Così la Ruocco si prepara a vigilare sulle Banche

Valerio Valentini

Tutti i punti a favore della candidatura dell'attuale presidente della commissione Finanze alla Camera, contro l'indifendibile Lannutti

Roma. Forse proprio perché gli è così amica, è l’unica che potrebbe scalzarlo nella sua corsa verso l’apoteosi personale senza indurlo a gesti inconsulti. E forse è anche per questo che nel M5s si pensa già a lei, a Carla Ruocco, per la presidenza della commissione d’inchiesta sulle Banche. Incarico che, a rigore, i grillini dovrebbe rivendicare per il senatore Elio Lannutti. Una candidatura che, nonostante i cinque voti raccolti nella consultazione interna tra i parlamentari del M5s, viene vista dallo stesso Di Maio come indifendibile. E non solo per quel tweet antisemita del gennaio scorso. Ma anche perché sulla nascita di quella delicata commissione d’inchiesta vigila anche il presidente Mattarella, lo stesso che Lannutti ha definito, negli anni, “traditore”, “mummia sicula” e “padrino”. Ci sarebbe Alvise Maniero, che di preferenze ne ha racimolate quattro: ma il deputato veneto, alfiere dell’opposizione grillina al Mes, non viene reputato dagli altri partiti abbastanza affidabile per un ruolo così delicato.

   

E allora, ecco spuntare la Ruocco: la quale, nel conclave interno al M5s, ha ottenuto tre voti. Ma, dettaglio importante, li ha ottenuti senza che si fosse neppure candidata. Una legittimazione, dunque, malgré soi. Che d’altronde si basa anche sulla consapevolezza, condivisa nel M5s, che la Ruocco è l’unica della truppa che ha già preso parte ai lavori della scorsa commissione d’inchiesta sulla banche, nata sul finire della scorsa legislatura e presieduta da Pier Ferdinando Casini. Ma a favore della Ruocco, in vista della votazione d’insediamento di giovedì prossimo, gioca soprattutto un altro elemento, e cioè la sua attuale poltrona di presidente della commissione Finanze alla Camera. Lei ha già fatto sapere che, se dovesse andare a dirigere i lavori d’indagine sulle banche, rinuncerebbe al suo attuale incarico, che del resto scadrebbe l’estate prossima, e visti i suoi non idilliaci rapporti con Di Maio potrebbe venire non rinnovato. E la presidenza della Finanze è una contropartita abbastanza allettante, per diradare le perplessità del Pd sull’idea di un grillino a capo dell’inquisizione bancaria.

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