La spartizione continua: ora tocca al Garante per la privacy

Luciano Capone

Il mandato di Antonello Soro è in scadenza e per salvarlo da sovranisti e casaleggini una soluzione c’è, e arriva dall’Europa

Roma. Oggi il Parlamento avrebbe dovuto votare le nomine dei componenti del Garante per la protezione dei dati personali, ma ieri la conferenza dei capigruppo del Senato ha posticipato la votazione. Il rinvio è quantomai opportuno, perché consente di fare ciò che finora non è stato fatto: individuare le persone con le competenze più adeguate per un ruolo così delicato. Al momento non è stata fatta alcuna valutazione di merito, ma tutto si è svolto all’interno dei tradizionali meccanismi di spartizione politica: l’unica cosa che si sa è che la presidenza tocca al M5s dato che alla Lega spetta quella dell’Agcom (l’Autorità per le comunicazioni). Negli ultimi anni il M5s ha avuto molti problemi dal Garante per la Privacy, che ha appurato e sanzionato numerose irregolarità sul fronte della protezione dei dati, sulla sicurezza e regolarità del sistema di voto della “piattaforma Rousseau”.

 

Secondo l’ultimo bilancio dell’Associazione Rousseau, nel 2018 le sanzioni del Garante sono costate a Davide Casaleggio 64 mila euro. Nel 2019 ne è arrivata un’altra da 50 mila euro, che aveva scatenato l’ira di Casaleggio nei confronti del Garante Antonello Soro (“è un attacco politico”) e di Luigi Di Maio (“metteremo una figura al di sopra di ogni sospetto”). La sanzione era talmente sacrosanta che poi Casaleggio ha “conciliato”, pagando immediatamente 25 mila euro (la metà) con l’impegno di rinunciare a qualsiasi ricorso. L’Authority è quindi quell’istituzione che ha svelato il bluff della democrazia (etero)diretta e le scarse competenze tecniche della Casaleggio Associati, pertanto il figlio di Gianroberto, da cui ha ereditato il controllo del partito, vuole piazzare un uomo di provata fede in posto così delicato per i suoi interessi.

 

A Camera e Senato sono pervenute circa 350 autocandidature, da cui M5s e Lega sceglieranno i quattro membri del collegio. Tra i nomi più in vista c’è Stefano Aterno, che è un penalista esperto di tecnologia, ma che ha una caratteristica particolare: ha assistito Casaleggio proprio nel procedimento del Garante. E Giuseppe Busia, attuale segretario generale del Garante, uomo di esperienza, considerato vicino al premier Giuseppe Conte con cui condivide la frequentazione del collegio di Villa Nazareth. Ci sono altri avvocati specializzati sui temi della privacy come Guido Scorza, una volta vicino a Matteo Renzi e ora a Casaleggio, o Luca Bolognini dell’Istituto italiano per la Privacy. Non mancano i giuristi tra i quali spiccano Giorgio Resta, studioso della protezione dei dati, e Vincenzo Zeno-Zencovich. In quota “sovranisti” ci sono il sottosegretario antieuropeista agli Affari europei Luciano Barra Caracciolo che, orfano di Paolo Savona, cerca un’altra poltrona, e Benedetto Ponti, il presidente di “Asimmetrie”, l’associazione no euro fondata dai leghisti Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Tra gli autocandidati l’unico con competenze informatiche è Vincenzo Ambriola, ordinario di Ingegneria del software all’Università di Pisa. Ma in realtà la presentazione del curriculum ha un valore formale, perché nessuno li ha letti. Il Parlamento non ha svolto alcuna selezione preliminare o comparazione dei curriculum, né ha richiesto audizioni, che sarebbero state utili a valutare le qualità dei candidati a ricoprire ruoli di responsabilità in un’Authority che è sempre più importante in una società digitalizzata e in cui il controllo e la gestione dei dati sono fondamentali per la vita economica, sociale e democratica. Proprio pochi giorni fa cadeva il secondo anniversario della morte di Stefano Rodotà, uno dei pionieri dello studio dei temi della protezione dei dati (già negli anni 70 scrisse “Elaboratori elettronici e controllo sociale”) e il primo Garante per la Privacy. Questo rinvio del voto potrebbe servire ad aprire una riflessione che spinga il Parlamento a scegliere una personalità di alto profilo, riconosciuta a livello internazionale, come avvenne nel caso di Rodotà. Il nome ci sarebbe pure: Giovanni Buttarelli, l’attuale Garante europeo (Gepd) che è in scadenza di mandato. Casaleggio e Di Maio non cercavano un professionista al di sopra di ogni sospetto? Eccolo.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali