Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Chi sono i navigator che guidano Di Maio nei corridoi della Farnesina

Francesco Maselli

Fortunatamente l’Italia può mettere a disposizione del ministro un apparato di tutto rispetto. Il capo di gabinetto è l’ex ambasciatore a Pechino

Roma. Luigi Di Maio, nelle sue prime settimane alla Farnesina, dovrà colmare in fretta la sua scarsa conoscenza degli affari internazionali, e mostrare più passione per le questioni globali rispetto a quanto fatto finora, come notato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, sorpresa per la “scelta inusuale” di un politico, appunto, “poco interessato” alla materia di cui si dovrà occupare. Fortunatamente l’Italia può mettere a disposizione del ministro un apparato di tutto rispetto, che potrà aiutarlo, se lo desidera, nel suo lavoro. “I diplomatici lavorano per presentare al ministro delle opzioni di politica estera che egli porterà a sua volta di fronte al presidente del Consiglio e al Consiglio dei ministri. La scelta di ‘pesare’ politicamente poi spetta a lui e soltanto a lui”, ci spiega una nostra fonte. In questo senso, il rapporto con Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina con una lunga carriera interna al ministero, sarà centrale per il ministro.

 

Sarà lei che lavorerà per difendere, se così si può dire, le idee che nascono all’interno della struttura di fronte al ministro Di Maio, che poi prenderà le sue scelte. Sarà bene che il capo politico dei 5 stelle, oltre a imparare l’inglese, trovi anche del tempo per studiare i dossier e aggiornarsi sulle posizioni storiche dell’Italia. La nomina più rilevante che compie un nuovo ministro degli Esteri è quella di capo di gabinetto, uomo di fiducia e “ufficiale di collegamento” tra le decisioni politiche e la macchina amministrativa. Per questo ruolo Luigi Di Maio ha scelto Ettore Sequi, attuale ambasciatore italiano a Pechino, uomo decisivo nella scelta di aderire alla nuova via della seta, insieme a Michele Geraci, ex sottosegretario al Mise in quota Lega, ma molto più legato alla strategia dei 5 Stelle. A questo dovrebbe aggiungersi, come sembra, la conferma di Manlio Di Stefano al posto di sottosegretario con delega all’Asia. Va detto che il governo Conte bis, nel suo primo consiglio dei ministri, ha attivato l’esercizio della golden power per gli accordi tra l’azienda cinese Huawei e WindTre.

 

In ogni caso è da questa figura che passano i rapporti con il personale diplomatico, che non è solito risparmiare critiche ai ministri che giudica poco attivi o poco capaci: l’ex ministro Enzo Moavero non è mai stato particolarmente apprezzato alla Farnesina, veniva descritto come poco interessato a dossier fondamentali e soprattutto troppo fermo a Roma. I viaggi all’estero sono un’attività importantissima, perché le relazioni personali con i leader stranieri, soprattutto quelli dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sono decisive per raggiungere risultati tangibili. Il capo di gabinetto Sequi si troverà quindi a mediare tra le richieste del ministero, che spinge tradizionalmente per un ministro molto mobile, e le naturali resistenze di Luigi Di Maio, che è e resterà un leader di primo piano in termini di politica interna. 

 

Il ministro lavorerà a stretto contatto con il direttore generale degli affari politici, Sebastiano Cardi, che occupa un ruolo centrale nella gestione quotidiana del ministero. Come si può notare dal discorso di insediamento di Di Maio, il nuovo ministro intende occuparsi della “promozione del Made in Italy nel mondo e dell’internazionalizzazione del sistema economico italiano”. Proprio per questo è probabile che proverà a costruire un rapporto privilegiato con il direttore generale della promozione sistema paese, quantomeno per un senso di continuità con il suo ruolo precedente: Di Maio è stato ministro per lo sviluppo economico, è quindi naturale che voglia continuare a dare questo taglio alla sua esperienza di governo. Capo della direzione è Vincenzo De Luca, che però lascerà a breve l’incarico: al suo posto arriverà Vincenzo Angeloni, ambasciatore a New Delhi.

 

Un tema importante, nell’avventura di Di Maio alla Farnesina, saranno poi i rapporti tra il suo staff comunicativo e l’ufficio stampa istituzionale del ministero. Alla cerimonia di insediamento, il leader del Movimento 5 stelle si è presentato con una troupe di 8 persone per girare video e presentare al meglio il suo nuovo incarico sui social. Ai diplomatici italiani non piace che si faccia troppo rumore, bisogna capire se saranno in grado di spiegarlo al loro nuovo capo.

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