Giarrusso ci riprova e stavolta ha dalla sua i bollini di qualità grillina

David Allegranti

L’ex iena si candida alle europarlamentarie in nome dell’onestà

Roma. A volte ri-ritornano. E’ il caso del grillino Dino Riccardo Maria Giarrusso, per tutti solo Dino, che ci prova di nuovo dopo la mancata elezione alle Politiche dell’anno scorso e il successivo ripescaggio in quota trombati (prima come capo della comunicazione del gruppo M5s in regione Lazio e poi come cacciatore di anomalie nei concorsi universitari per conto del Miur). Questa volta l’impresa è due volte complicata, perché Dino il grillino, che spera di sbarcare in Europa, dovrà affrontare la temibile selezione del partito di Beppe Grillo alle europarlamentarie, quelle con il bollino di qualità per identificare i meriti dell’aspirante parlamentare. In più, qualora ce la facesse, Giarrusso dovrebbe farsi largo nel grande mercato delle preferenze. Intanto però l’ex “iena” ha dalla sua ben 5 “bollini” di qualità su 9, tra cui quello per aver “partecipato ad almeno un evento Open Day Rousseau o Villaggio Rousseau”. Non manca poi il bollino per aver svolto “esperienze lavorative di eccellenza”. Questi bollini, come già spiegato sul Foglio di ieri, servono a riconoscere i presunti meriti dei candidati alle europarlamentarie. Più ne hai, più sei riconoscibile nella sterminata lista di aspiranti al potere (2.600 in tutta Italia). Naturalmente, aver partecipato al lavaggio del cervello in qualche campo scuola della Casaleggio Associati ti fa partire avvantaggiato.

     

Giarrusso ci tiene a far sapere di essere stato sempre più grillino di tutti; prima e meglio degli altri. Lo dice fin dalle prime righe di presentazione nella sua candidatura su Rousseau: per lui le Iene altro non sono che la prosecuzione (o l’anticipazione) del grillismo con altri mezzi. “Ho fatto Le Iene per anni, e benché avessi un grande successo di pubblico, un lavoro di enorme soddisfazione, ottimo stipendio e visibilità, ho scelto di lasciare tutto per abbracciare l’impegno politico col Movimento 5 stelle, scelta della quale sono profondamente orgoglioso”. Per questo, dice Dino il grillino nella sua autopresentazione su Rousseau, “mi batto come un leone in tv ogni qualvolta vengo chiamato a scontrarmi con opinionisti che dipingono come il male assoluto sia il M5s che il governo, il primo governo che si sta davvero occupando del popolo e dei più deboli. Ho molto studiato, e ne vado fiero, ho insegnato all’università, ho alte competenze nei settori della comunicazione, del cinema, della tv, del giornalismo e della formazione universitaria. Un dato su tutti: i miei servizi alle Iene hanno avuto complessivamente oltre 250 milioni di spettatori (e che è, il video di Despacito su YouTube? ndr), i film e le fiction cui ho lavorato, oltre 80 milioni di spettatori”.

    

Sicché, dice Dino il grillino, “proprio le mie competenze e le mie esperienze lavorative, mi hanno portato ad entrare nel Movimento dopo averlo seguito da sfegatato simpatizzante per anni. Avendo infatti indagato ‘da iena’ sul marciume che per anni ha governato l’Italia, ho capito che sarebbe stato giusto provare a cambiarlo non solo raccontandolo in tv, ma incidendo direttamente sull’amministrazione di una nazione meravigliosa ma ammorbata da ipocrisia, clientele, corruzione talmente diffusa da apparire a moltissimi quale ‘normalità’. No, non è la normalità, non è normale ed è un male drammatico che penalizza le nostre vite, le nostre splendide potenzialità”. Il manifesto politico di Dino il grillino è dunque chiaro: “Dobbiamo batterci tutti insieme perché avvenga un cambiamento concreto e culturale, perché cambi la mentalità di chi vive in catene senza nemmeno saperlo, perché diventi ‘normale’ e di moda l’onestà, perché una buona politica educhi il cittadino al bene pubblico e al rispetto delle regole, portando enormi benefici a tutti noi e ai nostri figli”. Normalità è infatti lapidare in pubblica piazza un regista presentandolo come un molestatore e fregarsene dell’archiviazione delle accuse. Anche per questo, d’altronde, c’è il bollino del M5s.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.