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Come evitare un governo che usi l’ambiente come placebo

Combattere la fuffa del plastic free concentrandosi su tre temi: energia, trasporti e rifiuti. Guida anti cialtronismo

14 Settembre 2019 alle 06:14

Come evitare un governo che usi l’ambiente come placebo

Il sindaco di Milano Beppe Sala e il cantante Marco Mengoni distribuiscono borracce agli alunni delle scuole milanesi (foto Facebook)

Cercherò di assecondare il nuovo clima politico e, per quanto possibile, prenderò quindi sul serio due cose. La prima è il punto relativo all’ambiente contenuto nel programma del nuovo governo. Dove si parla di un “Green New Deal”, che dovrebbe coinvolgere tutte le diverse attività e settori nei competenza del Governo rosso giallo. La seconda, faccio uno sforzo, il recente video di Beppe Grillo, che invita a guardare con ottimismo al futuro. Essendo io membro fondatore di un’Associazione che si chiama “Ottimisti e Razionali” come potrei fare diversamente? Quindi parto da qui. Ma proprio il video di Grillo è sintomatico dello sdoppiamento di personalità, non solo suo, ma di tutto il M5s e di buona parte del movimento ambientalista. Come si può non essere d’accordo con Grillo quando ci sciorina le immense possibilità che l’ennesima rivoluzione tecnologica ci promette. Nanotecnologie, biotecnologie, robotica, information tecnology, ingegneria genetica…. Ma nonostante il passato ci abbia portato tanti doni e il futuro appaia ancor più promettente il catastrofismo è la forma dominante di un certo pensiero ambientalista. Come quindi non entusiasmarsi con Beppe quando cita il grafene, materiale miracoloso a due dimensioni, che filtrerà l’acqua del mare, rendendola potabile e ponendo fine ad una storica penuria dell’umanità? Solo che Beppe dovrebbe decidersi. Stufo del dibattito sulla Tav ci prospetta un mondo di là da venire con camion a idrogeno e senza autisti. Preoccupato della fame nel mondo ci dice che la soluzione sta negli orti “aerei”. Nel frattempo in attesa del sol dell’avvenire noi vorremmo restare terra a terra. Mentre attendiamo i camion ad idrogeno la Tav si fa o non si fa? Mentre aspettiamo gli orti aerei riteniamo ancora che la Xylella sia un complotto delle multinazionali oppure ammettiamo che esiste e agiamo di conseguenza? E gli Ogm sono un altro strumento di dominio o una straordinaria possibilità di miglioramento di molte specie vegetali? Mentre aspettiamo di filtrare gli oceani con il grafene, il cui difetto principale è che per il momento ha costi di produzione elevatissimi, costruiamo magari qualche dissalatore oppure no perché modifica gli equilibri dei mari? Ma questo sdoppiamento della personalità risolto furbescamente ignorando il presente e immaginando un futuro possibile, ma piuttosto lontano, non è solo di Grillo. Pigliamo per esempio la questione rifiuti. A chi fa osservare al ministro Costa che senza inceneritori sarà difficile chiudere il ciclo dei rifiuti viene risposto che fra poco non ce ne sarà più bisogno visto che tutto diventerà riciclabile. Affermazione audace che ignora la fisica dei materiali e la seconda legge della termodinamica. Ma sopratutto ignora il problema che io chiamo del “nel frattempo”. Nel frattempo, un frattempo che dura talvolta decenni, quelli futuri e quali sprecati in passato, che facciamo? Paghiamo per portare i rifiuti all’estero, li consegnamo di fatto alle mafie clandestine o agiamo? Perché inoltre questo luddismo tecnologico che Grillo e i grillini hanno diffuso a piene mani ha travolto molte cose. Così, sempre per quanto riguarda i rifiuti, il luddismo non attacca solo gli inceneritori, ma tutti, proprio tutti gli impianti di trattamento e smaltimento, ivi compresi gli impianti di riciclaggio. 

 


Catastrofismo, creazione di capri espiatori, posticipazione a un futuro improbabile e lontano delle soluzioni sono i vizi di cui ci si dovrebbe liberare. Come evitare che populismo grillino si sposi con una cultura anti industriale presente in un pezzo del Pd, magari arrivando ad amplificarla 


 

Torniamo allora al “Green New Deal”. Che cosa dobbiamo attenderci? Una riproposizione in salsa rossogialla della decrescita felice, condita con un po’ di luddismo tecnologico o uno sforzo serio di sposare l’ambiente con la modernità e l’innovazione tecnologica? Quella che si può fare oggi, nel “frattempo”. Fino a oggi le politiche ambientali italiane non sono state entusiasmanti. Hanno dato più lavoro agli avvocati che ai fisici, ai biologi, agli ingegneri. Si sono spesso nutrite di capri espiatori da mostrare come trofei all’opinione pubblica. Pigliamo per esempio una campagna come quella denominate “plastic free”. Che non è altro che una campagna più o meno condivisibile contro “l’usa e getta”. Ma fa più sexy chiamarla plastic free, mentre si usa un telefono di plastica, un pc di plastica, una fotocopiatrice di plastica, un tavolo di plastica e si indossano occhiali di plastica e vestiti con fibre sintetiche. E i nostri figli giocano con giocattoli tutti di plastica. Più tutto il resto. Campagne di distrazione di massa, le chiamerei, mentre molte città affondano nei rifiuti. Queste sono politiche ambientali “placebo”. Ottime per curare i sensi di colpa dell’homo metropolitanus”, che, come ben spiegò Michael Crichton, anziché andare in chiesa la domenica va al ristorante biologico. La notte spegne tutti i led dei televisori e dei computer e poi la mattina, solo avviando il motore della sua automobile, consuma tutta l’energia che ha risparmiato nottetempo.

