Uno vale uno?

M5s: chi sono i parlamentari incandidabili con il doppio mandato

Antonia Ferri

I volti più noti del Movimento come Roberto Fico, Alfonso Bonafede, Paola Taverna, Federico D'Incà, Fabiana Dadone, Vito Crimi e Danilo Toninelli resteranno fuori dalle istituzioni. Il destino di tutti loro è incerto. Non si escludono collaborazioni con il Movimento 

Dopo la notizia che non ci sarà nessuna deroga alla regola del tetto dei due mandati del Movimento 5 stelle, non resta che da chiedersi dove finiranno i volti più noti del partitoRoberto Fico, Alfonso Bonafede, Paola Taverna, Federico D'Incà, Fabiana Dadone, Vito Crimi e Danilo Toninelli sono solo alcuni nomi di chi resterà fuori dai palazzi, dopo aver rappresentato in questi anni il M5s nei governi che si sono succeduti dal 2018 ad oggi. Uno di loro è il presidente della Camera dal governo Conte I, la terza carica più alta dello stato. Fico, nel 2005 fondò il meetup “Amici di Beppe Grillo” a Napoli, da cui poi è nato il Movimento. Nel 2018, gli viene affidato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il mandato esplorativo per formare un governo M5s e Partito Democratico: incarico che poi finirà in un nulla di fatto.

 

C'è poi l'ex ministro della Giustizia di entrambi i governi presieduti da Conte. Alfonso Bonafede, estremamente divisivo, è anche lui militante dall'epoca dei meetup ed è stato negli anni uno dei più vicini al ministro degli Esteri Luigi di Maio. Bonafede, che proviene da una carriera di attivista e civilista, presente nell'ambito accademico, è stato protagonista della politica italiana all'epoca della cosiddetta legge Spazzacorrotti a contrasto della corruzione, con modifiche di inasprimento delle pene e di misure interdittive per i condannati. Nel maggio 2020 vengono bocciate due mozioni di sfiducia nei suoi confronti proposte la prima volta da Lega, FdI e Forza Italia e la seconda da Emma Bonino.

 

Paola Taverna: dalla borgata del Quarticciolo si fa strada sin dagli inizi nelle fondamenta pentastellate. Ora è senatrice e vicepresidente vicaria del M5s. Detta “la pasionaria”, negli anni non ha elemosinato visioni e parole molto nette. Dalle posizioni sulle vaccinazioni sistematiche a quelle a favore del reddito di cittadinanza e della proposta sul salario minimo.

 

 

Vito Crimi, ex reggente del movimento – o “gerarca minore”. Carica conclusasi nella burrasca grillina, dopo l'intervento di Giuseppe Conte pronto a conquistare la leadership. Tra ordinanze di tribunali e deroghe ad personam, Crimi resta un altro dei partecipi originari del movimento, iscrittosi in seguito al primo V-Day.

 

D'Incà, Dadone e Toninelli: rispettivamente ministro per i Rapporti con il Parlamento, ministro per le Politiche Giovanili ed ex ministro delle Infrastrutture. Del ministro Dadone resta l'immagine delle scarpe rosso fuoco appoggiate sulla scrivania e la felpa dei Nirvana. Di Toninelli non si contano le dichiarazioni, spesso esuberanti. L'ultima trovata è stata quella di un tg personale per lottare contro il governo, pur facendone parte.

 

Adesso, non più candidabili, il destino di tutti loro è incerto e si apre alle più svariate ipotesi. Dal ritorno alla vita precedente: avvocati, grafici, operatori di call center, a nuovi incarichi nel M5s, magari di consulenza. Giuseppe Conte di loro ha detto: "Lasciando il seggio non potranno più fregiarsi del titolo formale di “onorevoli”. Ma per noi, per la parte sana del Paese, saranno più che 'onorevoli'. Il patrimonio di competenze ed esperienze con loro maturate non andrà disperso. Continueranno a portare avanti, insieme a noi, le battaglie del Movimento. Abbiamo bisogno della loro esperienza, della loro competenza, della loro inguaribile passione".

Ma una domanda resta, Senza Taverna, Crimi, Fico e Bonafede, con Di Maio indipendente nel suo Insieme per il futuro, cosa resta del Movimento 5 stelle?