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“È crollato tutto”. L’ultima sconfitta dei dem e la strategia del Congresso

Al Nazareno la batosta se la aspettavano. Ma oltre a rimpallarsi le responsabilità, nel Pd non sanno proprio che fare

26 Giugno 2018 alle 11:48

“È crollato tutto”. L’ultima sconfitta dei dem e la strategia del Congresso

Maurizio Martina e Graziano Delrio (foto LaPresse)

Al Nazareno la batosta se la aspettavano. Erano giorni che i big del Partito democratico sapevano che avrebbero perso a Imola come a Pisa, così in tante altre parti d’Italia. Ma erano convinti che alla fine Siena tenesse e che quella vittoria nella roccaforte rossa per eccellenza mediaticamente sarebbe servita a coprire la sconfitta. Nonostante i messaggi preoccupati dei pd senesi che avevano capito che il rischio anche lì era altissimo. “Crollato il Monte dei Paschi è crollato tutto”, ammette ora un renziano d’alto rango.

   

E adesso? Oltre a rimpallarsi le responsabilità, nel Pd non sanno proprio che fare. L’ex segretario già ieri ha lasciato intendere che non è affar suo. Matteo Renzi ha fatto sapere che a questo punto qualsiasi cosa si decida di fare va bene. Al Nazareno però si litiga ancora sulle prossime mosse: andare all’assemblea nazionale del 7 luglio, eleggere Maurizio Martina segretario per un anno, e poi vedere il da farsi dopo le europee preparando un congresso nel 2019? O, piuttosto, imprimere un’accelerazione e andare alle assise adesso?

  

Nicola Zingaretti non ha dubbi. Il presidente della regione Lazio è convinto che il Congresso vada fatto in tempi brevi e che “non si possa più fare finta di niente”. E’ chiaro che Zingaretti punta a candidarsi a segretario riunendo non solo tutto ciò che sta a sinistra del Pd. Pure lui è convinto che con basti un’alleanza con Leu per tornare sulla cresta dell’onda, e pensa di coinvolgere anche un pezzo del Movimento 5 stelle in questa operazione, nella convinzione che “una parte dell’elettorato grillino sia ancora recuperabile”.

   

Ma nel Pd c’è anche chi ormai si è convinto che occorra andare oltre. E’ il caso di Carlo Calenda. Ma dicono che anche Renzi, che ufficialmente dopo i ballottaggi sta rimanendo zitto, ritenga che così non si possa andare avanti. Che riproponendo sempre le stesse facce e lo stesso logo la partita è persa. Solo che l’ex segretario del Partito democratico, al contrario dell’ex ministro dello Sviluppo economico, ha deciso di darsi del tempo e di non precipitare tutto adesso.

 

Ma Maurizio Martina invece sembra voler restare fermo al programma originario. La speranza del reggente è questa: essere eletto all’assemblea come da accordo con i capicorrente, e poi di andare alle europee puntando a prendere un po’ di più del disastroso risultato delle politiche del 4 marzo. Un risultato del genere gli consentirebbe di restare segretario.

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Commenti all'articolo

  • bezzicante

    26 Giugno 2018 - 19:07

    Il PD è morto. Nato su premesse sbagliate, gestito catastroficamente resta litigioso, non ha appeal, non ha futuro. Serve una forza nuova, liberal-socialista, azionista, radicale, riformista, chi ci sta ci sta, e chi non ci sta resti a sinistra con LEU a contendersi il 3%.

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  • Giovanni

    26 Giugno 2018 - 19:07

    Come ho detto in altri post, la mia impressione è che il PD deve iniziare un profondo ripensamento di se stesso, ripensamento che sarà lungo e doloroso probabilmente ma assolutamente necessario. La soluzione non è certo quella di ricollocarsi più a sinistra, anzi sarebbe come precipitarsi nel baratro dell'insussistenza e semmai dovrebbe essere la sinistra estrema a fare un passo indietro. La soluzione dovrebbe essere un grande Centrosinistra in formazione unica e non una coalizzazione. Insomma qualcosa di simile a ciò che suggerisce Calenda

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  • Gianni.Ba

    26 Giugno 2018 - 17:05

    L'dea del fratello del commissario Montalbano risolverebbe il problema in maniera definitiva. Allearsi con LeU e tentare di rubacchiare qualche scontento ai cinquestelle sancirebbe una volta per tutte la fine del PD. Di lì quindi potrebbero finalmente cominciare a rifondarsi...

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  • zanotti.sergio

    26 Giugno 2018 - 15:03

    Credo che chi votava PCI ora vota 5 stelle. Ha votato PD, perche non sapeva dove andare ma e' rimasto populista e appena ha trovato dove infilarsi lo ha fatto. I giovani 5 stelle invece sono nati vecchi.

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