Foto di Igor Petyx, via Ansa 

Un sillabario

L'estate elettorale: eroi, mostri e trappole

Michele Masneri e Andrea Minuz

Dalla A di Adela, la spia russa con matrimonio a Valmontone, alla T di Twitter (ma gli anziani, a cominciare da Silvio Berlusconi, si sono buttati su TikTok), passando per la L di Lollobrigida, la candidata

Finite le ferie si entra nel secondo atto della campagna elettorale più corta eppure percepita come la più lunga e straziante della storia repubblicana. Dopo gli “occhi di tigre” è l’ora dei giuramenti solenni su Twitter, dei programmi, delle foto di mamma, delle dirette su TikTok, dei duelli a botte di video, post, meme, dal guanciale ai jet privati. Un sillabario del grande inconscio elettorale, tra nuovi ed eterni mostri italiani. 

 

Adela

Le inchieste su presunte spie russe accompagnano come controcanto la campagna elettorale estiva. Le imprese di tale Adela, una specie di “Inventing Anna”, signora russa che avrebbe tentato di carpire segreti militari a ufficiali Nato ma a Napoli, stile “Un posto al sole”, lasciano però perplessi. Salta fuori che avrebbe avuto anche un marito poi sparito pure lui, tale Danilo Alfredo Muñoz Pogoreltsev, “trentenne atletico di madre russa e padre italo-ecuadoriano, nato a Mosca e cresciuto alle porte di Quito dove nel 2008 ha aperto una società immobiliare. Due anni dopo, assieme alla madre e alla sorella, crea a Panama l’azienda Solosviet per l’export di fiori, attiva nei paesi dell’ex Urss” (Repubblica). I due si sono sposati a Valmontone. E che dire del povero Walter Biot, ricordate, militare ciociaro di Labico che venne arrestato con l’accusa di vendere segreti militari ai russi, si difese dicendo che doveva pagarci la palestra al figlio: ora rischia l’ergastolo. In entrambi i casi la location non aiuta, tra Valmontone e Labico la spy story non funziona. Se fossimo stati a Washington o a Mosca sarebbe stata tutt’altra cosa. 

 

Agenda

Totem, tabù, feticcio e figura mitologica della campagna elettorale. L’Agenda Draghi, che ormai non si sa più se esista, e l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino che nessuno ha mai letto. Entrambe avvolte nel mistero, sottratte, rubate, contese, dunque trasformate in slogan. Simbolo di credibilità internazionale e autorevolezza, una; emblema della legalità, l’altra. L’Agenda Draghi si porta contro tutti i populismi, specie da quando Draghi è stato sfiduciato. Faro, guida, meta ideale verso cui tendere, o possibile serata-evento su RaiUno: “La più bella del mondo: Carlo Calenda legge l’Agenda Draghi”. Quella Rossa sventola in piazza negli anniversari delle stragi di mafia e si fa “movimento”. Si dice “Agenda Draghi” come eredità da “portare avanti”. Però, come con l’Agenda Rossa, nessuno ha ben capito cosa c’è dentro. Borsellino aveva iniziato a scrivere una serie di appunti, anche se non è mai stato reso noto che tipo di scritti (rivive nell’Agenda Rossa anche un po’ il mistero delle fantomatiche “borse di Moro”). Il fratello del giudice, Salvatore, ha sempre affermato che “c’era qualcuno che aspettava per farla sparire e per impadronirsene”. Come con l’Agenda Draghi, insomma. Drammi, sogni, luminose speranze e destini d’Italia che passano dalle agende. Anche i messaggi subliminali della “teoria gender”, spiega il senatore Pillon che ora attacca la “Smemoranda”: “un’agenda con grafica accattivante, ma troppo marcata ideologicamente nei contenuti, un veicolo di diffusione dell’ideologia Lgbtq”, vabbè. 

 

Berlusconi

L’apparizione su TikTok(Tak) come un’epifania. Dalle videocassette ai video con le emoticon in nove campagne elettorali, sempre con la stessa libreria alle spalle, e nuovi fascisti da addomesticare. La politica è l’arte della vendetta e il Cav. si sfrega le mani, prepara il suo gran rientro a Palazzo Madama dopo la cacciata e l’esilio, e punta tutto sulla salvezza del Monza.

