Vincenzo De Luca (foto LaPresse)

De Luca a ruota libera

“Oltre il Pd c’è solo il carnevale di Viareggio. La realtà non si cambia con i tweet”, ci dice il governatore della Campania. Che ci spiega su cosa il partito democratico può confrontarsi con la Lega

Roma. Dice Vincenzo De Luca, governatore della Campania, che al momento un’alternativa allo strapotere di Matteo Salvini – l’unico che trae beneficio dal governo gialloverde – non c’è. E questo “perché ha egemonizzato il tema decisivo della sicurezza. Perché intercetta il voto moderato sottratto a Forza Italia e Cinque stelle”. Insomma, dice De Luca al Foglio, “si fa fatica a individuare un’alternativa politica credibile e praticabile”. Nemmeno il Pd che sta per trovare il suo nuovo leader è oggi un’alternativa credibile a Lega e M5s?, chiediamo all’ex sindaco di Salerno. “I nostri governi hanno avuto un merito certo”, dice De Luca.

 

“Aver rimesso sui binari del risanamento un paese arrivato sull’orlo del baratro. Ma oggi occorre lavorare e innovare, molto, sul piano del programma, del linguaggio, dell’organizzazione. Dopo una sconfitta drammatica non ho ascoltato da parte di nessuno una riflessione autocritica chiara, tale da rendere comprensibili e condivisibili le ragioni per cui si è persa metà dell’elettorato”. I due limiti più grandi, sottolinea De Luca, “sono legati a due parole: lavoro e sicurezza. Ancora oggi, incredibilmente, sono due parole assenti nel nostro linguaggio; vaghezza e imbarazzo; banalità e ideologismo. Una distanza abissale dalla gente di carne e ossa, e dai suoi tempi di vita”.

 

“La Lega in tante realtà è più partito di noi, ha più militanza
e più radicamento sociale. Interpreta in larga misura le domande
di un popolo che coltiva valori di buonsenso e di sacrificio.
Per noi è doveroso dialogare e collaborare con queste realtà
e poi combattere senza ideologismi ciò che non condividiamo”  

 

Nel Sud “avremmo dovuto proporre noi un ‘piano per il lavoro’ per duecentomila giovani. Un piano possibile, necessario e sostenibile. Ancora oggi, il nulla: la logica del new deal non ci appartiene. E sulla sicurezza permane una posizione totalmente ideologica, lontana dalla sensibilità delle persone normali. E poi, c’è il lungo elenco di questioni su cui, pezzo per pezzo, abbiamo costruito la nostra sconfitta: riforma della scuola: pubblica amministrazione; codice degli appalti; riforma delle Province; strangolamento dei Comuni. E poi il vizio del ‘riformismo dall’alto’, con atteggiamenti di supponenza e presunzione. E infine il partito, alla cui organizzazione non si lavora seriamente da 15 anni, riducendolo in qualche territorio a livelli tribali”.

 

Su molte questioni, Tav, lavoro, termovalorizzatori, le posizioni del Pd e quelle della Lega non sono così distanti. Perché, chiediamo al presidente De Luca, il tema dell’alleanza con il M5s è un tema mentre quello dell’alleanza con la Lega non lo è? Qui il governatore si ferma un secondo, poi riparte a razzo: “La Lega in tante realtà è più partito di noi, ha più militanza e più radicamento sociale. Interpreta in larga misura le domande di un popolo che coltiva valori di buonsenso e di sacrificio. Per noi è doveroso dialogare e collaborare con queste realtà. Poi però, in alcune componenti, si registra anche un senso comune che sfiora il razzismo e l’antimeridionalismo preconcetto. Qui dobbiamo combattere, senza ideologismi (la Lega è fascista…) e senza opportunismi. Dobbiamo ribadire che il tema della sicurezza ha due facce. La difesa senza imbarazzo della serenità di vita delle nostre famiglie; ma anche il rispetto permanente per i valori di uguaglianza e di solidarietà”.

