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Più a sinistra

Weekend di debutto per la campagna elettorale del Pd. Stasera Zingaretti. Ma il “modello Milano”?

3 Maggio 2019 alle 06:00

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Giugno 2016, Beppe Sala festeggia la vittoria al ballottaggio per il sindaco di Milano (foto LaPresse)

“Per un’Europa come Milano, forte è giusta”, non è un brutto claim elettorale, ovviamente. Forse un po' generalista, diciamo, in un mercato di offerta politica in cui tutti, tranne la Lega e Fratelli d’Italia, si sentono dannatamente europei. E’ lo slogan-guida scelto dal Pd Milano Metropolitana per la campagna delle Europee, che entra nel vivo e che avrà molte variazioni sul tema. Questo fine settimana post Primo maggio è insomma il momento forte del lancio del Pd alla ricerca del consenso lombardo perduto (o fortemente minacciato). Tutto bene, ma, come ci è già capitato di notare sulle colonne del Foglio: esattamente, quale sinistra scende in campo? O per meglio dire, che cosa è rimasto di solido, di centrale, nel progetto del Pd di quello che era stato negli anni scorsi – e fino alla vittoria del sindaco Beppe Sala – il “modello Milano” di un Pd, se non renziano, certamente a forte trazione riformista, friendly verso le imprese, persino la finanza, l‘apertura del mercati e l‘innovazione? Non tantissimo, nonostante gli sforzi di molti, dentro al pentolone-partito. E la “colpa non è ovviamente di Nicola Zingaretti, è che sono cambiate troppe carte in tavola. Oggi, appunto, alle 21, il segretario nazionale del Pd sarà a Milano, al Teatro Menotti per il lancio ufficiale in grande stile della campagna per il 26 maggio. Ci saranno la segretaria metropolitana Silvia Roggiani e il segretario regionale Vinicio Peluffo, e i candidati alle europee dell’area metropolitana. Un'occasione per capire che cosa possa offrire il Pd, in chiave europea, a un territorio affetto, va detto, da una certa schizofrenia: da un lato bisognoso di più libertà d'azione economica, dall'altro in cerca di tutele a un lavoro che c’è, ma che è spesso fragile, se non indifeso.

 

 

 

Domenica sera toccherà a Giuliano Pisapia, ex sindaco “arancione” e capolista del Pd nel Nord-ovest, debuttare con un dibattito pubblico. Ma è forse significativo (del resto è sempre stato un uomo schivo, in punta di piedi) che abbia scelto come location il piccolo Teatro LabArca-Arcaduemila in via Marco d’Oggiono, scelta decisamente minimalista. Ma soprattutto, Pisapia offre e offrirà ai milanesi il “racconto” di una sinistra inclusiva, pacificante, attenta ai bisogni e ai diritti. Ma non certo da sprint sulle riforme economiche europee, che invece Milano invoca come l’aria. Ieri sera, intanto, era stato di scena un altro dei nomi-icona di questa tornata elettorale: Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare. E’ l’uomo che si è candidato al grido di: contro la destra xenofoba di Salvini. Producendo così un’ulteriore trasformazione della “narrazione” del Pd verso lo scontro ideologico su diritti e sicurezza. E parte dal territorio, Majorino: ieri sera a Quarto Cagnino, poi alla Biblioteca di Castellanza. E il “modello Milano”, dove sta?

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