 

Body shaming

“Sdogano qui questo termine che mi fa male. Per cui dico Marta grazie, grazie Marta Fascina. È una vita che io vengo violentato per la mia altezza, bassezza. Mi dicono tappo o nano. E ho sofferto su questo e continuo a soffrire, non mi è passata ma ho le spalle larghe”. Così si è sfogato Renato Brunetta, ospite di “Mezz’ora in più”, il programma di Lucia Annunziata, il 25 luglio, dopo le offese sulla sua statura da parte di Forza Italia dopo aver lasciato il partito di Silvio Berlusconi. Sì, sembrano passati anni, era solo un mese fa, nell’estate infinita elettorale. “Grazie Marta Fascina vai avanti così perché mi consentirai di sdoganare anche queste violenze, perché parlarne vuol dire elaborare. Non mi era mai riuscito parlarne in pubblico, adesso ne parlo”, ha detto Brunetta rivolgendosi alla compagna o forse quasi moglie del Cav., quasi sposata con una stranissima cerimonia a marzo avvenuta presso la già celebre villa Gernetto (poi seguiranno le nozze tra Francesca Pascale e Paola Turci). Fascina aveva postato su Instagram la canzone “Un nano” di De André, con evidente riferimento a Brunetta.  

 

Bollette

Rientrato il grande lamento per l’“emergenza democratica”, ora bisogna fermare le bollette. La paura di un inverno al gelo fa dimenticare il fascismo. In alta Italia si formano i primi Crn (Comitati di Riscaldamento Nazionale).

 

Brogli

S’agita subito lo spettro dei brogli. Fratelli d’Italia pensa a una app per il controllo dei voti. Forza Italia distribuisce un “Manuale del candidato” con capitolo dedicato. Si lancia l’allarme: si sa che scrutatori e presidenti di seggio son sempre simpatizzanti o militanti di sinistra (vedi il pugno chiuso a Sanremo de “La rappresentante di lista”, che se si chiamano così un motivo ci sarà). Pronti dunque a chiedere il riconteggio dei voti, come Trump. L’America sempre sullo sfondo, modello da imitare per tutte le battaglie. Dopo il #BlackLivesMatter a Milano, Chiara Ferragni tira fuori l’aborto, altro grande tema d’importazione, dopo la sentenza della Corte Suprema. Si può abortire a Ancona? E a Macerata? A Fermo? A Jesi? Non si sa. Si lancia l’allarme su Instagram. Dopo la “presa di Ascoli” del 2019, fari puntati sulle Marche, “laboratorio delle destre”, il nostro Missouri, il Texas o l’Ungheria di Orban. 

 

Casini

Pier Ferdinando. 

 

Cirinnà

In pieno Ferragosto Monica Cirinnà, la Hillary Clinton di Fiumicino (il marito Esterino Montino è sindaco da anni della cittadina laziale), lancia il suo grido di dolore. Il partito, il Pd, l’ha candidata al Roma 4, considerato un collegio sfavorevole. “Cirinnà va su un collegio dato perdente, senza paracadute e senza che glielo diciamo...”, ha detto di sé in terza persona. “Ho ricevuto uno schiaffo”, ha detto in prima. Poi dopo una notte in bianco ha deciso di accettare comunque. Accetterà la candidatura “perché il Pd è l’unico che può fermare questa destra oscurantista”. “Ho passato una bruttissima notte, nella quale mi sono detta che preferisco uscire con dignità e combattere come l’ultimo dei gladiatori. Questo credo sia l’unico modo per non sottrarmi alle mie responsabilità, continuare l’impegno verso i malati terminali, le persone Lgbt, i bambini delle famiglie arcobaleno o verso chi è detenuto, magari in un posto orrendo come Regina Coeli”. Intanto ci sono sviluppi sul caso della cuccia di Capalbio, i 24 mila euro in banconote trovati l’anno scorso a casa dei Montino-Cirinnà in Maremma. Ventiquattromila euro in mazzette di banconote conservate dentro diversi involucri di plastica e nascoste nella cuccia del cane di Esterino Montino e Monica Cirinnà a Capalbio in Maremma. Un anno dopo, i Clinton di Fiumicino rivogliono il malloppo. “Si trovava nella mia proprietà”, è la giustificazione addotta dalla senatrice che ora vuole il denaro di cui ha sempre ribadito (assieme al marito) di non conoscere l’origine. Cirinnà però non intenderebbe tenersi i soldi ma utilizzarli per sostenere il Centro antiviolenza Olympia de Gouges di Grosseto, che sostiene le donne vittime di abusi. Il giudice però non ci sta, il malloppo rimane sotto sequestro.  

