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Raddrizzarsi è già un programma

Redazione

Non servono gosplan, ma programmi minimi e buone relazioni in Europa

Come sempre nelle trattative per il governo c’è chi si indigna “per il mercimonio delle poltrone”, chi si scandalizza perché “non si parla di contenuti”, chi denuncia come il tradimento della volontà di elezioni. Vedete un po’ quello che accade a Westminster, intorno a questioni molto più serie, e ne riparliamo. O per restare in area mediterranea, alle Cortes, il Parlamento della Spagna. In realtà qualunque persona di buon senso – a meno che non sia un ultrà di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tutto lecito – deve augurarsi il contrario: non servono né decaloghi né gosplan, ma programmi minimi e pratici, e persone mediamente affidabili nei ministeri. Sono loro che creeranno e attueranno, con i fatti, il tragitto del possibile esecutivo rossogiallo, di questo “governo sbagliato per una giusta causa”.

 

La giusta causa, cioè buttare alle ortiche il sovranismo e tutti suoi orpelli, rosari compresi, e riportare l’Italia in una traiettoria occidentale ed europea, è la “svolta” per la quale vale la pena che il governo nasca. Questo serve, non le promesse di redistribuzione sociale, economia circolare e difesa della democrazia rappresentativa inizialmente enunciate da Nicola Zingaretti; ancora meno i “cambi di paradigma” di Luigi Di Maio dalla Rai alle trivelle, dagli inceneritori ai rifiuti zero. Chi vuole del resto può giudicare nei fatti le amministrazioni del Pd e dei 5s a Milano, Firenze, Bologna, Roma, Torino. Può giudicare anche il bilancio di governo grillino-leghista, che è ciò che il nuovo esecutivo deve subito raddrizzare: dalle infrastrutture al ritorno a Industria 4.0, dal taglio ragionevole delle tasse alla ritirata, anche non detta, dall’assistenzialismo e dal dirigismo nei contratti di lavoro. Oltre ad evitare l’aumento dell’Iva, anche utilizzando le nuove aperture di credito che l’Europa sembra disposta a concedere, non solo all’Italia. Ristabilire buone relazioni di vicinato con Francia e Germania dopo un anno di inconcludente conflitto permanente agitato da Lega e M5s per propaganda sarebbe già un buon inizio. Qui, come nel calcio, non è importante il modulo (o il contratto di governo), quanto il gioco semplice, i passaggi corti, e qualche gol.

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