(foto Olycom)

l'istantanea

Che cosa resta dei nostri amori e che cosa resta dei nostri litigi sul Cav? Una foto

Guido Vitiello

Il rapporto tra Berlusconi e i suoi avversari: duelli e rivalità da poesia di Guido Gozzano

Il caimano impagliato, la statuina di Tartaglia, i tulipani in vetrina, i dolci bruttissimi versi di Bondi, il lettone di gala di Putin, le buone cose di pessimo gusto… Ora che Berlusconi non c’è più, restano nella memoria di berlusconiani, antiberlusconiani e aberlusconiani mille cimeli da salotto di Gozzano. E proprio come nell’Amica di nonna Speranza, tutto per me comincia con una fotografia d’epoca. La fotografia non l’ho vista, in verità; forse neppure esiste; ma ricorda da vicino la scena in cui la giovane nonna Speranza prova al pianoforte “un fascio di musiche antiche”, e l’amica Carlotta intona “dolci bruttissimi versi” in un italiano aulico e svenevole, tutti core e augello. “Carlotta canta. Speranza suona. Dolce e fiorita / si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita”.

Ebbene, il mio dagherrotipo appassisce dimenticato tra le pagine di un vecchio libro di Giancarlo Perna, una biografia satirica di Eugenio Scalfari. Ve ne riporto un passo, come fosse una didascalia: “Nel gennaio 1990, in piena lite Mondadori, si sono visti a cena a Roma nella casa di Gianni Letta, collaboratore di Sua Emittenza, per cercare una via d’uscita. Sono finiti Scalfari al piano e Berlusconi a cantare, poi si sono alternati e così per ore. Il giornalista ha detto entusiasta: ‘Lei è eccezionale. Me lo avevano detto. Ma non credevo a questo punto’. L’altro, felice, si è inchinato al complimento. Serata riuscitissima”. Cos’avranno cantato, tutta la sera, le due figure sognanti in perplessità? Do per certo che ci fosse, in repertorio, Que reste-t-il de nos amours? di Charles Trenet, uno dei cavalli di battaglia del Berlusconi crooner.

Che cosa resta dei nostri amori (qualcuno su queste pagine direbbe dell’amor nostro), e che cosa resta dei nostri litigi, delle nostre simpatie e antipatie intorno a un duello che è andato avanti per trent’anni e che sembrava non dovesse finire mai? Resta una foto sbiadita del millenovecentonovanta: Silvio canta. Eugenio suona. Dolce e fiorita si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita. 

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