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Rivolta a Nordest

Chiudere il Brennero e Schengen? Un disastro per l’economia (che vota Lega)

5 Luglio 2018 alle 20:30

Rivolta a Nordest

Brennero, manifestazione contro le misure di sicurezza alle frontiere (foto LaPresse)

Gli industriali del Nord sono in rivolta contro il decreto dignità che limita i contratti a termine e la flessibilità del lavoro, reintroducendo dalla finestra i lacci per le imprese che Jobs Act aveva fatto uscire dalla porta. E benché il fautore della norma sia Luigi Di Maio, è a Matteo Salvini che si indirizzano le proteste, sia in quanto alleato dei Cinque stelle sia perché si era presentato come argine allo sgovernismo pauperistico grillino, già visto all’opera a Roma, Torino e Parma. Ma a conferma che il nazionalpopulismo diventa un boomerang per chi lo agita, si apre nel Nordest un altro fronte, quello del Brennero: per il valico che l’“alleata” Austria minaccia di chiudere passano oltre un terzo, in valore, degli 80 miliardi di merci via terra che l’Italia esporta verso il centro e nord Europa, e più di un terzo sono prodotti in Veneto e Lombardia.

 

Chiudere il Brennero o addirittura buttare via il trattato di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci come sembra volere l’alleanza dei sovranisti, mette a repentaglio settori produttivi già minacciati dai dazi, dalla tentazione di uscita dall’euro e ora dal dirigismo assistenzialista 5s-Cgil. La ribellione contro il decreto dignità e compatta dalle associazioni imprenditoriali lombardo-venete, con Marco Bonometti presidente di Confindustria Lombardia che parla di “disinteresse per le piccole e medie imprese”, la Confindustria di Venezia-Rovigo che ricorda che “il lavoro non si crea per decreto”, ed il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz che giudica “inaffidabile l’immagine che si dà del paese”. Quanto al Brennero, da anni in occasioni istituzionali, e più recentemente in riunioni pre elettorali con lo stesso Salvini, piccoli e grandi imprenditori hanno ricordato al leader leghista l’urgenza di evitare restrizioni a Schengen e di accelerare il raddoppio via tunnel del valico ferroviario il cui completamento è previsto per il 2026. Con la Tav messa a rischio ad Ovest dall’oltranzismo grillozzo, la Svizzera fuori dall’Ue e il nordest sotto il tallone della chiusura del Brennero e della revoca di Schengen, l’Italia e la sua economia rischiano di restare isolate. Dopo il nazionalismo, l’autarchia.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    06 Luglio 2018 - 19:07

    Non capisco le eccessive preoccupazioni per la possibile chiusura del Brennero e la sospensione di Schengen: prima nessuna economia era al collasso, le esportazioni si facevano lo stesso, si viaggiava per turismo lo stesso (si doveva anche cambiare la valuta, ma per questo non è mai morto nessuno). A Ventimiglia la frontiera è chiusa da un bel po' ma non si sentono così tanti strepiti, per non parlare di Bardonecchia, dove subiamo pure le incursioni dei gendarmi francesi. A 25 anni andai in treno a Parigi e al Frejus tutti i passeggeri di tutti i vagoni vennero controllati, andai e ritornai lo stesso, e contento che ero. A dire il vero al ritorno i doganieri italiani fecero molto più in fretta, un po' come adesso. Se si prende un pullman Flixbus per la Germania, si può verificare come i controlli paventati ci siano già da tempo alle frontiere di Austria e Germania, mentre al ritorno va là che vai bene. Come allora.

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