 

Collegio sicuro

È come il sesso sicuro: non esiste al 100 per cento. Eppure tutti lo bramano. Il suo opposto è “collegio perdente”, quello prima rifiutato, poi accettato, da Cirinnà (vedi).

 

Dalla Chiesa

Rita. Settantaquattro anni, già celebre per “Forum”, corteggiata da Meloni nel 2016 perché si candidasse a sindaco di Roma. Ora scende finalmente in campo con Forza Italia. Rinunciando alla partecipazione al Grande Fratello Vip, e causando problemi alla Rai che non manderà in onda “per par condicio” la serie sul generale Carlo Alberto dalla Chiesa assassinato 40 anni fa (impersonato da Sergio Castellitto, e chi sennò). 

 

Devianze

“Pronti a valorizzare lo sport” – vedi –  “e gli stili di vita sani”, dichiara Meloni. “Quanti giovani rimangono vittime delle devianze come droga, alcol, spirale di violenza, quando vengono lasciati soli? L’antidoto più forte è lo sport”. Giù polemiche. Letta che non se ne perde una pubblica immediatamente lancia l’hashtag #VivaLeDevianze. “Evviva le devianze, la forza delle società è data dalla ricchezza delle diversità. Due idee dell’Italia si confronteranno il 25 settembre: la nostra basata sulla libertà delle persone, una società che cerca di includere, crea lavoro e lotta contro le precarietà, l’altra è una società che va per le spicce, dove presunte maggioranze vogliono imporre regole a tutti”, dice. In un tweet, Meloni ha elencato, tra le devianze, anche baby gang  e hikikomori. Abbiamo dovuto googlarlo: Un hikikomori (in giapponese lett. “stare in disparte” o “staccarsi”; dalle parole hiku, “tirare”, e komoru, “ritirarsi” o “chiudersi”) è una persona che ha scelto di scappare fisicamente dalla vita sociale, spesso ricorrendo a livelli estremi di isolamento e confinamento. Tale scelta può essere indotta da fattori personali e sociali di varia natura, tra cui la grande pressione verso autorealizzazione e successo personale cui l’individuo è sottoposto fin dall’adolescenza nella società giapponese. Il termine hikikomori può riferirsi sia al fenomeno sociale che agli appartenenti a tale gruppo sociale”. Insomma cresce sempre più il dubbio che Meloni sia un personaggio, tra fantasie di maghetta, nostalgie tolkeniane, riferimenti manga, di Stranger Things. 

 

Fascina

Marta. Collegio sicuro per la fatina del Cav. Sarà vera elezione o un po’ finta come il matrimonio?

 

Fiamma 

Tricolore. Grande dibattito su levarla, lasciarla, spegnerla, soffiarci sopra, disperderla. Senz’altro perfetta come simbolo per il rilancio del gas italiano.

 

Giovani 

I giovani come target elettorale: destinatari di incentivi, bonus, TikTok, imposte di successione, mutui agevolati, salari minimi, istruzione gratuita “dalla culla all’Università” (copyright Fratoianni), più gita premio a Roma con la smartbox “Azione”, tour-operator Renzi e Calenda: pranzo al sacco, due notti in ostello, Colosseo, catacombe, ministeri, Altare della Patria, Quirinale, rientro in pullman e breve sosta sul Gra. I giovani “fuori sede”, il dramma di riportarli a casa per votare. I giovani “protagonisti della politica”, “speranza”, “forza motrice del futuro”, come dice Letta, che ha il pallino fisso di farli votare a sedici anni.  L’obiettivo sono soprattutto i quattro milioni gli elettori tra i 18 e i 25 anni che per la prima volta nella storia repubblicana potranno eleggere i senatori.

 

Giovani candidati (del Pd) 

Forse invece è tutta una grande vendetta dei boomer.  Prima il video di Meloni diciannovenne con l’elogio spensierato del Duce. Poi i giovani candidati del Pd che usano i social peggio dei vecchi, capitombolano uno dopo l’altro, disattivano Instagram, lucchettano Twitter, escono da Facebook. Tra “un Veneto più inclusivo” e un’“Italia più giusta”, ecco riemergere i fossili di “Lotta continua” nelle loro bacheche: falci e martello, pugni chiusi, disprezzo di Israele, inni alla Rivoluzione d’ottobre, inviti a “interrompere quel circolo vizioso per cui il lavoro è l’unico mezzo di sostentamento delle persone” (Rachele Scarpa, 25 anni, capolista a Treviso). Una comunità visionaria. Una forza motrice del futuro che riparte da Lenin. Messi alla gogna, i giovani candidati non hanno alcuna colpa. Fanno quel che gli è sempre stato detto. Mantengono vivo il patrimonio, le radici, l’educazione sentimentale, il bildungsroman della sinistra italiana, sempre antifascista, mai antitotalitaria (nessuno è perfetto). 

