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Pasque da Vinci

Due mostre “in chiave Andy Warhol” e non invasive che vale la pena vedere prima del diluvio di proposte

19 Aprile 2019 alle 06:00

Pasque da Vinci

Nicola Samorì, L'Ultima Cena (Interno assoluto)

Prima di venire travolti dalla festa mobile per i cinquecento anni di Leonardo – le mostre, le contro-mostre, i grandi e medi eventi e gli specchietti per turisti, compreso l’abuso di loghi leonardiani per qualsiasi manifestazione e merchandising – ritagliatevi il tempo, tra Pasquetta e il lungo ponte, per due variazioni sul tema di Leonardo non ingombranti nelle dimensioni, ma ben fatte e pensate. E che si ispirano a un “dettaglio” molto milanese dell’arte contemporanea: il culto innamorato di Andy Warhol per il Leonardo dell’Ultima Cena. La prima è la bella mostra internazionale organizzata dalla Fondazione Stelline, proprio di fronte al Cenacolo, intitolata L’Ultima Cena dopo Leonardo (fino al 30 giugno). Le Stelline hanno una storia importante e particolare, relativamente a questo “dettaglio”. Nel 1987 Andy Warhol venne proprio qui, in quella che era la Galleria del Credito Valtellinese alle Stelline, per realizzare quella che sarà la sua ultima “serie” (morirà poco dopo) di riproduzioni-meditazioni su un’opera d’arte che lo affascinava da molto tempo, e profondamente: The Last Supper, la serie di rielaborazioni dell’affresco di Leonardo. Ora sei artisti contemporanei, profondamente diversi, sono stati riuniti per “dialogare” sullo stesso archetipo, attraverso lo specchio e il rimando di Warhol. Ci sono l’anglo indiano Anish Kapoor, l’americano Robert Longo, i cinesi Yue Minjun (quello famoso per le facce che ridono) e Wang Guangyi, uno dei più noti artisti cinesi dell’ultima generazione la cui versione della Cena, un grande polittico di sedici metri realizzato con una tecnica pittorica tradizionale cinese, viene esposta per la prima volta in occidente. Ci sono i videoartisti italiani Masbedo con una istallazione dedicata alle mani di Pinin Brambilla Barcilon, la restauratrice che “salvò” il Cenacolo vinciano. E c’è l’italiano Nicola Samorì, con una suggestiva versione, operata con la sua tecnica, olio e zolfo su rame in cui le figure appaiono abrase, scarnificate dalla superficie. Approcci completamente diversi, ma estremamente stimolanti, sia per togliersi dagli occhi per un momento l’immagine mille volte replicata (altro che Warhol) del Cenacolo, sia per misurare quanta sia la sua forza di suggestione e persistenza nell’arte.

 

Un altro percorso contemporaneo è invece proposto alla Cripta di San Sepolcro, uno dei luoghi più segreti e affascinanti di Milano, altro luogo leonardesco per eccellenza. Il genio da Vinci abitava infatti non lontano, la visitò e la disegnò in una mappa che è conservata nel Codice Atlantico. Nei suoi calcoli e rilievi per ricostruire la posizione del Cardo e del Decumano romani, la considerava il vero centro della città. Il percorso realizzato dal Gruppo MilanoCard, che gestisce il sito (l’ideazione è di Giuseppe Frangi), in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana e la Fondazione del Credito Valtellinese si intitola Leonardo & Warhol. The genius experience (fino al 30 giugno). Il percorso espositivo prende avvio dalla sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana e inizia con un’installazione multimediale che permette di “viaggiare”, appunto, nella Milano conosciuta e disegnata da Leonardo. Il punto d’arrivo, come fosse una pietra di paragone non aggirabile del moderno, è ancora The Last Supper di Andy Warhol.

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