 

Oggi Di Maio sarà a Pomigliano, probabilmente celebrerà il reddito di cittadinanza, vero cavallo di battaglia del M5s. De Luca che ne pensa di una misura che appare irrimediabilmente assistenzialista? “Dobbiamo guardare con rispetto alle aree di povertà e anche alla speranza di tanti giovani di trovare un aiuto. Concordo con l’aumento delle pensioni al minimo. Considero un dovere aiutare la povera gente (il Rei è stata una misura limitata ma importante)”. Il problema, dice De Luca, “è il caos in corso, le degenerazioni in atto, le idiozie truffaldine come quelle dei navigator. Il problema è creare lavoro, e offrire lavoro, che non c’è. Da questo punto di vista nelle iniziative del governo non c’è nulla. L’unica cosa seria che mi pare ci sia al Sud è il piano per il lavoro della Regione Campania: diecimila giovani da inserire nella pubblica amministrazione, dopo un anno di formazione pagato dalla regione e dopo una selezione trasparente fatta dal Formez”. Senta De Luca, il senatore Richetti dice di non voler più sostenere pubblicamente Maurizio Martina perché nel Mezzogiorno c’è lei a rappresentarlo. Si sente un peso per la mozione Martina? “Il nome da lei incautamente pronunciato conferma – anche contraddicendo le leggi dell’astrofisica – l’esistenza del vuoto assoluto”.

 

Se il Pd dovesse ritrovarsi con un leader disponibile al dialogo con i Cinque stelle, chi sarebbe l’interlocutore migliore? Fico, Di Maio o Di Battista? “Io sono convinto che dobbiamo lavorare con umiltà e rispetto a recuperare quella parte di elettorato progressista che ha guardato ai Cinque stelle. Quanto ai tre dirigenti che lei segnala, uno (onestà onestà) gode di un appartamento abusivo di 150 metri condonato per tremila euro; un altro (onestà onestà) aveva una governante cui non versava i contributi; il terzo, quello dall’attività balneare più lunga del mondo, credo avesse una quota nella società paterna che praticava il lavoro nero e non pagava le tasse (onestà onestà). Stento a credere francamente che non fosse lontano dal vero colui che con spirito profetico disse, riferendosi ai tre, che sono delle mezze pippe”.

 

Torniamo al futuro del centrosinistra. Della lista Calenda che ne pensa? “Per il centrosinistra, meno confusione si fa, meglio è. Il consenso lo si conquista con proposte convincenti e semplici, non moltiplicando le sigle”. Molti dicono che bisogna andare oltre il Pd. Condivide? “Oltre il Pd, c’è il Carnevale di Viareggio. Convinciamoci definitivamente del monito di Seneca: Tecum sunt quae fugis (sono dentro di te i mali da cui fuggi). Finiamola con i camuffamenti, gli opportunismi, le autoillusioni. Il Pd è un contenitore politico importante che va riempito di contenuti. Occorre apparire ed essere uno strumento utile per pezzi maggioritari della società italiana. Dobbiamo capire che è cambiato il mondo, il senso comune, il rapporto tra generazioni, la condizione umana. La realtà da governare è profondamente diversa anche da dieci anni fa. La nostra sfida è quella di saper proporre una società dinamica, in grado di creare ricchezza e lavoro, di tutelare la povera gente, di operare una sburocratizzazione radicale – questa è la sfida più grande – di un Paese impaludato, che frustra ogni slancio vitale”.

 

Questa, dice De Luca, “è la sfida da vincere. E per questo obiettivo occorre un partito vero, con organismi veri (una direzione di 20 persone, una segretaria autorevole, non virtuale) nei quali si svolga un dibattito libero e vero. Tutto il resto è tempo perso”. A proposito di tempo e di tempistica, lei pensa che l’arresto dei genitori di Renzi sia stato un modo per oscurare la vicenda Diciotti? “Ho espresso a Renzi la mia solidarietà. Sono vicende amarissime, che ti stracciano l’anima. Quello che si può e si deve dire, è stato detto. Affetto profondo per i genitori; convinzione sulla loro innocenza; rispetto per l’azione giudiziaria. Più nulla”.

 

Data la sua esperienza personale, è meglio andare allo scontro con la magistratura o aspettare che la giustizia faccia il suo corso? “Dobbiamo riaffermare con forza che l’autonomia della magistratura è un bene per l’Italia, non un privilegio di casta. Ciò detto, occorre una riforma profonda della giustizia, a partire dal principio che nessun potere possa essere privo di responsabilità. Ma in Italia le contraddizioni nascono dalla politica, non dalla magistratura. Si sono prodotte leggi vergognose, scritte da analfabeti, difficili da leggere e da interpretare”. C’è stata, dice De Luca, “una progressiva compressione dello stato di diritto: abuso della carcerazione preventiva; la vergogna dell’abuso d’ufficio’ previsto dalla Severino, che sta paralizzando tutti i dipendenti pubblici. Solo la vigliaccheria politica e l’opportunismo (e a cominciare dal Pd ha potuto consentire questo stato di cose, la mancata riforma della giustizia è una delle nostre responsabilità)”. Questione autonomie. Lei è in un partito che finora soprattutto al Nord ha sostenuto l’autonomia. Lei stesso ha fatto richiesta per alcune competenze. Ora dice che è un progetto pericoloso per l’unità nazionale.