 

Jet privati 

A un certo punto sono arrivati pure loro. La proposta, di abolirli, è di Nicola Fratoianni (e di chi, sennò). Per il segretario di Sinistra italiana, il singolo volo di un jet privato che normalmente dura poche ore “inquina quanto tutti gli spostamenti di quattro persone in un anno”. Siccome si era in agosto, tutti sono corsi a commentare la strampalata proposta. Fratoianni va avanti: “Li usano per andare a fare l’aperitivo”, dice, non fa i nomi, lui sa ma non fa i nomi, intendendo forse il Vip collettivo, e anche qui siamo nell’ambito della grande polemica di importazione, con l’America che discute da settimane delle sue star, alla Kardashian, che usano i loro velivoli per tratte brevissime. Siamo ai soliti sensi di colpa per imprese mai realizzate, siamo allo “Scusaci principessa” storico, della celebre prima pagina dell’Unità quando perì lady Diana? Ma in aereo privato, mettiamo, da Ciampino, a Roma, dove si andrà mai a fare l’aperitivo? La piattaforma della sinistra-sinistra è per un aperitivo slow, a piedi? Più Ciampini, meno Ciampino, vabbè. Intanto anche Beppe Grillo, segno della decadenza, si butta sulla polemica, mentre Renzi tira fuori il numero di voli di stato utilizzati da Di Maio in sei mesi: 31, e bolla l’idea di abolire i velivoli privati come “demenziale”. Luigi Marattin, sempre di Italia Viva, precisa che sono solo 133 quelli registrati in Italia. L’Italia del resto sogna il jet pubblico, che se ne fa di quello privato? 

 

Lollobrigida

Gina e Francesco. Lei, la “carabiniera”, a 95 anni si candida capolista al Senato per la lista di Marco Rizzo, “Italia Sovrana e Popolare” nella circoscrizione uninominale Lazio 6 che fa riferimento a Latina e Frosinone. Dunque non calata dall’alto (vedi “territori”) ma perfettamente a km zero (La Ciociara). E’ in ottimi rapporti col nipote, Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, e soprattutto marito di Arianna Meloni, sorella ascoltatissima di Giorgia. Già segretario provinciale del Fronte della Gioventù e assessore alla Cultura allo Sport nel Comune di Ardea. “Si dice che la domenica a pranzo a casa Meloni-Lollobrigida si faccia la linea del partito” ha detto Arianna Meloni a Simone Canettieri qui sul Foglio. “No, falso mito. Fra noi parliamo di politica il meno possibile. Lollo, tanto lo chiamate tutti così, e Giorgia con il tempo hanno costruito insieme, e da soli, un rapporto. E lui sta là perché è bravo, credibile, autorevole. Chiedete in giro”. Lollobrigida (nipote) sogna il Viminale. Chissà cosa sogna la zia, la Lollo originale (c’è poi un’altra nipote, Francesca Lollobrigida, 31enne di Frascati, che ha vinto lo scorso inverno ben 2 medaglie alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022).

 

Maglie 

Maria Giovanna. Veneziana, del ‘52, inizi professionali con il partito comunista e il quotidiano l’Unità, poi craxiana quindi leggendaria corrispondente per anni dagli Stati Uniti del Tg2. Epitome della giornalista spendacciona, fu indagata e archiviata per le note spese che produssero una leggendaria imitazione che ne faceva Francesca Reggiani ad “Avanzi” nel 1992 (“Non puoi immaginare la difficoltà del giornalista medio di trovare in agosto una sahariana decente”; “si sta avvicinando pericolosamente l’orario di chiusura della saletta vip del Kennedy Airport, dove hanno appena lanciato il nuovo cocktail Siad Barre, due parti di gin, una di whisky, olivetta snocciolata? Nooo, fettina di mango è la morte sua”). Da anni vicina al centrodestra, protagonista dei talk-show più sgangherati, trumpiana convinta, retequattrista no green pass, dovrebbe essere candidata con la Lega, ma “dipende cosa mi offrono”. 

