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La legge di sbilancio e le confusioni di genere del governo

Ci siamo persi il ministro della Famiglia Fontana

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

6 Dicembre 2018 alle 06:00

La legge di sbilancio e le confusioni di genere del governo

Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica)

Nel giro di poche ore, e senza che ancora nessuno abbia denunciato la proditoria comparsa di manine o manone, la legge helzapoppin’ di sbilancio ha destabilizzato ulteriormente la nostra capacità di definire l’indole profonda di questo governo: sarà pro Family day, o contro la famiglia? Per le donne, o più per gli uccisori di donne? Per la parità di genere, o per la conservazione di atavici pregiudizi sessisti? Ah, saperlo.

 

Un emendamento in commissione Bilancio alla Camera ha stabilito che gli aiuti della Carta delle famiglie saranno riservati solo a quelle italiane o di cittadini Ue. Quelle di extracomunitari, ma regolari, nisba. Viva la famiglia.

 

Un emendamento della Lega modifica la norma sul congedo di maternità che vietava alle future madri di lavorare fino al nono mese. Forse è un successo per le donne, ma qualcuno ha notato che la norma serviva (anche) a impedire ai datori di lavoro di “pretendere” la disponibilità al lavoro fino a ridosso del parto. Chissà, ma viva le donne.

 

Intanto hanno bocciato l’emendamento che stanziava 10 milioni per gli “orfani di femminicidio”. Mara Carfagna, sempre più leader naturale, ha sintetizzato: “Una bastardata”.

 

Infine, è svaporata pure una delle bandiere dei Cinque stelle, l’abolizione dell’odiosa “tampon tax”, l’Iva al 22 per cento per i presidi igienici che noi maschietti non usiamo. Però l’Iva sui rasoi, di cui facciamo più spesso uso noi, rimane al 4 per cento. E viva anche la parità di genere.

 

In tutto questo, ci siamo persi il ministro della Famiglia Fontana. Forse comparirà tra gli #iocisaro di Salvini. Però, se c’era, dormiva.

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