Il M5s tifa Assange, ma cosa succede se qualcuno rivela i segreti della Casaleggio?

Luciano Capone

I grillini non possono permettersi di difendere l'hacker australiano "in nome della libertà della rete e dell’informazione". Tutte le ipocrisie pentastellate, dal caso Rousseau al caso Gubello

Roma. Il primo governo, ovviamente dopo la Russia, a reagire in maniera indignata all’arresto di Julian Assange è stato quello italiano. Soprattutto per iniziativa dei suoi esponenti a 5 stelle. Dopo il blitz di Scotland Yard che, al termine di sette anni di asilo concessi dal governo di Quito, ha tirato fuori dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra il fondatore di Wikileaks, gli esponenti di governo del M5s hanno protestato in maniera decisa. “L’arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiusta privazione di libertà, è una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come WikiLeaks”, ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Il più russofilo del partito e del governo ha concluso con “Libertà per Assange”.

 

Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia si è persino messo a lavoro per chiedere, non si sa a che titolo, l’estradizione (non l’asilo) in Italia per tutelare Assange: “Ho avviato delle verifiche con la mia struttura, ma pare non ci sia alcun presupposto per l’estradizione”, ha dichiarato all’Adn Kronos. “Certo è che tappare la bocca a chi ha avuto il coraggio di far conoscere al mondo notizie scomode è un brutto segnale per la democrazia: dal Regno Unito non me lo sarei mai aspettato”, ha concluso Sibilia. L’europarlamentare Corrao ha detto che “Assange è un simbolo del giornalismo mondiale” e che violare la privacy non è reato: “Noi non abbiamo niente da nascondere”. Si è svegliato dal letargo persino Alessandro Di Battista che ha definito “sicari della libertà d’informazione” tutti coloro che “non difenderanno un patriota dell’umanità come Assange”.

 

Cos’è che non torna nella posizione del M5s? Non tanto la difesa a spada tratta di un personaggio quantomeno ambiguo come Assange, ma la diversità di comportamento rispetto a quando il M5s si è trovato dall’altra parte della barricata. Ad esempio pochi giorni fa Davide Casaleggio e tutto il M5s hanno sferrato un attacco frontale al Garante della Privacy e al Foglio, colpevole di aver diffuso la notizia dell’indagine sulle gravi inadeguatezze della piattaforma Rousseau e del suo sistema di voto non sicuro e manipolabile. Per il M5s informare i cittadini di un’indagine di un’autorità – non di un hacker – sulle gravi inadempienze del primo partito italiano non era un sacrosanto esercizio del diritto di cronaca ma un “attacco politico” (peraltro Casaleggio dovrebbe solo ringraziare il Garante per il trattamento morbido che gli ha riservato in questi anni).

 

Ma non basta. Che dire del caso Gubello? Tra pochi giorni, il 18 aprile, inizierà il processo a Luigi Gubello, alias “Evariste Galois”, il giovane studente di matematica denunciato da Casaleggio per aver svelato quanto fosse scadente la piattaforma Rousseau. Tra l’altro Gubello non è una spia al servizio di potenze occulte o straniere, ma un “white hat”, un hacker buono, che ha aiutato Casaleggio e il suo staff nella risoluzione dei gravi problemi di quel colabrodo informatico che è Rousseau. Nonostante Casaleggio fosse pienamente consapevole delle buone intenzioni del giovane studente, anziché ringraziarlo, lo ha denunciato e trattato come un criminale: “Preso l’hacker di Rousseau, adesso tocca ai mandanti”. Il M5s è libero di difendere Assange per le sue connessioni internazionali e posizioni politiche, ma non lo faccia in nome della libertà della rete e dell’informazione. È l’ultimo partito a poterselo permettere.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali