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Assumificio a 5 stelle: quando la spesa pubblica rimedia alle leggi anti-lavoro

Maestri, "navigator" e impiegati ministeriali: tutte le assunzioni statali previste in manovra. "Di Maio è il nuovo De Mita", dicono i leghisti 

7 Dicembre 2018 alle 06:00

Assumificio a 5 stelle: quando la spesa pubblica rimedia alle leggi anti-lavoro

Il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio (Foto Imagoeconomica)

Roma. Esibendo un sorriso che è più disincantato che indignato, Francesco Boccia liquida la questione con una battuta: “Alla prova dei fatti, questo governo ha dimostrato di cedere alle pressioni degli alti dirigenti dei ministeri”, dice il deputato del Pd mentre lascia la Sala del Mappamondo. Della commissione Bilancio della Camera, Boccia è stato presidente per cinque anni: e quindi certe dinamiche, l’esasperato traffico d’anticamera dell’ultim’ora, quell’andirivieni di questuanti mentre si lima la finanziaria, lo conosce bene. “Non è che mi scandalizzo”, spiega. “Osservo solo che la presunta diversità di cui questo governo si ammanta, è venuta meno”.

 

Che sia per l’insistenza dei tecnici dei ministeri o per altre cause, sta di fatto che le assunzioni pubbliche previste nella manovra si contano a fatica. E siccome quelle nel testo originario non bastavano, evidentemente, agli occhi dei vertici del M5s, ecco che i grillini hanno rincarato la dose con gli emendamenti. E allora ci sono, solo per la scuola, l’immissione immediata di duemila nuovi maestri nelle primarie con l’estensione del tempo pieno, e la previsione di 12 mila nuovi operatori Ata che, dopo la soppressione dell’esternalizzazione dei lavori di pulizia voluta dal grillino Luigi Gallo, entreranno per concorso.

 

Poi ci sono i 4 mila nuovi “navigator” dei centri per l’impiego, che forse serviranno alla futuribile attuazione del reddito di cittadinanza – Luigi Di Maio ne aveva promessi il doppio – ma che sicuramente verranno assunti dalle regioni. Sono poco meno di mille, invece, i nuovi ispettori del lavoro che verranno arruolati tra il 2019 e il 2021. In quello stesso triennio, dovrebbero essere 3 mila le nuove assunzioni al ministero della Giustizia, oltre alle 5 mila da turnover. E poi nuovi dipendenti anche al ministero dei Beni culturali, e anche in quello dell’Economia (lo stesso dove sta, come viceministro, quel Massimo Garavaglia che nel 2008 protestava: “Qualcuno mi deve spiegare a cosa diavolo servano tremila persone in quel palazzo”. Altri tempi). Perfino l’Accademia della Crusca potrà contare su tre nuovi dipendenti.

 

“Un’infornata, dite?”. Giuseppe Buompane protesta: “Perché usate questo termine spregiativo?”. Grillino, classe ‘82, è a lui che ieri pomeriggio è toccato presiedere la seduta straordinaria della commissione Bilancio, chiamata in tutta fretta a correggere diciassette commi della manovra su cui era sorto un problema di coperture. Ma le assunzioni, in ogni caso, hanno superato anche questo estremo ostacolo. “Dopo tutti questi anni di vergognoso blocco del turnover – spiega Buompane – era doveroso svecchiare la pubblica amministrazione immettendo giovani preparati”. Guido Crosetto, a sentire questi ragionamenti, sbuffa: “Questo è l’unico modo che i grillini hanno per far vedere che aumentano i posti di lavoro. Rimediano con più spesa ai danni creati dalle loro leggi folli”.

 

Quelle, peraltro, che proprio mentre il deputato di FdI discute coi suoi colleghi di commissione, Di Maio prova a difendere sul Sacro Blog, esultando per le 56.400 trasformazioni di contratto a tempo indeterminato nel terzo trimestre di quest’anno: un più 48,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017 che testimonia, a giudizio del capo grillino, dell’“effetto decreto dignità”, benché questo, per quel che riguarda i contratti già attivi, sia entrato in vigore di fatto solo il primo novembre (cioè dopo il terzo trimestre). Usa i dati dell’osservatorio del ministero del Lavoro, Di Maio.

 

Che poi è lo stesso che certifica anche 104 mila cessazioni di contratti a termine in più rispetto al terzo trimestre del 2017; ed è lo stesso, poi, che evidenzia pure come l’analogo trend di aumento di trasformazioni fosse presente già nei due trimestri precedenti, quando il decreto dignità era ancora nella mente di Pasquale Tridico (a gennaio-marzo 2018 le trasformazioni da tempo determinato erano aumentate addirittura del 65 per cento). Ma questo sul Sacro Blog non c’è scritto.

 

“Vabbè, Di Maio è il nuovo De Mita. Al sud il lavoro si è sempre creato così: con assunzioni pubbliche, sogghigna, in Transatlantico, un sottosegretario leghista, quasi riscoprendo l’antico orgoglio settentrionalista del suo partito. Dove, comunque, si ostenta una certa irritazione, per questo assumificio di stato. “Speriamo di riuscire a tagliare qualcosa al Senato”, sospira Giuseppe Bellachioma, capogruppo della Lega in commissione Bilancio. E il fastidio pare sincero, non c’è dubbio: ma evidente è pure l’indolenza con cui i salviniani hanno lasciato che il grande piano di assunzioni a cinque stelle prendesse forma nella manovra. Opporsi a certe logiche, specie sotto campagna elettorale, evidentemente non conviene a nessuno.

Valerio Valentini

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    07 Dicembre 2018 - 09:09

    La questione è una sola: l'Italia non ha bisogno di nuove assunzioni nel pubblico impiego , comprese le forze dell'ordine, ma dalla periferia, vedi i comuni, si reclamano sempre rinforzi e i giornali si adeguano, seguendo l'onda.

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