 

Come mai? “Io accetto la sfida dell’efficienza, e combatto più di ogni altro il Sud della clientela e della lamentazione. Intendo interpretare il Sud del rigore spartano, dei bilanci in ordine, della trasparenza. Il dibattito sull’autonomia rafforzata è andato avanti in maniera stanca nell’indifferenza generale, per responsabilità anche nostra. Dobbiamo evitare scelte affrettate che mettono a rischio l’unità del Paese. Diamo respiro a questo dibattito, recuperiamo una dimensione storico ideale. Non è solo questione di conti e di residuo fiscale. E’ in gioco la nostra patria. Ed è in gioco il destino del Sud”. In un mondo sconvolto, dice De Luca, “troverei risibile perdersi nelle piccole logiche dei territori, mentre emergono sulla scena globale problemi enormi, rispetto ai quali anche l’Europa rischia di restare ai margini. Partiamo allora da un’operazione verità, sul rapporto Nord-Sud. Evitiamo scelte che sarebbero disastrose (scuola regionale, sistema sanitario frantumato). Riaffermiamo l’obiettivo del rilancio del Sud come interesse generale. Concordiamo sulle mille forme di sburocratizzazione possibili e necessarie. Coinvolgiamo i Comuni, evitando forme di centralismo regionale. Su queste basi tra persone oneste, possiamo trovare di sicuro un’intesa positiva”.

 

Anche nella sua regione ci sono spinte autonomiste, prendiamo De Magistris che evoca uno spirito neoborbonico e vuole Napoli città autonoma. Lei in che posizione si colloca? “Che cosa c’entra l’autonomismo con il pulcinellismo?”. Cambiamo argomento, governatore. Che impressione le fa leggere ogni giorno sui giornali episodi di razzismo? “Vanno registrati questi episodi con forte preoccupazione. Sono il frutto avvelenato della sottocultura alimentata da posizioni politiche che hanno strumentalizzato il tema decisivo della sicurezza. Occorre mettere in campo una grande campagna di formazione e informazione, combattendo per il recupero dei valori di uguaglianza e di rispetto reciproco. Mi ripugna il maestro che mette in un angolo un bambino di colore, come chi ripropone forme di antisemitismo”.

 

Impossibile avviarci alla conclusione di questa intervista con De Luca senza chiedergli come avrebbe votato in giunta per le autorizzazioni a procedere sul processo a Salvini. “Non sono convinto di come abbiamo affrontato la questione Salvini. Credo che dobbiamo imparare a combattere sempre sul piano politico, non giudiziario, per quanto difficile sia questa scelta. Non mi scandalizza la chiusura dei porti. Ma mi scandalizza il tenere a mare donne e bambini. Su questo Salvini ha torto e va combattuto. Ma non si può non vedere che quando in discussione, l i là delle vicende specifiche, il rapporto e l’equilibrio tra i poteri, occorre riflettere a fondo, e tutelare questo equilibrio”. Un’ultima questione: lei è stato uno dei primi a teorizzare la fine rapida del M5s. Pensa che gli elettorati di M5s e Lega siano vasi comunicanti? “Nei Cinque stelle c’è tutto e il suo contrario. C’è una componente qualunquistica – e nei territori perfino squadristica – che trova accettabile l’osmosi tra Cinque stelle e Lega. E vi sono poi componenti di radicalismo progressista, di utopismo, e di ingenuità con cui è utile lavorare per fare maturare occasioni di incontro. Non credo che questo movimento possa reggere così com’è. Tutte le contraddizioni stanno venendo a galla. Tutte le cialtronate di un decennio sono a nudo. Dobbiamo lavorare per un esito positivo di una crisi che tende ad approfondirsi con il passare dei mesi. Tanti stanno misurando con rabbia l’incoerenza delle decisioni prese in sede di governo. E tanti altri stanno comprendendo, finalmente, che la realtà non la si cambia con i tweet, ma con il lavoro duro e la competenza”.

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