“La foto di Narni è l'espressione di un'unità d'intenti”, ci dice D'Uva

Valerio Valentini

Parla il questore della Camera del M5s. “L’Umbria è un laboratorio, ma ogni elezione ha una storia a sé. Il Pd ci rispetta”

Roma. Questo solo, per ora, si sente di dire. “Non è certo un semplice cartello elettorale”. No, la “foto di Narni”, per Francesco D’Uva, “è qualcosa di più”. Sono le fondamenta di un’alleanza strutturale? E allora il questore grillino, già capogruppo del M5s alla Camera, prende fiato, argomenta. “Direi che è presto per dirlo. Ma se guardo questa foto, quello che innanzitutto mi colpisce è la presenza di Giuseppe Conte. Se il senso dell’incontro fosse legato soltanto alle regionali umbre di domenica, allora il premier non sarebbe stato necessario. E’ chiaro che c’è un investimento da parte del governo, su questo esperimento”. E allora ecco che quella foto assume, a suo modo, un valore che va al di là del sostegno al candidato civico Vincenzo Bianconi. “E’ un tassello importante di un quadro più ampio: richiama a una unità d’intenti per il bene dei cittadini di cui questo governo è espressione”. 

 

Manca Matteo Renzi, però. “Non si sono sentiti coinvolti, gli esponenti di Italia viva, forse perché non hanno avuto il tempo e il modo di organizzarsi per questa elezione umbra”. Ma non è un atto di sfiducia verso la coalizione di governo? “La fiducia si dà nelle Aule parlamentari, non nelle foto. Mercoledì, al Senato, i voti a favore del governo sono stati 168”.
E però non ci vuole un occhio troppo acuto per notare una certa diversità, nell’atteggiamento e forse perfino nella postura dei protagonisti di quel quadretto: entusiasti Roberto Speranza e Nicola Zingaretti, più guardingo Conte, quasi imbarazzato Di Maio. “E’ normale che il Pd – risponde D’Uva, cogliendo l’allusione – sia più determinato, nel perseguire questa alleanza. Quello guidato da Zingaretti è un partito storicamente governista, che pratica da anni l’esperienza delle alleanze, anche con soggetti diversi, per garantirsi la vittoria. Noi del M5s siamo inevitabilmente più prudenti, perché alle alleanze non siamo affatto abituati. Anzi, abbiamo sempre rivendicato la nostra autonomia, la nostra diversità. Per il Pd è la prima volta col M5s, per noi è la prima volta in assoluto con qualcun altro”, dice il 32enne deputato di Messina, quasi relegando in una parentesi già dimenticata i quattordici mesi di grilloleghismo. “Devo però dire – aggiunge – che sto apprezzando il modo in cui il Pd sta accompagnando questo processo, nel pieno rispetto dei nostri tempi e dei nostri metodi, e anche delle nostre cautele”.

 

Un percorso, in ogni caso, che non è irreversibile. “L’Umbria è un laboratorio, certo, anche per il futuro. Ma non c’è alcun automatismo: non ce lo prescrive il medico di presentarci a tutte le prossime scadenze elettorali insieme al Pd. Lo faremo solo se ci saranno le condizioni, sapendo che ogni territorio ha la sua storia e le sue esigenze, e ogni voto è diverso dall’altro”. Dunque, in Emilia? “In Emilia credo che dovranno essere in primo luogo i nostri portavoce emiliani, a esprimersi. Non me la sento di dare dei giudizi su una realtà che non conosco nel profondo”.
L’impressione, però, è che Conte spinga più di Di Maio, per cementare questo nuovo centrosinistra demogrillino. “Io, questo dualismo tra il premier e Luigi, non riesco proprio a vederlo”, nega D’Uva. “Conte ricopre un incarico istituzionale che gli conferisce grande autorevolezza, ma la sua è una figura terza. Quando è intervenuto alla nostra festa di Napoli, ha detto: ‘Voi del M5s’. Una presa di distanza che è al contempo la conferma del suo rispetto nei nostri confronti. La leadership del Movimento è rivestita dal capo politico, che è Di Maio. E, in tutta onestà, non credo neppure che conte abbia interesse, a contendergliela”.