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Tutti i “no” del piccolo mondo antico vagheggiato dal M5s

Ultimo ma non ultimo, i negozi chiusi la domenica. "Ci sono tanti problemi per chi lavora ma anche per i datori di lavoro", ha detto Di Maio mentre consumatori e grande distribuzione protestavano

22 Giugno 2018 alle 06:00

Tutti i “no” del piccolo mondo antico vagheggiato dal M5s

Foto Pixabay

Roma. No, no e no. Non è un capriccio, è l’affabulazione della decrescita felice al potere, con sogno negazionista sulla natura matrigna del progresso e sui suoi simboli capitalistico-tecnologici. E se nell’Arcadia sognata in origine da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio il “no” al lavoro carrieristico in generale, con reddito di cittadinanza come miraggio e salvagente, faceva da cornice a tanti piccoli “no” minori (no all’ambizione – considerata sospetta – no agli alti guadagni – considerati anticamera del Bilderberg – no agli sprechi da iper-produzione – considerati poco in linea con un ecologismo semi-luddista e fai-da-te), nel mondo gialloverde al governo di oggi i “no” si accaniscono, per esempio, su alcuni residuati dei governi tecnici, visti come male assoluto (fino a che il tecnico non serve a giustificare l’assenza di accordo tra contraenti del patto politico).

  

L’ultima, in ordine di tempo, è l’idea-proposta-minaccia di tornare alle domeniche pre-liberalizzazione del 2012 (governo Monti), con negozi chiusi nei festivi salvo deroghe decise a livello locale. “Ci sono tanti problemi per chi lavora ma anche per i datori di lavoro – ha detto Di Maio, mentre consumatori e grande distribuzione protestavano. Dobbiamo cercare di seguire un filo conduttore, combattere la precarietà, eliminare lo sfruttamento”. Prima, però, il “no” anti-tecnologico-scientifico di provenienza a Cinque Stelle (di diversa natura è il “no” leghista) si è concentrato sulle grandi e “medie” opere: No-Tav (“ridiscuteremo integralmente il progetto della Tav Torino-Lione”, ha detto il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, intenzionato a “valutare alternative” anche rispetto al nodo fiorentino dell’Alta velocità), no-Ponte sullo Stretto e No-Tap (per non dire, lo scorso anno, del “No trivelle”). Sul piano “ricerca scientifica”, la fede “No-Vax” d’antan di una parte della base grillina, degli attivisti e degli eletti a Cinque Stelle, seppure corretta oggi nella versione governativa, viste le polemiche, con tanto di post sul Blog delle stelle intitolato “il M5s è per la massima copertura vaccinale”, fa parte della stesso gruppo di diffidenze anti-moderniste. Compensate però dall’iper-modernismo internettiano, con fede cieca nel web che diventa canovaccio per esperimenti di cosiddetta democrazia diretta. E nel piccolo mondo antico che sulle bacheche grilline, negli anni pre-governativi, veniva vagheggiato come Paradiso perduto da riconquistare, con elogi del “local”, della lentezza e della semi-stanzialità da due ruote (No-Suv, si bicicletta), il “no” diventa il distintivo che separa il “noi” dagli altri, i nemici indistinti che vivono sulla terra dei pericoli da “sì”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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Commenti all'articolo

  • m.pascucci

    24 Luglio 2018 - 14:02

    Se è per questo vi siete anche dimenticati i "no" al completamento della Metro C a Roma quando i cinque stelle erano all'opposizione. Circa tre mesi fa la nostra Virginia ci ha invece annunciato che la "C" bucherà il centro come da PRG e, non solo, si inizierà pure a riprendere il discorso dell linea D, abbandonata da Alemanno un bel po' di anni or sono. Io personalmente da romano de Roma mi rallegro assai di questa svolta a 180° (anche pensando che è una delle poche cose sulle quali possiamo rallegrarci), ma se penso a quando la sora Virginia e suoi colleghi dai banchi dell'opposizione in Campidoglio dicevano tutto il contrario non è che mi rallegro solamente: mi viene proprio da farmi grandi risate!

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  • giantrombetta

    23 Luglio 2018 - 08:08

    Al primo punto del contratto di questo governo c’e’ L’impegno ad aprire quotidiane polemiche in nome della battaglia contro le cosiddette caste ed i cosiddetti poteri forti, nemici del popolo. E’ noto che in campagna elettorale le parole, ovvero le promesse, contano più dei fatti. E allora sia campagna elettorale permanente, in attesa dello scontro finale elettorale, che pare sarà prossimo. Nel frattempo i generali del populismo si industriano ad occupare strategicamente le alture delle partecipate con le nomine, altra taciuta vera priorità del contratto di governo.

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  • manfredik

    22 Giugno 2018 - 12:12

    Scusate. però bisognerebbe anche essere un po' più pragmatici, tutti; meno critiche al governo e più proposte concrete. Si fa fare da un auditor un'analisi dei fatturati e dell'occupazione nella GDO da quando sono state istituite le domeniche. Se c'è una correlazione statistica significativa fra aperture domenicali e aumento di vendite e occupazione, sarebbe bene lasciare le aperture; altrimenti, se le domeniche sono solo una spalmatura dei ricavi su 7 giorni anzichè su 6 e non creano posti di lavoro nuovi, sarebbe opportuno rendere il lavoro festivo facoltativo e fortemente incentivato economicamente per i dipendenti. E così le domeniche se le fa chi vuole e/o chi ne ha un tornaconto che ritiene accettabile. Le donne che hanno famiglia, se vogliono stare a casa con i figli, che stiano a casa, ne hanno diritto. Questa è democrazia liberale, senza talebani che vogliono fare la spesa a mezzanotte o nostalgici dei bei tempi antichi.

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  • guido.valota

    22 Giugno 2018 - 11:11

    Con l'elettorato che si ritrovano possono continuare all'infinito il giochetto di ragliare no a tutto mentre mantengono uno status quo ante maturato con la testardaggine dei fatti. Ma sarebbe bello vederli realizzare un paio delle loro manie, e andare a sbattere.

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