizzatore di Colleferro, anche sulla scia delle proteste dei residenti – impianto, quello di Colleferro, di fatto pubblico: della Regione e dell’Ama).

 

A monte però, ricorda Donato Robilotta, ex Assessore e consigliere regionale e coordinatore di Energie per l’Italia nel Lazio, “ci sono decisioni prese quando già Zingaretti era presidente di Regione, vedi permettere all’allora sindaco Ignazio Marino di chiudere Malagrotta senza prima trovare un’alternativa”. E se il piano regionale sui rifiuti, oggi, prevede quattro impianti di termovalorizzazione (di cui uno da costruire), uno soltanto è l’impianto funzionante, quello di S. Vittore. Dall’altro lato né la Regione né il Comune paiono propensi a voler risolvere l’emergenza odierna sfruttando magari gli impianti esistenti e chiusi (Malagrotta?), anche in presenza di assoluzione dall’accusa di “traffico di rifiuti” di colui che era considerato l’uomo nero delle discariche (Manlio Cerroni). E, visto il risultato della comunanza (volontaria e involontaria) di linea sui rifiuti, e vista l’emergenza rifiuti che allunga la sua ombra sul Natale, c’è da augurarsi che la “collaborazione” con Zingaretti di cui si rallegra Raggi non sia il primo atto di una più organica alleanza Pd-Cinque stelle.

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