Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)

Il Papeete di Giorgetti rovina la festa a Salvini: "È il mio ultimo giro, non mi ricandido più"

Oggi al via la festa della Lega a Cervia, la sofferenza del ministro: "Non mi riconosco più nel progetto"

Simone Canettieri

Il leader del Carroccio prova a mantenere l'unità di facciata,  ma i malumori nel partito sono sempre di più

Milano Marittima. Le casse di Radio Papeete pompano come ai bei tempi, questo sì. Anche se alla consolle non c’è più un ministro dell’Interno che fa il deejay con l’Inno di Mameli fra tanga fluttuanti, pettorali impossibili ed ero(t)ico sudore. Retaggi di un’altra vita – il droplet qui, nonostante Borghi & Bagnai, fa comunque più paura dei comunisti – e forse anche di un’altra Lega. D’altronde  perfino le solerti cameriere in mascherina dello stabilimento più salviniano del Mediterraneo non sanno che oggi è atteso Matteo Salvini perché sempre oggi nella vicina Cervia prenderà il via la festa del Carroccio. Con un M5s così, che si muove sull’asse Conte-Dibba (Roma chiama La Paz, mi ricevi?), la Lega potrebbe solo brindare. Andare alla cassa e ordinare un Negroni. Il fatto è che, gratta gratta, anche il Carroccio è attraversato da malumori e Salvini fatica non poco a tenere tutto unito, benché di facciata. Per convincere Giancarlo Giorgetti a partecipare alla festa, lo staff del fu Capitano ha sudato sette canottiere. Ma alla fine il ministro dello Sviluppo economico farà un salto in Riviera: lunedì sarà intervistato da Bianca Berlinguer. Ma Salvini sarà già tornato a Roma. Il commercialista di Cazzago Brabbia è sempre più insofferente: “Non mi ricandido più, questo è il mio ultimo giro, non mi riconosco più nel progetto”.

Giorgetti la settimana scorsa ha affidato il suo malcontento ai deputati più fedeli, quelli del nord, quelli di Varese e dintorni, come Dario Galli e Matteo Bianchi, futuro candidato a sindaco della cittadina lombarda. 
Il braccio destro di tutti i capi della Lega, da Bossi a Maroni, quello intelligente e cauto, dice in privato senza problemi che per lui è arrivata l’ora di farsi da parte perché non si riconosce più nel progetto di Matteo Salvini. E che, come per l’euro, il processo di trasformazione del partito di Alberto da Giussano ormai è irreversibile.

D’altronde, i rapporti tra i due sono tuttora freddini, dopo un congelamento durato settimane.  Ieri mattina il ministro dello Sviluppo economico ha incontrato Salvini al bar Giolitti, nei pressi della Camera, solo per portargli l’ambasciata di Palazzo Chigi. E cioè l’irritazione per quei “vaffa” rivolti al premier Draghi partiti dalla manifestazione “no pass” a cui hanno partecipato i salviniani più scapigliati (Siri, Pillon, Borghi & Bagnai, Latini, Rinaldi, Pagano).  Un incidente che ha spinto prima il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari e poi lo stesso Salvini a prendere le distanze con dichiarazioni pubbliche: “Quella di mercoledì non era la nostra piazza”.
Per gli amici di Matteo, Giorgetti è una specie di Fini per Berlusconi, uno che potrebbe tradirlo, uno che gli tramerebbe contro, uno da cui guardarsi.  Alla Camera, i deputati di nuovo conio ormai ci scherzano su: “Giancarlo nel governo è in quota Draghi, non in quota Lega”. Ma sarà davvero così? E fino a dove arriva il giochino del poliziotto buono e di quello cattivo? Qualcosa si è rotto: per età, indole, esperienze, visioni europee e rapporti.

 

La pancia leghista, quella che fu embrione di tutto, guarda sempre di più all’asse Giorgetti-Zaia (anche il governatore farà un salto lunedì qui alla festa) e punta su Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia e ottima crasi tra i due big scontenti di Matteo. Addirittura c’è chi fantastica scissioni dopo le amministrative, ma forse è il solleone romano di questo luglio eterno che rimbalza nei drink del Papeete. Al di là dei suicidi politici il nuovo corso di Salvini partì proprio da qui, dal titolare di questo stabilimento, il simpatico Massimo Casanova, trasformato da compagno di scorribande in eurodeputato: tac! Non è il cerchio, ma il mojito magico. Un gruppo ristretto di amici con cui il leader della Lega elabora le strategie, si confronta e si sfoga. Tra questi, sopra a tutti, c’è anche Claudio Durigon, ascoltatissimo sottosegretario all’Economia e unico big di partito invitato tre giorni fa alla festa a sorpresa di Francesca Verdini a Ostia (con tanto di concerto di Pupo e Albano: auguri!). Durigon non sarà alla festa romagnola, non tanto perché ormai ha chiuso con le piadine (ha perso oltre 40 chili) ma perché deve occuparsi della campagna elettorale nella Capitale, visto che Enrico Michetti continua a destare più di una preoccupazione (“non je la fa”). E’ dunque una Lega strattonata, tirata di qua e di là, quella che è pronta a sbarcare quassù, in una riviera senza discoteche e turisti russi da spennare nei ristoranti di pesce. C’è molto silenzio tra i viali dell’Adriatico kitsch, poco distante da Rimini (ma attenti a Trenitalia). 

Al Papeete, che il giovedì chiude alle 20 e nel fine settimana alle 22, Salvini non si vuole far fotografare. Nel dubbio ha annullato anche la conferenza stampa prevista per oggi, il consueto appuntamento per lanciare la festa di quattro giorni e con l’occasione parlare dell’universo mondo. Dovrebbe presentarsi qui stasera, senza fanfare. Domani Salvini sarà intervistato da Bruno Vespa e anticipato da una telefonata di Silvio Berlusconi. Lunedì toccherà a Giancarlo Giorgetti, che non sarà ascoltato dal leader. Poco importa perché il ministro ha deciso: “Questo è il mio ultimo giro”. Poi la pensione. O forse il Pirellone.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.