Professor Conte le spiego dove sbaglia quando parla di Autonomia

Gianni Fava*

Il coordinatore del referendum lombardo risponde alla lettera del premier al Corriere: “Questa non è una riforma per tutta l’Italia, ma il suo esatto opposto. Nessun lombardo potrà mai accettare che il proprio orientamento possa essere disatteso”

Egregio professor Conte,

leggendo la sua lettera di stamattina al Corriere mi sento in diritto di poterLe rispondere.

 

Sono un cittadino Lombardo e faccio parte di quegli oltre 10 milioni di persone ai quali Lei si rivolge con un incipit che all’inizio della lettura aveva creato in me non poche aspettative: “Cari cittadini della Lombardia e del Veneto, ritengo doveroso rivolgere, a voi direttamente, un chiarimento”.

Bene mi sono detto. Era ora! Aspettavo (insieme ad altri milioni di lombardi) un chiarimento da tempo. E badi bene, lo aspettavo senza pregiudizi. Ma purtroppo nei contenuti della sua lettera ho trovato proprio ciò che non avrei mai voluto leggere.

 

Quando ormai quasi tre anni fa Roberto Maroni mi chiese di coordinare il referendum lombardo sull’autonomia, Le garantisco che l’esito di quella straordinaria avventura politica non era scontato.

Avevamo contro quasi tutti i soggetti istituzionali e politici, disposti ad ogni cosa pur di boicottare l’evento, e in tal senso furono tutti impegnati a fondo.

Ma avevamo dalla nostra parte i cittadini. E lo abbiamo scoperto solo dopo. I cittadini lombardi che in modo plebiscitario e ordinato hanno scelto di sostenere la nostra iniziativa nonostante il boicottaggio di molti mezzi di informazione: una campagna antidemocratica sostenuta da partiti contrari alla libertà.

 

Nonostante tutto ciò, vincemmo.

Dopo il voto per mesi, assieme a pochi altri, sono stato impegnato nel tentativo (andato a buon fine) di trovare una intesa politica tra tutte le forze del consiglio regionale su un testo che, nel rispetto del dettato costituzionale, potesse delineare il percorso di devoluzione di deleghe dallo stato centrale alle regioni virtuose che ne facevano richiesta.


In particolare nel nostro caso alla Lombardia. E’ tutto scritto, e soprattutto condiviso, da tutti.

In un paese normale nulla ci sarebbe da discutere. Ma questo purtroppo non è un paese normale e rischia di diventarne anche uno illiberale.

 

Si noti bene che l’Autonomia che vogliono e volevano i lombardi può essere trasferita solo alle regioni virtuose. Cioè a chi ha banalmente i conti in ordine e produce residuo fiscale. Peraltro tutto il lavoro di costruzione delle intese regionali che riguardavano anche gli amici di Veneto ed Emilia Romagna si era concluso prima del suo insediamento già a febbraio 2018.

Per questo ho trovato (fra le altre) incredibile la Sua affermazione per la quale “il lavoro istruttorio sin qui svolto è stato molto faticoso. Si tratta di trasferire interi blocchi di competenze, legislative e amministrative, dallo Stato alle Regioni che lo richiedono”.

 

Il suo governo non ha svolto alcun lavoro istruttorio, ha solo cercato di distruggere la volontà popolare di milioni di cittadini del Nord. Mi chiedo oggi, ad un anno e mezzo di distanza, per quale motivo nom abbiate dato corso alle intese precedenti.

Violavano forse la costituzione? No di certo. Erano tecnicamente sbagliate? Men che meno. Lei lo sa che bastava portare quel testo in aula in Parlamento per la semplice ratifica e ci saremmo risparmiati 18 mesi di inutile pantomima?

Probabilmente lo sa. Ma lei, uomo del sud, temo sia l’ennesimo presidente del Consiglio che preferisce l’assistenzialismo alla meritocrazia.

 

Tuttavia la cosa che mi inquieta più di tutte è il sospetto fondato che lei non abbia ben chiaro il concetto di autonomia. In un virgolettato sostiene: “È una riforma per tutta l’Italia, non una bandiera da sventolare”.

Ed è qui che a mio modesto avviso Lei sbaglia più di tutto. Questa autonomia non è una riforma per tutta l’Italia, ma il suo esatto opposto.

Questa riforma è un diritto di chi ha fatto meglio degli altri a rivendicare la propria specialità! Alla autonomia differenziata possono accedere solo coloro che, come le ho scritto in premessa, hanno soprattutto i conti in ordine, producono ricchezza e residuo fiscale e hanno dimostrato di saper governare i propri territori meglio di altri e in particolare meglio della Stato centrale.

 

Questo è il punto.

Nessun lombardo le chiederà l’elemosina e nessun lombardo potrà mai accettare che il proprio orientamento espresso in modo civile e democratico possa essere disatteso in maniera così irrispettosa.

I lombardi hanno chiesto allo stato di poter ottenere quello che la costituzione garantisce avendone i requisiti. Tutto quello in meno che sarà concesso sarà interpretabile come una limitazione alla libertà e una palese violazione del diritto.

Presidente Conte, ci ripensi. C’è ancora poto tempo prima che anche gli ultimi irriducibili ottimisti rinuncino a pensare che in questo paese si posano affermare seriamente i principi democratici degni di una grande civiltà occidentale.

 

*Gianni Fava, responsabile referendum Autonomia Lombardia

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