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Ai confini (esterni) di Schengen

L’austriaco Kurz vuole chiudere le frontiere con l’Italia, il tedesco Seehofer vuole respingere chi ha fatto richiesta d’asilo in Italia. Che fine ha fatto il nuovo asse europeo sognato dal governo gialloverde?

3 Luglio 2018 alle 19:36

Ai confini (esterni) di Schengen

Angela Merkel e Sebastian Kurz (foto LaPresse)

Per proteggere la mobilità interna dell’Europa dobbiamo prima di tutto proteggere le frontiere esterne, ha detto il premier austriaco, Sebastian Kurz, al Parlamento europeo, inaugurando il semestre della presidenza austriaca dell’Unione europea. Nel “medio-lungo termine” l’Europa senza frontiere sarà di nuovo possibile, ma oggi le priorità sono altre, e proteggersi significa prima di tutto farlo all’interno dei propri confini, rivedendo le politiche con i paesi vicini – e quando Kurz dice “frontiera sud” è all’Italia che parla, è al Brennero che pensa. Il cortocircuito degli interessi nazionali che messi in fila e sommati non fanno un interesse comune è tutto qui: a ogni azione corrisponde una reazione, senza contare gli effetti sugli altri. L’Italia non collabora, la Germania fa da sé e l’Austria si protegge dall’Italia. Così l’asse degli intransigenti con cui l’Italia vuole parlare e rifondare l’Europa è il primo a voltare le spalle all’interesse italiano.

 

Tutto parte dalla Germania, dallo scontro tra la cancelliera Angela Merkel e il suo ministro dell’Interno Horst Seehofer che ha condizionato il dibattito sull’immigrazione in Europa. La Merkel ha cercato azioni condivise, mentre il suo ministro premeva per fare da sé, respingimenti alla frontiera (bavarese) senza accordi con nessuno, unilateralismo purissimo. La cancelliera è riuscita a convincere gli altri europei – compreso Kurz – che fosse meglio muoversi per accordi comuni e bilaterali, in modo da salvare Schengen.

 

Spagna e Grecia hanno firmato un accordo con la Merkel per riprendere indietro i migranti che proveranno ad andare in Germania. Seehofer voleva un mandato più ampio, pochi legacci, prima i tedeschi (e i bavaresi: si vota a ottobre), e ha minacciato di dimettersi, salvo poi accorgersi che la Merkel lo avrebbe sostituito in fretta, per di più con un membro del suo partito per evitare la scissione tra Cdu e Csu (la sorella bavarese della Cdu), e che l’unico a rimetterci sarebbe stato lui. Così Seehofer è tornato sui suoi passi, ha fatto la voce grossa con la Merkel (io ti ho creato io ti distruggo: hanno riso tutti) e ha preteso che nel suo piano sull’immigrazione ci fosse una concessione in più, che ha un impatto diretto sull’unico paese tra quelli di primo approdo che non ha voluto collaborare con la cancelliera.

Seehofer vuole creare dei centri di trasferimento vicino alle frontiere tedesche dove verificare rapidamente i movimenti secondari e rimandare al paese di primo approdo chi ha già fatto richiesta di asilo in un paese dell’Ue. Madrid e Atene hanno dato il consenso al trasferimento in cambio di altre concessioni, Roma no: per chi arriva dall’Italia quindi il respingimento è immediato, e avviene in Austria. E’ per questo che Kurz ha subito detto che se questa è la politica della Germania, allora bisognerà “proteggere” – leggi: chiudere – le frontiere a sud con l’Italia. La Merkel aveva cercato di scongiurare questo “effetto domino” che porta alla fine di Schengen e soprattutto all’esclusione dell’Italia dall’area di libera circolazione, ma il governo Conte non ha voluto accettare la sua proposta (e di Macron) e così Roma ora si ritrova isolata per mano dei suoi alleati privilegiati – o considerati tali – come Seehofer e Kurz.

 

Al momento la politica della Germania non è ancora del tutto definita: è l’Spd, partner della grande coalizione, a voler dire la propria, visto che nel 2015 si era ribellata alla costruzione di questi centri di trasferimento (che comunque esistono già: il Financial Times ha pubblicato un reportage in uno di questi, l’effetto complessivo non è rassicurante). Ma l’intransigenza imposta dall’Italia a livello europeo sta mostrando i suoi effetti collaterali a danno proprio dell’Italia, con il costrutto europeo che si indebolisce – fuori da Schengen non si sta bene, se non si collabora con gli altri europei ancora meno: basta chiedere ai greci – e senza che ci sia una reale emergenza. Il flusso dal mare è ridotto – anche se i dati Ispi sulle morti nei naufragi nel mese di giugno sono agghiaccianti: la rotta libica è diventata la più rischiosa dal 2016, uno su dieci muore o non viene salvato (disperso) – e per poche migliaia di immigrati si sta distruggendo un sistema di libertà di circolazione che era sopravvissuto persino al picco migratorio del 2015.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    04 Luglio 2018 - 10:10

    Torno a ripetere che il problema dei movimenti secondari si risolve impedendo il più possibile quelli primari, cioè gli sbarchi, come d'altronde dice il sottosegretario Candiani in un altro articolo. E' inutile aspettarsi solidarietà dagli altri paesi europei, in particolare dalla Francia, che già da tempo ha chiuso i confini. Però la sfida sta ora nel convincere questi paesi a collaborare con l'Italia (anche in termini di fondi) per rendere il più ermetico possibile il Mediterraneo, mentre a livello comunitario la strada dovrebbe essere quella intrapresa con Erdogan, solo che in Libia, grazie ai nostri "amici" francesi, è ovviamente più difficile date le divisioni anche tribali che vi sussistono

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  • Insider

    04 Luglio 2018 - 09:09

    Faccio fatica a capire il tono dell'articolo: cosa dovremmo fare? Accettando ci dovremmo riprendere tutti gli immigrati che sono arrivati in Italia negli ultimi anni e che sonno scappati (piu o meno 450000 su 700000 arrivati cosi dicono le statistiche ufficiali ). Non stiamo parlando di poche migliaia di persone. E continuano ad arrivare un 30-40000 all'anno sempre che si continui a pagare la Libia (da soli...). La Spagna firma, perche finora di immigrati li ne sono sbarcati proprio pochini. Quanto alla Grecia non dimentichiamo che ha chiesto flessibilità in cambio della propria disponibilità. E comunque di nuovi profughi finche si paga Erdogan ne arriveranno pochi. Di fatto Germania e Francia ci vogliono trasformare nel campo profughi dell'UE e questo giornale ritiene che vada bene cosi. Ricordo agli amici del Foglio che cercare la sponda esterna per problemi interni e un vecchio vizio, e che l'ultima volta che l'abbiamo fatto ci siamo ritrovati sudditi per più di 300 anni.

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    • Skybolt

      04 Luglio 2018 - 16:04

      Si chiama schadenfreude, o anche odio per se stessi, o più semplicemente, apres moi....

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  • Giovanni

    04 Luglio 2018 - 08:08

    Onestamente, gli altri paesi europei non hanno proprio voluto collaborare con l'Italia quando in Italia c'erano governi molto più morbidi di quelli attuali. In parte il crollo elettorale del PD è stato causato proprio dall'insipienza e dal menefreghismo furbastro dei paesi europei. Personalmente sono addolorato e molto molto preoccupato nel vedere la progressiva disgregazione del sogno europeo e per questo propongo un colossale programma di salvataggio dei paesi africani da cui provengono la maggior parte dei migranti. Salviamoli per salvare l'Europa.

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