Giuseppe Conte (foto LaPresse)

La Commissione Ue taglia le stime di crescita per l'Italia. Siamo ultimi in Europa

Mariarosaria Marchesano

Secondo Bruxelles, nel 2019, il nostro paese crescerà dello 0,2 per cento. Molto meno di quanto previsto dal governo. Piazza Affari reagisce male lo spread sale sopra i 280 punti base

Milano. La Commissione Ue conferma le anticipazioni della vigilia e taglia le stime di crescita per il 2019 dell'Eurozona e, soprattutto, dell'Italia. Quest’anno l'intera zona euro dovrebbe crescere, secondo quanto previsto da Bruxelles, dell’1,3 per cento in netto calo rispetto a quanto detto in autunno quando la stima era di +1,9 per cento. Nel 2020, invece, la previsione passa dal +1,7 per cento precedente all'1,6. In questo contesto, l’Italia è fanalino di coda con un misero +0,2 per cento nel 2019 (e non +1,2 per cento come previsto dalla stessa Commissione lo scorso autunno) e un +0,8 per cento nel 2020. Una revisione al ribasso netta e inattesa per l’Italia che potrebbe aprire la strada a una futura richiesta di correzione della manovra di bilancio messa punto dal governo Conte che si basa su una previsione di crescita ridimensionata all’1 per cento dopo che la trattativa con Bruxelles era partita da una stima di +1,5 per cento. Dopo la notizia Piazza Affari, che stamattina aveva aperto già debole, ha fatto registrare un calo immediato con lo spread in salita sopra i 280 punti base (era da prima di Natale che non arrivava a questi livelli). L’Italia torna così al centro dell’attenzione sui mercati europei che oggi guardano anche agli incontri che la premier britannica Theresa May terrà a Bruxelles per cercare di riaprire il negoziato sulla Brexit. Al centro dei colloqui ci sarà il tema del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord che la premier vorrebbe evitare di ripristinare. 

 

 

 

 

 

In controtendenza sul listino milanese solo i titoli bancari. In particolare quello di Unicredit che beneficia dei conti 2018 che vedono un utile rettificato di 3,9 miliardi, in aumento del 7,7 per cento rispetto al 2017 malgrado elevati accantonamenti. Intanto il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier cambia squadra in vista del nuovo piano strategico che sarà presentato a dicembre: lascia il direttore generale Gianfranco Papa che non sarà sostituito poiché la figura non è più prevista mentre la prima linea sarà composta di otto manager. Per quanto riguarda un possibile coinvolgimento in uno scenario di aggregazioni con altri istituti di credito, Mustier ha smentito ogni ipotesi confermando anche che la banca resterà basata e quotata in Italia. Va detto, comunque, che secondo alcuni analisti i target per il 2019 di Unicredit sono a rischio in considerazione proprio del rallentamento dello scenario economico. L’ultima previsione fatta da Mustier è di 4,7 miliardi di profitti per quest’anno a fronte di un consensus degli analisti di 4,3 miliardi. Si vedrà se oggi, nella conferenza stampa prevista a Milano alle 14, il numero uno di Unicredit confermerà l’obiettivo. 

 

Focus su altri due titoli bancari, Banco Bpm in salita  dopo i conti, nonostante la pulizia dei crediti problematici (con la maxi cessione di 7,8 miliardi di Npl) abbia portato in rosso il bilancio 2018, che si è chiuso con 59,5 milioni di perdite, a fronte di 558 milioni di utili realizzati nel 2017. Altra notizia importante sulla banca guidata da Giuseppe Castagna è la decisione di svalutare completamente l’investimento di 27,9 milioni di euro fatto in Carige attraverso la partecipazione al bond sottoscritto dallo Schema volontario del fondo interbancario. Occhi puntati anche sulle nozze tra Banco Unipol e Bper, dossier che oggi è al vaglio dei due cda. L’annuncio è atteso tra stasera e domani.