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Superciuk

Cinquant’anni di Alan Ford in mostra. Un bel pezzo di storia del fumetto nella capitale dei comics

14 Giugno 2019 alle 06:11

Superciuk

“Alan Ford. 50 anni insieme” in mostra al WOW Spazio Fumetto di Milano

Il primo numero di Alan Ford uscì nel maggio 1969, creato da Luciano Secchi in arte Max Bunker e Roberto Raviola, in arte Magnus. Un fumetto molto diverso dagli altri, intriso di umorismo un po’ surreale, satira e una dose non trascurabile di trash. Un successo, ai tempi e per lunghi anni, e guardato ora a ritroso, in una mostra divertente, anche una storia editoriale che racconta una volta in più come Milano sia anche da sempre capitale del fumetto. L’allampanato Alan Ford era una fotografia di Peter O’Toole, veniva dritto dal cinema. Ma per il successo si dovette aspettare il numero 26, e l’esordio del supercattivo, l’arcinemico di Alan Ford: Superciuk, l’anti Robin Hood che ruba ai poveri per dare ai ricchi, nonché la nemesi dei supereroi e della genesi dei loro superpoteri: Superciuk è uno spazzino che acquisisce una fiatata letale dopo aver bevuto del vino adulterato. E’ lui, caricatura popolana di tutti i mali del mondo – ma con il tratto di un’Italia, e di una Milano, ancora fatta di osterie e quartieri operai – ad aver fatto diventare Alan Ford uno dei fumetti più venduti degli anni Settanta.

    

Passeggiare per WOW Spazio Fumetto, sede del Museo del fumetto di Milano, in un parte della città non ancora trasformata dalla gentrificazione, in viale Campania (era un deposito Atm degli anni ’20, poi passato alla Motta nel 1960 e ora acquistato e riqualificato dal Comune) non è solo un atto di nostalgia per un prodotto di culto pop e un mondo che non ci sono più – anche se con la resilienza delle cose genuine Alan Ford continua a combattere le sue scombinate inchieste: il fumetto esce ancora, dopo complicate vicissitudini editoriali, e in 50 anni di ininterrotta pubblicazione è arrivato a 600 numeri. E’ anche l’occasione per scoprire un pezzo non banale di storia del fumetto. Si parte facendo la conoscenza dei due creatori, Max Bunker e Magnus. Luciano “Max Bunker” Secchi, milanese classe 1939, è il tipico esponente di una generazione cresciuta tra le avventure di strada, le buone letture dei classici “di una volta” e la scoperta onnivora della musica straniera, del fumetto. Aveva già un buon mestiere alle spalle, quando venne l’idea del personaggio cui ha poi legato la sua carriera. Come non certo era alle prime armi il bolognese e coetaneo Magnus (che ci ha lasciati nel 1996), uno dei migliori disegnatori italiani. Alan Ford fu una piccola rivoluzione. Era la risposta parodistica e scanzonata (quindi culturalmente elaborata) dei fumetti che andavano per la maggiore in quegli anni, come Diabolik. Erano stati proprio Bunker e Magnus a inventare i “fratelli” del figlio delle sorelle Giussani, più esasperati in fatto di violenza e sesso, come Kriminal o Satanik. Con loro era entrato nei comics di casa nostra anche, il lato dark della realtà. Il Gruppo TNT, di questo mondo di cattivi, si farà ridanciano vendicatore. Alan Ford è il fumetto che rilegge in risata quell’universo cupo che era l’immaginario metropolitano degli anni Settanta. Bunker continua a scrivere le storie, Paolo Piffarerio raccolse presto l’eredità di Magnus. Nicchia, artigianato, ma niente improvvisazione. Bunker e Magnus erano ben inseriti in un settore allora vitale della cultura popolare. Basti dire che l’editrice che per prima stampò Alan Ford, l’Editoriale Corno, è stata anche la prima a portare in Italia i fumetti della Marvel.

       

I pannelli e disegni originali dei protagonisti del Gruppo TNT – La Cariatide, Numero Uno, Sir Oliver, ma anche il nemico Supericuk o l’altro cattivo Gommaflex, il bandito con la faccia di gomma ideato per la trasmissione tv “Supergulp”, dimostrano il perché di un lungo successo: il lettore di fumetti (allora) non era un lettore raffinato, ma la qualità del disegno e dell’invenzione grafica la capiva a pelle. Alan Ford è stato un caso di un’industria del fumetto ben radicata, fatta da professionisti che oggi chiameremmo “indipendenti”, ma capace di farsi apprezzare anche all’estero, con molte traduzioni. Anche se oggi, quello che più colpisce la memoria, è che fosse famosissimo soprattutto nei paesi dell’ex Jugoslavia, tanto da essere oggetto di citazioni anche nei film di Emir Kusturica.

  

“Alan Ford. 50 anni insieme”. WOW Spazio Fumetto, fino al 29/09/2019 (chiusa in agosto)

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