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Ridare a Salvini il suo modesto vero nome

Sfuma sui social, prepara gli scatoloni e viene processato alla Tina Pica da Trump. Ci vorrà tempo per digerirlo del tutto ma intanto accontentiamoci di registrare il salvinismo come una variante di ex successo del melonismo. Sentite che brezza?

28 Agosto 2019 alle 06:16

Ridare a Salvini il suo modesto vero nome

Matteo Salvini (foto LaPresse)

La buona letteratura, anche quella insensata di Paolo Nori, ha una potenza di fuoco dissimulata ma ineguagliabile. Ieri Nori ha raccontato qui il suo secondo viaggio in Russia, fatale. Una storia di magnifico nullismo, molto oltre il minimalismo, e di allusioni elegiache, aperta da un incipit che è un commento perfetto al primo viaggio italiano nel trucismo, durato un anno e mezzo, che non è poco. Scrive Nori: “La penultima volta che ho letto Anna Karenina ho avuto l’impressione che Tolstoi dicesse che le persone che frequentiamo sono come dei pianeti, e determinano le nostre orbite. E mi è tornato in mente un libro di uno scrittore francese contemporaneo, che diceva che ci sono dei momenti, nella tua vita, che una persona sparisce, la tua fidanzata ti lascia e tu, da un lato stai malissimo, dall’altro lato succede, all’improvviso, che il mondo si ripopola. Una persona sparisce e il mondo si ripopola. Perché tu hai cambiato orbita”.

  

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Il Truce è sparito (da oggi posso tornare a chiamarlo banalmente Salvini o Matteo), abita le pagine interne dei giornali, sfuma sui social dove è fomite di noia dopo tanta gioia procurata alla massa rincretinita che lo ammirava, sta facendo gli scatoloni per lasciare il Viminale a qualche zingaraccio giallorosso, ammorba di sopore conferenze stampa in giacca e cravatta e ha smesso di chiedere pieni poteri, si accontenterebbe di conservare il suo posto di non lavoro, si prepara a fronteggiare la brava gente della Lega che voleva meno tasse e più infrastrutture ma non a torso nudo, ripete la tonteria del ribaltone, lui che ha fatto il ribaltone numero tre o quattro a Berlusconi mollandolo per unire il suo brillante 17 per cento al 32 dei grillozzi, e facendolo contare il doppio o il triplo nella fogna di Facebook e di Instagram: sarà inseguito per gli acquisti dai vucumprà sulla via maestra del voto popolare a ripetizione e senza giustificazione, visto che morto un governo se ne fa un altro, e il voto alla carta, su ordinazione, è un mito attivistico d’azione del mai così affollato cretinismo italiano. Giuseppi l’amerikano vola alto, dopo averlo processato con maniere alla Tina Pica, e per lui non arriva una citazione neanche da Novosibirsk, nonostante Savoinov.

 

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Lo abbiamo perduto, questo fidanzato d’Italia sprovveduto, tenutario del piccolo bordello milanomarittimo che voleva spacciarsi per una riviviscenza del più scemo mussolinismo, Pitigrilli compreso, e il mondo si ripopola, e abbiamo cambiato orbita. Trovo curioso che tanti bravi amici non sentano che bella aria nuova si respira nel nuovo spazio siderale, come l’assenza di quel governo e di quella maggioranza e sopra tutto del suo boss grintoso e padronale ma vuoto, sia una brezza purificatrice che ci asciuga del sudaticcio del cambiamento, in attesa dei pasticci, delle deludenti partitine correntizie, della solita disamministrazione italiana probabile, salvo sorprese, con un governo composto di morti e sopravvissuti, che però si fregia di essere la buona o bonaria soluzione parlamentare europea e machiavellica della ricorrente crisi italiana, qualcosa di complicato, scombiccherato, grottesco e supremamente utile. Scomparso quel tratto di scostumatezza, di trasandatezza, di falso e modesto popolareggiamento di teatro, e finita quell’aura malsana di respingimenti, nutelle, crocifissi come amuleti, caccia al negro, censimento di zingari, esaurito quel facilismo beota della sottocultura extraeuro e del cortigianesimo automatico e servo di una bella fetta di giornalisti e amministratori del giornalismo. Ci vorrà un po’ di tempo perché certi stomaci deboli e certe anime belle digeriscano quel bolo alimentare che servirà nel 2022 a una maggioranza presidenziale non ottusa. Intanto accontentiamoci di registrare il salvinismo come una variante di ex successo del melonismo.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    28 Agosto 2019 - 17:59

    Ma perchè ci impedite di andare a votare per lasciar sfogare anche gli altri sessantamilioni di italiani che combattono per risolvere quotidiani problemi esistenziali quotidiani? A noi basta una semplice crocetta da analfabeti, ma che dice tutto. Paura, èhh?...

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    • teddy

      29 Agosto 2019 - 21:13

      Si paura dell'analfabetismo che imperversa.

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  • Mario 1

    28 Agosto 2019 - 17:17

    Voi cattocomunisti cantate vittoria ,ma il Trucismo non'è finito, e vi siete presi il governo di nuovo senza i voti degli Italiani ,siete professori in queste manovre.

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    28 Agosto 2019 - 15:18

    Il fatto è che nel bel “mondo che si ripopola” dopo l’eclisse salvinina non spira alcuna “brezza”. Io, almeno, questa brezza proprio non la sento. Sento, invece, addosso, il calore opprimente della solita narrazione dei “buoni”: il rituale sudario di politicamente corretto. Forse è colpa del global warming o dell’improvvisa suggestione planetaria per l’ Amazzonia che brucia (sotto il fuoco “sovranista” do Brasil, ovviamente: come se incendi e deforestazioni non fossero di casa nei paesi dei Morales e dei Maduro, per tacere del Paraguay… ma quella è roba “solidarista” e non turba) ma, sia come sia, è tanto che non sento alcuna brezza. E ne ho nostalgia: come quando il direttore-ancora-non-emerito faceva uscire questo giornale con l’annuncio della vittoria di G.W. Bush mentre i “buoni” avevano preparato i rassicuranti titoloni sul “trionfo di Kerry”. Un tornado, più che una brezza.

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  • carlo.trinchi

    28 Agosto 2019 - 14:24

    Occhio al gatto finché non è nel sacco.

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