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Non tutti sono pazzi per lo Zingaretti bifronte

Governatore e candidato segretario? Sostenitori e dubbiosi dell'operazione "Z" 

28 Giugno 2018 alle 15:20

Non tutti sono pazzi per lo Zingaretti bifronte

Foto LaPresse

La chiamano “operazione Z”, e la “Z” non è quella di Zorro ma quella di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio da poco rieletto, perno della strana alleanza regionale Pd-Cinque stelle (in controtendenza rispetto al quadro nazionale) e candidato alla corsa per la prossima segreteria del Pd. Un candidato che improvvisamente sembra essere sostenuto, nel partito, anche da chi prima non pareva convinto. Ma le elezioni amministrative, fallimentari per il centrosinistra, hanno reso la realtà ancora più amara per il Pd sconfitto nelle regioni rosse e, a parte i renziani di stretta osservanza, la concordia sul nome del governatore laziale come futuro segretario sembra unire passato remoto (Walter Veltroni), passato prossimo governativo (Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Dario Franceschini) e presente (Maurizio Martina).

  

Con qualche eccezione (da fuori, il filosofo Massimo Cacciari, intervistato dal Fatto e vagamente perplesso: “Zingaretti non si sa che vuole fare…”) e con qualche distinguo: “Nicola Zingaretti è il candidato più forte per ripartire, ma vorrei capire su quale base politica”, ha detto l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando a Repubblica, sottolineando però che la ripartenza non è cosa che qualcuno “possa fare da solo: non è una crisi di leadership, ma della funzione e del ruolo del Pd”, e che ora bisogna “ridefinirsi e riposizionarsi… chiamare altre energie, soprattutto sul terreno delle idee”. E però un problema in prospettiva s’avanza, per il governatore che negli ultimi mesi ha cercato di apparire inclusivo con il cosiddetto “territorio” (i sindaci dell’Alleanza del Fare incontrati due giorni fa in regione) e con la sinistra-sinistra che l’aveva guardato con sospetto (aperture a tutto l’arco della gauche extra-Pd, dialogo con l’ex viceministro dell’Economia, ex candidato sindaco di Roma e deputato di Leu Stefano Fassina, inizialmente molto scettico sulla ricandidatura di Zingaretti, poi via via più possibilista e ora autore, sull’Huffington Post, di una “lettera aperta a Zingaretti per una sinistra che riparta”. Il problema, per Zingaretti, viene potenzialmente dall’interno del Pd, dove c’è chi ragiona sul doppio futuribile ruolo di candidato segretario del Pd e governatore del Lazio, per non dire di quello di governatore del Lazio e segretario del Pd in caso di vittoria congressuale. E c’è chi ricorda le parole dell’ex candidato alle primarie del Pd Gianni Cuperlo, che oggi auspica una “nuova Costituente” e che nel 2016, diceva, all’indirizzo del Matteo Renzi allora premier e segretario: “Ritengo che dedicarsi alla guida del partito sia un incarico a tempo pieno che non si può fare a mezzo servizio”. E continua a ripeterlo, Cuperlo, dicono nel Pd, anche se sono mutate persone e condizioni. E la sua opinione, questo è il punto, non è per nulla isolata.

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