Si può considerare libera una società che si sottomette ai sacchetti col microchip?

Camillo Langone

Il comunismo sovietico era innanzitutto controllo, ma anche i nostri messaggi sono in gran parte intercettati. Trovo quindi strano non sia spuntato un Kalinin italiano

Leggevo e guardavo “Piccola Russia. La collezione di arte russa e sovietica di Laura e Giuseppe Boffa” (Maretti) e in particolare studiavo il quadro in copertina, “Ballo all’aperto” di Kalinin, notevole espressionista: a destra c’è un giradischi e sopra il giradischi un telefono che allude alle intercettazioni telefoniche frequentissime nell’Urss del 1963. Leggevo e guardavo e studiavo e pensavo. Il comunismo sovietico era innanzitutto controllo: e il presente capitalismo occidentale? Anche i nostri messaggi sono in gran parte intercettati: Zuckerberg non è certo Stalin e nemmeno Krusciov, in compenso ci scruta più a fondo di quanto Stalin e Krusciov scrutassero i loro disgraziati sudditi. In più sono intercettate le nostre auto e moto: telecamere nelle ZTL, tutor nelle autostrade... Inoltre è intercettato il nostro denaro: conti correnti, bancomat, carte di credito... Ormai vengono intercettati anche i nostri rifiuti: quanti ne produci, se differenzi come prescrive il potere, se ti sei sottomesso ai sacchetti col microchip... Qualcuno mi spieghi perché, nonostante tutto questo, gli italiani continuino a considerarsi liberi. E perché non sia ancora spuntato un Kalinin italiano.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).