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Zingaretti fissa altre condizioni al governo giallorosso. E manda in crisi renziani e M5s

Il segretario del Pd e Paolo Gentiloni avrebbero posto tre paletti: abolizione dei due decreti sicurezza, definizione di un accordo sulle misure da inserire nella manovra economica, no al taglio dei parlamentari

22 Agosto 2019 alle 16:06

Zingaretti fissa altre condizioni al governo giallorosso. E manda in crisi renziani e M5s

foto LaPresse

Roma. “Ci siamo ripresi in mano il nostro destino”, dice una fonte del Pd vicina al segretario Nicola Zingaretti. Il riferimento è ai tre punti “irrinunciabili” che, secondo indiscrezioni di stampa, la delegazione dei democratici avrebbe presentato al Capo dello Stato durante le consultazioni al Quirinale. Proposte che, stando a quanto raccontato, rappresenterebbero la vera base da cui partire per avviare la trattativa con i Cinque stelle per la formazione di un ipotetico governo. Ma che, essendo ben più stringenti delle cinque approvate all’unanimità dalla direzione del Pd, stanno creando il panico tra i renziani.

 

  

Zingaretti e il presidente del partito, Paolo Gentiloni, avrebbero infatti chiesto che il nuovo governo, quando e se nascerà, abolisca i due decreti sicurezza; definisca subito un accordo sulle misure che dovranno essere inserite nella manovra economica; dica no al taglio dei parlamentari. Anche questo, secondo i dem, farebbe parte del minimo sindacale per un governo di discontinuità non solo a parole. D’altronde come potrebbe il Pd al governo mantenere in vita i due principali decreti del governo felpastellato voluti da Salvini? I renziani, tuttavia, non hanno gradito e sono subito insorti. “È un tentativo rozzo di sabotaggio a firma Zingaretti-Gentiloni”, dice un renziano di peso. “Non funziona”.

 

Sul tema è poi intervenuto anche Matteo Orfini: “Lo dico a tutto il Pd: a consultazioni aperte non ci si parla con veline e contro veline. Non si fanno esegesi anonime. Non si gioca con le dichiarazioni fatte da 'fonti vicine a'. Si va al Quirinale e si parla lì. Per rispetto al Capo dello Stato, al paese. E anche a se stessi”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • emiliosisi

    23 Agosto 2019 - 10:10

    Da 5 a 3 punti irrinunciabili: ma non farebbe prima Zingaretti a porne uno solo, e cioè l'ingresso del M5S nel PD?

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  • Giovanni Attinà

    22 Agosto 2019 - 19:07

    Sì, ma Zingaretti deve scegliere su cosa vuole, vale anche per Gentiloni. A furia di porre peletti poi si rimane isolati. Se l'obiettivo è quello di fare diventare il Pd , il secondo partito non ci siamo. Qui ci vanno di mezzo gli interessi degli italiani. I decreti sicurezza , trasformati in legge, è possono non essere applicati, se la preoccupazione è la questione dei porti chiusi. Quanto alla riduzione dei parlamentari, basta poi modificare la legge elettorale e in ogni caso le riforme vanno fatte. MI piacerebbe sapere cosa vuole fare Zingaretti sulle riforme costituzionali.

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