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Se Kurz chiude, noi chiudiamo di più

Parla Stefano Candiani, vice di Matteo Salvini: “L'Unione europea è ipocrita. Nessuno può farci la morale”

4 Luglio 2018 alle 06:19

Se Kurz chiude, noi chiudiamo di più

San Candido, al confine tra Austria e Italia. Foto LaPresse

Roma. La sintesi, a doverla dare in una battuta, “è che d’ora in poi nessuno potrà più farci la morale”. Di fronte al rischio dell’effetto domino su scala continentale, con la Germania che vara i respingimenti dei cosiddetti migranti secondari inducendo l’Austria a blindare i suoi confini meridionali, Stefano Candiani non si scompone più di tanto. E anzi dice, il sottosegretario leghista all’Interno, che a suo avviso “la questione è molto semplice”. Addirittura? “Basta soltanto – osserva l’uomo fidato di Matteo Salvini – risalire al rapporto causa-effetto. Perché il problema dei movimenti secondari, come quello dei respingimenti di prima istanza, si pone perché gli immigrati arrivano”. E dunque è lì, a giudizio del senatore del Carroccio, che sta il problema.

  

“I confini dell’Italia sono i confini dell’Europa, e vanno rispettati”. E va bene. Ma alla Germania, per rimandare indietro i migranti registrati altrove, basterà controllare il confine con l’Austria. E Vienna, a sua volta, non dovrà che blindare il Brennero. A quel punto tutti gli oneri dell’accoglienza ricadranno sull’Italia, che non può certo chiudere il Mediterraneo. “Ma può – ribatte Candiani – affermare che gli irregolari non devono proprio entrare. Fine. Se ho i ladri in casa, penso innanzitutto a cacciarli, non a distribuirli ai vicini; i quali, comprensibilmente, sprangheranno porte e finestre”. E tuttavia i nostri dirimpettai hanno gioco facile: Angela Merkel e Sebastian Kurz, e ancor più i loro falchi interni Horst Seehofer e Heinz-Christian Strache, avranno, nel controllo serrato delle frontiere, un ritorno immediato, non solo in termini elettorali. “E l’Italia invece deve avere come scopo – spiega Candiani – la stabilizzazione della Libia e dell’Africa in generale”. Proposito, pare evidente, appena più proibitivo, se non velleitario. “Un’altra soluzione, mi dite voi qual è? E’ chiaro che si tratta di un obiettivo a lungo periodo, ma nel frattempo possiamo rafforzare la guardia costiera libica e impedire gli imbarchi. Spezzare insomma la catena degli scafisti e delle navi pirata delle ong”. Ma nel mentre saremo noi a sobbarcarci il peso di tutti i migranti già sbarcati, che secondo lo stesso Salvini sarebbero 700 mila. “Intanto, otteniamo di mettere a nudo la grande ipocrisia europea”. E sarebbe una vittoria? “Alla prova dei fatti, quando si chiede una condivisione degli sforzi, gli altri chiudono il confine. E dunque legittimano l’inasprimento della nostra politica della chiusura”.

  

Insiste Candiani: “Quando ci è toccato sborsare cinque miliardi per convincere Erdogan a fermare la rotta balcanica, lo si è fatto”. Ne ha beneficiato l’Europa. “La Germania soprattutto. Perché quello che si è fatto in Turchia, come Ue, non si può fare in Libia?”. Ma se siamo proprio noi italiani, ora, i primi a rinunciare a un approccio comunitario? “Noi abbiamo fatto una chiamata alla responsabilità. Se questa è la risposta dei partner, tutti hanno il diritto di fare il proprio interesse nazionale, e dunque l’Italia può pensare a se stessa”. E però è proprio con quegli esponenti nazionalisti à la Kurz che Salvini vuole creare una specie di internazionale sovranista per sfidare “l’Europa delle élite”. Un paradosso, no? “No, perché il il fattore comune dell’alleanza – obietta Candiani – non va ricercato nella redistribuzione equa e solidale degli immigrati, ma nella condivisione del principio per cui non può esserci immigrazione incontrollata, e men che meno clandestina, in Europa”.

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