 

L’impostazione prevalente oltre che spesso velleitaria è di tipo punitivo / repressivo. Sui giornali italiani è stato celebrato per anni il processo al Grande Inquinatore, nella figura del proprietario della discarica di Malagrotta. Salvo poi doverne constatare la completa assoluzione e addirittura la dichiarazione della Corte giudicante che ha sostenuto che l’accusato agiva a favore dell’interesse pubblico. Dopo di che Roma si trovata nuda di fonte ai propri rifiuti e pietisce con grande coerenza gli inceneritori del nord perché li accolgano. Catastrofismo, creazione di capri espiatori, posticipazione a un futuro improbabile e lontano delle soluzioni sono i vizi di cui ci si dovrebbe liberare.

 

Poi c’è il Pd. Pigliamo la vicenda Tav. La posizione dei 5 stelle nello scorso governo ha provocato una netta presa di posizione del Pd, grazie soprattutto a Chiamparino, a favore della Tav. Ma chi ha la memoria un po’ più lunga ricorda perfettamente che le opposizioni alla Tav non sono nate con i 5 Stelle. Sono nate nel Pd. Molte amministrazioni di centrosinistra sposano tranquillamente le posizioni dei Comitati del No (“tu mi capisci, io sarei favorevole a quell’impianto, ma devo occupare lo spazio politico”). Il punto più basso è stato il referendum sull’acqua pubblica. In tutto il centro nord italiano l’acqua è gestita da società di diritto privato, spesso quotate in borsa, anche se con azionisti pubblici di riferimento. L’acqua è abbondante, costa poco e si fanno investimenti consistenti soprattutto sul lato depurazione dove ancora la dotazione impiantistica è insufficiente. Paragonate questa situazione con quel dove l’azionista è invece interamente pubblico (centro sud) e vi domanderete perché dobbiamo scardinare una delle poche riforme che ha prodotto un miglioramento del sistema. Ma l’acqua pubblica, cioè il ritorno a una proprietà interamente pubblica, perché per il resto c’è poco da fare visto che l’acqua è già pubblica e le tariffe sono regolate da un’Autorità pubblica, è uno dei punti qualificanti del programma di governo. Il timore che il neo populismo 5S si sposi amplificandola alla cultura anti industriale purtroppo presente anche nel Pd è quasi una certezza. Ma le politiche ambientali si giocano fondamentalmente in tre settori: energia, trasporti e rifiuti. Per l’energia ci potremmo anche essere. Fondamentalmente è stato definito un quadro di transizione energetica basato sul combinato disposto gas / rinnovabili con una graduale uscita dal carbone. Purché si abbia presente che tutta Europa spende oggi circa 60 miliardi di incentivi all'anno per sostenere le rinnovabili (anche se però pare non bastino visto che ogni anno si aggiunge qualche centinaio di milioni), che importiamo quasi tutto il petrolio e il gas che ci servono, che le emissioni di CO2 di tutta Europa pesano per solo il 10 per cento del totale mondiale, he i giochi veri si fanno in Cina, negli Usa e in India, che l’Europa e l’Italia non sono riuscite a costruire una sola filiera industriale in tutto il settore per cui importiamo allegramente soprattutto dalla Cina e che l’efficienza energetica, che consente risultati per unità di investimento nettamente migliori, continua a essere trascurata.

 

Per i trasporti la sfida sta nel conciliare crescita economica e ammodernamento delle infrastrutture. Liberare le strade dalle congestioni per esempio fa risparmiare emissioni. Non il contrario. Elettrificare i trasporti significa innanzitutto seguire il modello Milano e Firenze. Metropolitane e Tranvie, a seconda delle dimensioni delle città e dei fattori di carico.

 

Per quanto infine riguarda i rifiuti c’è solo una cosa da fare. Colmare il gap fra produzione di rifiuti e capacità nazionale di trattamento. In ogni settore e con ogni tecnologia. Servono impianti di riciclaggio, tanti, servono discariche e serve anche qualche termovalorizzatore (inceneritore), soprattutto nel centro sud. Servono 10 miliardi di investimenti, che genererebbero migliaia di posti di lavoro e serve avere procedure autorizzati non secolari. Può sembrare l’ennesima invocazione retorica ma senza un coordinamento centrale, una cabina di regia si dice di solito, sarà difficile imprimere una direzione di marcia che funzioni e sia efficace. Probabilmente, temo, invece si approfondiranno i difetti del passato. Obiettivi sempre più ambizioni, ma irraggiungibili. Mai un bilancio di efficacia delle politiche adottate. Tanti placebo per tranquillizzare le nostre occidentali coscienze e un po’ di capri espiatori da dare in pasto all’opinione pubblica. Ma noi “nel frattempo” incrociamo le dita.

Chicco Testa

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