 

Pancetta  

Messa alla gogna nei meme del Pd (scegli!), come il lato oscuro del guanciale. Emblema dell’operazione-simpatia del centrosinistra, nella strategia di comunicazione denominata #scegli subito perculata dagli altri: Salvini: “Dopo il 25 settembre cosa farà? Letta, scegli”. E le due opzioni sul manifesto ritoccato sono: “Torno in Francia” o “Resto in Italia”. Calenda: “Con Draghi o contro Draghi?”, scegli. Enrico che ti succede?”, chiede invece il leader del M5s Giuseppe Conte. Insomma, un successone. 

 

Pensioni

Qui larga intesa, da Salvini a Fratoianni.

 

Programma

Quello della destra allarma e causa scandalo, indignazione, polemica. Quello della sinistra non c’è, e allarma e causa scandalo, indignazione, ecc.

 

Ruberti

Ascesa e caduta di un capo di gabinetto. Albino Ruberti, figlio di un potente ministro della prima repubblica, così chiamato in onore di Papa Luciani (non gli ha portato molto bene, diciamo), fino a qualche giorno fa potentissimo del comune di Roma. Filmato a sbraitare in mezzo alla strada a Frosinone frasi poco commendevoli (“io me te compro”) che forse sottintendono realtà di una certa rilevanza, si era già distinto per un pranzo in terrazza al Pigneto in pieno lockdown (erano i tempi in cui gli elicotteri sorvegliavano i terrazzi. I giornali sottolinearono che il pranzo era di pesce, da sempre una aggravante in questi casi). 

 

Santoro 

“Per me il conflitto in Ucraina è stato un punto di svolta”, dice Michele Santoro, ringalluzzito dalla guerra, dall’allargamento della Nato, dal ritorno nel giro dei talk-show, dal fascismo alle porte e da un libro in uscita, “Non nel mio nome” (“pamphlet amaro e pungente, grido di dolore, potente atto d’accusa”, dice la fascetta). Come il suo amato Cav., vive una seconda, terza o quarta giovinezza. Fiuta nell’aria un vento di trasformazioni e ora sente “puzza di merda”. Lo spiega nell’incipit del suo pamphlet: “Io non sono un politico. Un politico deve porsi prima di tutto il problema del potere, il che vuol dire entrare nelle stanze che puzzano di merda senza battere ciglio”. L’ex conducator di “Samarcanda” recupera il furore maoista degli anni di “Servire il popolo” e rientra in pista con un partito tutto da fare, anzi “immaginare”, più rivista programmatica. “Una nuova start up che si chiamerà Mondo Nuovo. Si batterà contro il conformismo, darà voce ai giovani, farà emergere il pensiero diverso e la parte dimenticata della società, affermerà i diritti di tutti contro i privilegi di pochi”, vabbè.

 

Spiagge

Forse per il terrore di replicare l’effetto-Papeete, forse perché occupati a Roma a decidere liste e collegi, i politici hanno disertato calette e scogli, e il bagnasciuga quest’anno è stato occupato da altre questioni (Jovanotti accusato d’essere peggio della Xylella, querelle Totti-Ilary al Circeo, Pantelleria incendiata con fuga d’Armani). Anche Terracina, già “topos” del politico vecchia maniera con la foto di Aldo Moro col cappotto, è stata prontamente accantonata. “Modello Terracina” non è peraltro l’outfit dello statista Dc bensì l’ex format di buona amministrazione della località pontina gestita da Fratelli d’Italia, ma la sindaca è stata appena arrestata.

 

Sport

Forse per il centenario della marcia su Roma, forse perché nell’estate interminabile siamo tutti alle prese con un’eterna prova-costume, la Destra si è buttata molto sulla dimensione fisica. “Lo sport sarà per noi un centro di investimento strategico. Istituendo il ‘diritto allo sport’ garantiremo la possibilità a tutti i ragazzi di mettere a frutto il loro talento sportivo. Istituiremo borse di studio per meriti sportivi”, ha detto Meloni. Lo sport serve anche a combattere le (vedi) “devianze che affliggono i nostri ragazzi quando vengono lasciati soli”. Poi per rimediare alle polemiche sorte sul tema devianze, Meloni da influencer consumata ha prontamente postato la foto da piangere, insieme alla mamma. “Questa è Anna, la mia mamma, la persona alla quale devo tutto. Soffre di obesità da quando, più giovane, ebbe una depressione perché era rimasta senza lavoro a crescere sola due figlie”. “A monte c’è un problema di metabolismo molto lento”.  

