A chi piace quota 100

Valerio Valentini

Di Piazza, sottosegretario al Lavoro: “C’è un asse Pd-M5s per difenderla. A rischio la tenuta sociale del paese”

Roma. La risposta è categorica. “Non esiste. Oggi non si può abolire quota 100, sarebbe da irresponsabili”. Steni Di Piazza risponde con la voce di chi, pur non perdendo il buonumore, sente un po’ l’ansia di dover difendere il fortino assediato, in quel ministero del Lavoro dove il senatore grillino ricopre il ruolo di sottosegretario. “Matteo Renzi fa politica, ci sta. Ma le proposte vanno discusse insieme e condivise nell’ambito di una coalizione di governo. E su questo, meglio essere chiari: esiste un fronte comune tra Pd e M5s per evitare che si compia questo errore”.

 

L’errore, ovviamente, risiederebbe nell’idea propugnata da Italia viva. “Quota 100 – spiega Di Piazza – è una misura sperimentale che dura tre anni: perché abolirla prima del 2021?”. Perché, ad esempio, costa molti soldi: sopprimendola si risparmierebbero circa 750 milioni nel 2020, e almeno 3 miliardi l’anno successivo. “Ma l’intero governo perderebbe di credibilità. Cosa diciamo, ai nostri cittadini: ‘Scusate, abbiamo scherzato’?”.

 

 

Ma a varare quota 100 è stato un esecutivo diverso da quello attuale. “Diverso solo in parte, perché il M5s rivendica quella misura”. Con buona pace della tanto invocata discontinuità. “Suvvia, non è da paese serio cambiare leggi in continuazione: con quota 100 abbiamo creato delle aspettative, tanti lavoratori hanno già pianificato il loro futuro da pensionati. Se ora deludiamo queste speranze, si rischiano dei problemi drammatici di tenuta sociale del paese. E si spinge di nuovo il paese nel baratro della Fornero, magari col rischio di un nuovo ‘caso esodati’”.

 

Ma c’è anche il rischio del “mega scalone” nel 2022, con la solita rincorsa a nuove salvaguardie. “A me pare che si stia diffondendo un eccessivo allarmismo, intorno allo scalone. Questo governo si è dato, come prospettiva, quella di arrivare a fine legislatura: il che significa che avremo il tempo di impegnarci per trovare una soluzione”.

 

 

Ma perché insistere nell’esperimento, se quota 100 ha già dimostrato la sua scarsa efficacia? “Non è così”, corregge Di Piazza. “C’è stata ad esempio una significativa diminuzione della disoccupazione dovuta a quota 100”. Il turn over a dire il vero non ha funzionato: questo ormai è acclarato. Puntavate a tre nuovi posti di lavoro per ogni prepensionamento, e invece è stato un fallimento. “D’accordo, il turn over sperato non c’è stato. Però quota 100 si è rivelata uno straordinario stimolo dal punto di vista psicologico, soprattutto per i giovani che hanno visto liberarsi migliaia di posti”. Se l’obiettivo è quello di favorire i giovani, allora a maggior ragione quota 100 risulta una misura dannosa. “Lo vedremo al termine dell’esperimento, nel 2021”.

 

Anche la Commissione europea ha sempre visto negativamente questa riforma. Abolirla non sarebbe un segnale di distensione verso Bruxelles, magari per ottenere qualche margine di spesa (produttiva) in più? “Anche l’Europa sa che non si può cambiare in continuazione nel campo della legislazione previdenziale. Si rischia, ripeto, la tenuta sociale dei paesi”.

 

E sulla tenuta della coalizione, invece? Beppe Grillo spinge per un’alleanza organica col Pd. “Credo che sia ancora presto, per parlare di un nuovo ‘Ulivo’. Partiamo da un’alleanza civica in Umbria, intanto, e magari poi sperimentiamola anche nelle amministrative, in tanti comuni dove insieme si può fare bene. Il tempo ci dirà se questa intesa funziona: se son rose fioriranno. Dal punto di vista personale, posso dire che con la mia collega sottosegretario del Pd, Francesca Puglisi, lavoro benissimo. E non a caso siamo entrambi contrari, e insieme a noi anche il ministro Catalfo, all’abolizione di quota 100”.