cerca

Salvini nella trappola del Cambiamento

L’economia che non va. L’allarme del Fmi. Il caso Diciotti. La presa in giro sulla Tav. C’è una novità gustosa nel governo: Salvini è passato dall’attacco alla difesa. Perché il futuro della Lega passa da un accordo con il Quirinale per votare presto

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

7 Febbraio 2019 alle 06:23

Salvini nella trappola del cambiamento

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Nella vita del professionista del consenso arriva sempre un momento in cui il politico abituato a giocare in attacco, a muoversi sul filo del fuorigioco, a trasformare ogni tiro in un gol, si ritrova quasi senza accorgersene a fare diversi passi indietro, ad arretrare nella propria metà campo e a sostituire la tradizionale fase offensiva con una improvvisa e sgradevole fase difensiva. Quel momento si manifesta quando il professionista del consenso, arrivato al massimo della sua scalata, non riesce a...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio da dieci anni e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    07 Febbraio 2019 - 15:03

    La lega col suo leader sono nel mirino di questo giornale, ne comprendo la ragione sia per il potere detenuto, sia per il momento che la fanno volare sulle ali del vento della storia. Nulla da segnalare oltre a un tipo di politica incapace di sostenere le proprie ragioni con validi argomenti, preferendo al suo posto 'ora ti faccio vedere io'. Se si considera che nei primi cinquant'anni di storia della repubblica si sono avuti più di cinquanta governi, non sarà senza spiegazione l'influenza che un tal modo di procedere ha esercitato sulla classe politica attuale, anche quella al comando. La premessa ha un senso nel principio di causa effetto. La politica come fattore di progresso è, al momento, mera ricerca del consenso allo scopo di ritagliarsi una fetta di potere a beneficio dei propri elettori, illudendoli che il 'ora ti faccio vedere io' è politica e funziona. Evolvendo evolvendo, quale sarà il lascito del presente alle generazioni future?

    Report

    Rispondi

  • leless1960

    07 Febbraio 2019 - 13:01

    Che pacchia! Dal governo gialloverde, dove almeno la follia era palese, a un governo a guida leghista, Tertium non datur, al momentum. Dei cinque stelle abbiamo detto tutto ed è inutile qui infierire, ma di un governo che sarà pure a favore dello sviluppo, e va bene, ma che per il resto vive di propaganda becera, da un lato, e di progetti vetero leghisti spacca Paese, dall'altro, non so proprio che farmene. Visto che il PD non dà segni di vita (ma non preoccupatevi, nemmeno con l'ultimo rantolo si alleerà con i deficienti) io personalmente spero e prego che ci sia in caso di crisi l'ennesimo governo tecnico, magari con Draghi o Cottarelli.

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Febbraio 2019 - 13:01

    Da noi non esistono i fondamentali culturali e politici che possano portare alla possibilità di “governare”. Di attuare cioè concretamente il programma elettorale sui cui, sia il singolo partito sia una coalizione, abbiano raccolto voti per una maggioranza di governo. I fondamentali culturali che mancano a livello del popolo, sono il senso dello Stato e la capacità di condividere un interesse generale, oltre quello di categoria o fazione. Quelli politici sono il ricorso costante alle frammentazioni e divisioni, le “correnti”, prevalenti su ogni progetto “unitario”. A meno che non lo sia solo a parole o per transitorie convenienze: personali o di fazione. Oggettivamente, realisticamente o ci si s’impegna sui fondamentali, oppure cambiare governo, non ha senso. Lo so, capisco bene che quanto ogni giorno ci somministra l’informazione, non sia “perfidia” o “disonestà”, è solo lo specchio di un paese senza fondamentali. Si riuscirà a far comprendere che questo difetto danneggia tutti?

    Report

    Rispondi

  • Giovanni Attinà

    07 Febbraio 2019 - 12:12

    La questione è una sola, caro Cerasa: anche a "Il Foglio" si tende a distinguere tra Salvini e % Stelle. In realtà questa coalizione, per questione di poltrone, è destinata, purtroppo, a durare a lungo.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi