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Il M5s tifa Assange, ma cosa succede se qualcuno rivela i segreti della Casaleggio?

I grillini non possono permettersi di difendere l'hacker australiano "in nome della libertà della rete e dell’informazione". Tutte le ipocrisie pentastellate, dal caso Rousseau al caso Gubello

12 Aprile 2019 alle 19:37

Il M5s tifa Assange, ma cosa succede se qualcuno rivela i segreti della Casaleggio?

Davide Casaleggio, il proprietario della piattaforma Rousseau (Foto LaPresse)

Roma. Il primo governo, ovviamente dopo la Russia, a reagire in maniera indignata all’arresto di Julian Assange è stato quello italiano. Soprattutto per iniziativa dei suoi esponenti a 5 stelle. Dopo il blitz di Scotland Yard che, al termine di sette anni di asilo concessi dal governo di Quito, ha tirato fuori dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra il fondatore di Wikileaks, gli esponenti di governo del M5s hanno protestato in maniera decisa. “L’arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiusta privazione di libertà, è una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come WikiLeaks”, ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Il più russofilo del partito e del governo ha concluso con “Libertà per Assange”.

 

Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia si è persino messo a lavoro per chiedere, non si sa a che titolo, l’estradizione (non l’asilo) in Italia per tutelare Assange: “Ho avviato delle verifiche con la mia struttura, ma pare non ci sia alcun presupposto per l’estradizione”, ha dichiarato all’Adn Kronos. “Certo è che tappare la bocca a chi ha avuto il coraggio di far conoscere al mondo notizie scomode è un brutto segnale per la democrazia: dal Regno Unito non me lo sarei mai aspettato”, ha concluso Sibilia. L’europarlamentare Corrao ha detto che “Assange è un simbolo del giornalismo mondiale” e che violare la privacy non è reato: “Noi non abbiamo niente da nascondere”. Si è svegliato dal letargo persino Alessandro Di Battista che ha definito “sicari della libertà d’informazione” tutti coloro che “non difenderanno un patriota dell’umanità come Assange”.

Perché chi ancora elogia Assange (come il M5s) è ingenuo oppure è in malafede

Il fondatore di Wikileaks è stato arrestato a Londra dopo sette anni trascorsi nell'ambasciata dell'Ecuador

 

Cos’è che non torna nella posizione del M5s? Non tanto la difesa a spada tratta di un personaggio quantomeno ambiguo come Assange, ma la diversità di comportamento rispetto a quando il M5s si è trovato dall’altra parte della barricata. Ad esempio pochi giorni fa Davide Casaleggio e tutto il M5s hanno sferrato un attacco frontale al Garante della Privacy e al Foglio, colpevole di aver diffuso la notizia dell’indagine sulle gravi inadeguatezze della piattaforma Rousseau e del suo sistema di voto non sicuro e manipolabile. Per il M5s informare i cittadini di un’indagine di un’autorità – non di un hacker – sulle gravi inadempienze del primo partito italiano non era un sacrosanto esercizio del diritto di cronaca ma un “attacco politico” (peraltro Casaleggio dovrebbe solo ringraziare il Garante per il trattamento morbido che gli ha riservato in questi anni).

 

Ma non basta. Che dire del caso Gubello? Tra pochi giorni, il 18 aprile, inizierà il processo a Luigi Gubello, alias “Evariste Galois”, il giovane studente di matematica denunciato da Casaleggio per aver svelato quanto fosse scadente la piattaforma Rousseau. Tra l’altro Gubello non è una spia al servizio di potenze occulte o straniere, ma un “white hat”, un hacker buono, che ha aiutato Casaleggio e il suo staff nella risoluzione dei gravi problemi di quel colabrodo informatico che è Rousseau. Nonostante Casaleggio fosse pienamente consapevole delle buone intenzioni del giovane studente, anziché ringraziarlo, lo ha denunciato e trattato come un criminale: “Preso l’hacker di Rousseau, adesso tocca ai mandanti”. Il M5s è libero di difendere Assange per le sue connessioni internazionali e posizioni politiche, ma non lo faccia in nome della libertà della rete e dell’informazione. È l’ultimo partito a poterselo permettere.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    14 Aprile 2019 - 15:38

    Non si potranno mai confondere i servizi resi alla libertà di stampa da parte di testate come il Washington Post, da citare come esempi il Watergate e i Pentagon Papers, con atti di hackeraggio informatico o cyber crimes , come quelli commessi da Julian Assange o da Snowden. Se è vero che la "democrazia muore nell'oscurità", bisogna avere il coraggio di scrivere, nero su bianco, con citazione di fonti sicure, la verità su ciò che accade nel mondo e in Italia a livello di pirateria informatica, come ha fatto un giornalista del Foglio.

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  • branzanti

    12 Aprile 2019 - 20:40

    L'unica cosa degna di nota dei ridicoli ragli difensivi dei grulllini (a cominciare da isterix dibba) è la condivisione con Assange (fisiognomica da viscidone e ruolo da spione di terza categoria) della condizione di lacchè striscianti di Putin. Sui problemi della piattaforma Casaleggio condivido in pieno quanto scritto da Capone.

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