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Il centrodestra inizia a scricchiolare sui territori. Tensioni in Trentino e Sardegna

Redazione

Alla provincia di Trento il presidente Fugatti (Lega) non nomina un'esponente di FdI come sua vice: i meloniani annunciano l'appoggio esterno. Così le discussioni tra alleati rischiano di ripercuotersi anche alle altre regioni al voto l'anno prossimo

Loro minimizzano, parlano di normale dialettica tra alleati. Ma nel centrodestra sta creando qualche apprensione quel che sta succedendo nella provincia di Trento. Alle elezioni di fine ottobre è stato riconfermato il presidente uscente Maurizio Fugatti, leghista. Già da tempo la sua rielezione prevedeva un ticket con Francesca Gerosa, esponente di Fratelli d'Italia. Ma Fugatti, nella composizione della propria giunta, ha preferito premierare come vicepresidente della Provincia un eletto tra le sue liste civiche. "Questo perché a Fratelli d'Italia abbiamo già dato due posti in giunta", ha spiegato il commissario provinciale della Lega Diego Binelli. Così i meloniani hanno deciso che nella nuova consiliatura daranno un appoggio esterno al nuovo governo provinciale: in sostanza, rendendo molto meno stabile la maggioranza, che può contare su 16 consiglieri (sono 14 quelli di opposizione, che sommati ai 5 di FdI potrebbero tenere sotto scacco Fugatti).

Sembra una questione squisitamente locale, ma Trento rischia di non rimanere un caso isolato. Complice il riequilibrio dei rapporti di forza nel centrodestra, anche nell'avvicinamento alle prossime elezioni amministrative si respira un clima almeno un poco teso. Soprattutto in Sardegna, dove la Lega vorrebbe la riconferma del presidente uscente Christian Solinas, del Partito sardo d'azione che in regione è una specie di costola del Carroccio. Eppure il partito di Giorgia Meloni sarebbe intenzionato a fare pressioni perché sia della partita il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu, capace di espugnare il capoluogo nel 2019. Dall'altra parte, com'è noto, a meno di ripensamenti ci sarà un candidato di Pd e M5s (l'ex sottosegretaria Alessandra Todde). Mentre l'ex presidente Renato Soru, che ha lasciato il Pd, correrà da solo. 

Ma la messa in discussione degli accordi si ripercute anche in Basilicata. Lì il cosiddetto campo largo non ha ancora individuato una figura unitaria (scosso com'è dal caso Claps), eppure dovrebbe correre insieme. Per questo dal centrodestra non sono più così tanto convinti che si debba puntare su Vito Bardi, attuale presidente della regione, di Forza Italia. Che alle ultime elezioni aveva trionfato anche grazie alle divisioni degli altri. Ovviamente gli azzurri non intendono fare un passo indietro. Chissà se è una posizione che reggerà fino al voto.

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