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L’ideatore dell’accordo Turchia-Ue sui migranti ha una nuova idea

L’immigrazione non è un fenomeno che si riesce a fermare chiudendo i porti. La proposta di Gerald Knaus: fare della Spagna il nuovo centro d'accoglienza d'Europa

31 Luglio 2018 alle 19:53

L’ideatore dell’accordo Turchia-Ue sui migranti ha una nuova idea

Gerald Knaus (foto via Facebook)

Roma. Solo il 3,5 per cento degli spagnoli indica l’immigrazione come uno dei problemi del paese. Non è un problema e non è nemmeno una preoccupazione, dice l’istituto di sondaggi Cis. Eppure, dal primo gennaio al 25 luglio del 2018 sono arrivati 20.992 migranti via mare e se a questi vengono aggiunti i 3.125 giunti via terra, superano di molto – secondo l’agenzia delle Nazioni unite International organization for migrations – il totale delle persone sbarcate nei porti italiani che, nello stesso periodo, sono 18.130 . Le cifre sono alte, l’immigrazione non è un fenomeno che si riesce a fermare chiudendo i porti: la strada per cercare un futuro in Europa, chi scappa la troverà sempre. Tanto vale fare una proposta, trovare un piano alternativo che consenta all’Unione e a tutti i paesi membri di elaborare una soluzione. Una proposta è arrivata da Gerald Knaus, presidente dell’Esi, European stability initiative, think tank che si occupa di politica estera europea. Knaus è conosciuto soprattutto come l’ideatore dell’accordo del 2016 tra l’Unione europea e la Turchia. Allora il progetto doveva servire a gestire gli arrivi dei migranti che seguivano la rotta balcanica e prevede tuttora che i migranti che non presentano domanda di asilo in Grecia vengano mandati in Turchia, che per accoglierli riceve denaro da parte dell’Ue dalla quale ha ottenuto anche la liberalizzazione dei visti. Knaus ha già espresso la sua proposta in un’intervista al giornale tedesco Welt e oggi il think tank pubblicherà un paper dettagliato.

 

Il nuovo piano nasce dall’idea, discussa anche in occasione del vertice europeo di giugno, dedicato principalmente all’immigrazione, che prevede la creazione di un punto unico in cui i migranti possano chiedere asilo. Se la richiesta non viene accettata, allora da quel punto verrà gestito il rimpatrio, se invece viene accolta, i migranti possono lasciare i centri di accoglienza per essere distribuiti nei paesi disposti “volontariamente” ad accettare le loro quote. Secondo Knaus il paese ideale in cui organizzare questi centri di accoglienza è la Spagna, per varie ragioni. Pratiche, perché è la Spagna la nazione più interessata dagli arrivi, come dimostrano i numeri. Politiche, dal momento che ha un governo intenzionato a dimostrare che gestire l’immigrazione senza ledere i diritti umani e salvando vite è possibile. Anche questo punto è incontestabile, l’esecutivo socialista di Pedro Sánchez, subentrato al Pp di Mariano Rajoy il primo giugno, ha lanciato un segnale di disponibilità all’Unione europea. Ha fatto entrare in Spagna i 629 della nave Aquarius rifiutati dall’Italia, ha promesso alla Merkel che farà tornare nel suo paese anche gli immigrati giunti in Germania tramite i movimenti secondari. L’obiettivo di queste due promesse del premier spagnolo è duplice: ricevere aiuti finanziari e occupare il posto lasciato libero dal governo gialloverde italiano al fianco di Francia e Germania.

 

La proposta di Knaus fa discutere, anche perché in Spagna il sistema di prima accoglienza sta già collassando e Sánchez lunedì, con una lettera indirizzata alla Commissione, ha chiesto 35 milioni di euro per far fronte agli sbarchi, ma come ha detto la mente del patto Ue-Turchia: “La civiltà richiede uno sforzo”. Pedro Sánchez, seppure nelle immense difficoltà che sta affrontando il suo paese, è disposto a fare questo sforzo, ma in molti temono che così una nazione europea verrebbe trasformata in un campo profughi. L’obiettivo secondo Knaus è salvare tutti, ma anche rimandare indietro rapidamente chi non ha bisogno della protezione europea, a patto che i rimpatri avvengano tramite un processo equo, cosa che un paese dell’Unione può garantire.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    01 Agosto 2018 - 15:03

    Ma gli spagnoli a Ceuta hanno sparato e hanno ferito tantissimi di coloro che hanno tentato di superare la barriera doppia, alta sette metri e percorsa da corrente elettrica. Pensate se lo avessimo fatto noi. Fra l'altro quei 600 che sono riusciti a passare sono ancora nella enclave di Ceuta, cioè in Africa e molti di loro grazie agli accordi Spagna-Marocco verrano ricondotti in Marocco. Insomma cerchiamo di essere equilibrati nel giudicare i fatti.

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