Eccellenze grilline

Valerio Valentini

I luminari a cinque stelle mostrano la pericolosità della futura pattuglia europea di Di Maio. Due casi

Roma. Certo, ci sono quelli pronti a lanciarsi nella loro personale crociata contro “troika e perestroika”, come Matilde Montaudo, e quelli che, come Francesco Lo Giudice, sono convinti di avere fotografato degli ufo nel cielo di Pisa; ci sono i trombati impenitenti à la Dino Giarrusso, che anche stavolta ci riprovano, e quelli sempre pronti a denunciare lo scandalo dei chip sottopelle, vedi alla voce Paolo Bernini. Certo. Poi, però, ci sono quelli bravi, i “tantissimi i profili d’eccellenza” celebrati sul Sacro Blog sulla base di prodigiose statistiche: “oltre il 70 per cento dei candidati” per le elezioni europee “possiede una laurea, uno su sei il dottorato di ricerca e più di 1400 candidati vantano una conoscenza avanzata della lingua inglese scritta e parlata”. E in effetti, qui sta il problema. Perché, molto più degli anonimi militanti in cerca del loro quarto d’ora di visibilità, molto più degli sfaccendati che sperano nel colpo di fortuna, a risultare preoccupanti sono proprio i profili più illustri, i componenti di questa “moltitudine di professionisti provenienti dai più svariati ambiti” per i quali la sprovvedutezza non funge neppure da alibi.

 

Tiziana Alterio (foto a destra), ad esempio, risulta tra i dieci candidati più votati in Lazio, e molta della sua popolarità tra gli attivisti di Roma e dintorni la deve ai numerosi incontri che, con uno zelo che ai più ingenui era parso mosso da mere ragioni divulgative, ha fatto negli scorsi per presentare il suo ultimo libro. Quello scritto con Elio Lannutti, il senatore grillino autore del tweet antisemita sui “savi di Sion” e Franco Fracassi, giornalista complottista di cui la Alterio si dice “grande estimatrice”, condividendone evidentemente tutte le tesi cospirazioniste: dall’attentato dell’11 settembre organizzato dalla Cia e dal Mossad, al patto segreto tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta, Nato e al Qaeda che starebbe alla base della mancanza di attentati terroristici di matrice islamica in Italia. La Alterio, giornalista napoletana con trascorsi in Rai e Mediaset, ha infine trovato la notorietà nella cerchia assai vasta dei complottisti del web scrivendo libri sulla “Guerra silenziosa” – quella che la Germania, “che ha perso due conflitti mondiali, sta vincendo con la potente arma dell’euro” e con la complicità dell’“oligarchia dei burocrati di Bruxelles guidati da potenti lobby delle multinazionali” – e sul “Colpo di stato” perpetrato ai danni della Grecia: “Finanza, multinazionali e tecnocrati di Bruxelles vanno a braccetto, appoggiandosi l’un l'altro, poiché l’uno non può vivere e guadagnare senza l'altro. Sarà l'Italia il prossimo obiettivo del Sistema?”, si domandavano la Alterio e Fracassi nel settembre del 2018, a Palazzo Madama, elogiati dallo stato maggiore del M5s mobilitatosi per la presentazione del volume: dall’attuale presidente dell’Antimafia Nicola Morra a quello in pectore della commissione d’inchiesta sulle banche Gianluigi Paragone, dal presidente della commissione Bilancio Daniele Pesco al questore Laura Bottici, ora in prima linea nella lotta sulla proprietà dell’oro della Banca d’Italia insieme al leghista Alberto Bganai, pure lui tra i cantori delle fatiche saggistiche di Alterio e Fracassi. L’ultimo libro, quello sul “disastroso processo delle privatizzazioni” in Italia e non solo, è stato invece presentato, sempre al Senato, lo scorso gennaio, in un convegno durante il quale la Alterio, tra un riferimento al panfilo Britannia e uno al furto della sovranità monetaria, è sembrata già anticipare la sua idea di riforma della politica comunitaria dell’Italia: “Serve una alleanza – ha sentenziato – tra pesi del sud Europa, per un nuovo umanesimo mediterraneo” da contrapporre alla alleanza tra Francia e Germania.

 

A pubblicazioni più o meno clandestine deve la sua fama nel sottobosco grillino anche Salvatore Lantino (foto a sinistra), avvocato sessantenne nativo di Ragusa ma emiliano di adozione, grande amico del leader bolognese Max Bugani, promosso da Luigi DI Maio nello staff di Palazzo Chigi. Si vanta di avere scritto “il libro probabilmente più venduto in Italia sugli aspetti legali e tributari delle acquisizioni di aziende e società”, di cui però perfino gli addetti ai lavori ignorano il titolo e la fortuna. “Tributarista, fiscalista, economista, il massimo esperto del Movimento”, lo definisce Gabriele Betti, amico intimo di Beppe Grillo e capobastone emiliano del M5s. E Lantino, forse per non deludere la stima che vari eletti dei cinque stelle – dalla deputata Carla Ruocco all’europarlamentare Tiziana Beghin – nutrono per lui, quando viene invitato a parlare negli incontri organizzati dai militanti locali ama fregiarsi del titolo di “docente universitario”, senza specificare meglio. “Sono stato Professore a contratto di Fiscalità internazionale all’Università di Bologna”, precisa sul suo curriculum caricato su Rousseau: ma alla segreteria dell’Alma Mater, contattata dalFoglio, non risulta alcun Lantino nella lista dei docenti presenti e passati. Gli attivisti emiliani, in ogni caso, se lo ricordano rimpiangere la lira e le svalutazioni di inizi anni Novanta e predicare l’approdo a “monete alternative” quando, nel 2015, partecipava agli eventi per la raccolta di firme in favore dell’uscita dall’euro. Cosa pensi dell’Unione europea, del resto, Lantino lo ha chiarito nel marzo del 2017, in occasione del sessantesimo anniversario del trattato di Roma: “La verità è che questa Europa ‘unita’ – scriveva su Facebook – serve solo ai nuovi barbari e ai predatori del ventunesimo secolo (che combattono in cravatta, hanno come arma un tablet e si chiamano ‘Finanza’) per portarsi via quello che c'è di buono in Europa e poi lasciarla desertificata a un futuro di fame e di miseria”.