 

Talk-show

Stanno ricominciando. Sarà dura inseguire un mese dove a farla da padrone è stato Twitter, il social che ha disintermediato i talk-show (i politici si intervistano tra di loro, senza bisogno di conduttori). Nelle versioni estive dei pochi contenitori tv, sempre la stessa compagnia di giro, in collegamenti sempre più nebbiosi, causa il wi-fi scrauso delle case di vacanza. Tra i pochi volti riconoscibili nell’assenza di banda larga, Sallusti perennemente collegato (è chiaro che a Forte dei Marmi la noia ti ammazza). 

 

Territori 

Un tempo c’era “il territorio”, al singolare. “Termine tra i più moderni, avanzati, simpatici, positivi”, diceva l’Arbasino di “Fantasmi italiani”. Quindi, dibattiti, analisi, ricerche sul territorio: “Tutto acquista o riacquista un valore e un senso, se collegato col territorio: anche le cose più vaghe, anche le stronzate”.  Oggi sempre  al plurale, diffuso. inclusivo. “I territori”, come “le destre” o “le mafie”. “Ho cercato di dare ai territori la massima rappresentanza possibile” (Enrico Letta). “Io parto sempre dai territori” (Giorgia Meloni). “Bisogna radicare la sinistra italiana nei territori” (Nicola Fratoianni). “Non mi candido perché il terzo polo non dà spazio ai territori” (Federico Pizzarotti). “Il Movimento 5 stelle tornerà sui territori, per strada, nei quartieri” (Giuseppe Conte). Il contrario di “territorio/i” è “catapultato”. Anche “calato dall’alto”, che ha accezione negativa, sia un candidato, un cibo (non a chilometri zero), un’opera pubblica (rigassificatori, inceneritori, eccetera).

 

Terzo polo

Novità dell’estate, sgambetto al Pd, eterna riproposizione di una “terza via” nel paese del rosso e nero, rivendicazione di una tradizione liberale che non s’è mai vista e referendum non richiesto su Calenda. Un gran parlare nelle ztl e nelle seconde case di villeggiatura. Ideale per chi è di sinistra ma non si vergogna di avere i domestici filippini in casa, e per chi è di destra ma si vergogna di votare a destra.  

 

Totti

Più della metà degli italiani (51 per cento) non ha seguito la campagna elettorale. Non si sono informati, non sanno nulla, non sono interessati, avevano altro da fare, non gliene frega niente. Alla politica hanno preferito forse l’epica estiva delle corna di Totti e Ilary, a puntate, tra Sabaudia e il Circeo. Il restante 49 per cento ha passato le ferie su Twitter a litigare sul Pd. 

 

Tremonti

È risorto, è tra noi. Pimpantissimo, elegantissimo, con la sua erre lombarda arrotatissima. Candidato con Fratelli d’Italia, minaccia sventure, prepara nuovi libri, sogna il ministero dell’Economia, nei momenti più selvaggi addirittura la premiership. È diventato quello che lui stesso aveva preconizzato anni fa, “quei mostriciattoli dei videogiochi che gli spari, cadono, e ne viene fuori un altro”, anzi un altvo. Diciamocelo, ci era mancato. 

 

Twitter e TikTok

Il mezzo incontrastato della campagna elettorale che, complice anche la desertificazione dei palinsesti causa vacanze, e il parallelo ampliamento del tempo libero, ha premiato a dismisura le interazioni sul social. Tutti rispondono a tutti, tutti parlano con tutti. Home-page piene di ringraziamenti: “Grazie a Enrico Letta per avermi chiesto di candidarmi. Ho accettato volentieri perché penso che l’Italia sia a un bivio…”, eccetera. C’è anche un “caso Calenda”, che spara tweet a raffica. E una puntata di “Black Mirror” in cui Twitter va in down per una settimana e “Azione” resta dentro il Pd. Il 1 settembre, mentre gli adulti tornano a lavorare e riducono il loro tempo su Twitter, gli anziani si sono buttati tutti su TikTok (nel giro di poche ore Renzi, Berlusconi, il Pd), sperando di irretire i giovani (vedi) che generalmente però li spernacchiano .