Una manifestazione No Tap (foto LaPresse)

Il M5s ha già deciso: Dibba o non Dibba, il Tap si farà (e pure la Tav)

Valerio Valentini

Il sottosegretario Cioffi conferma la realizzazione del gasdotto. E il ministro Toninelli: “L'Alta Velocità è un’opera che abbiamo ereditato. Il nostro obiettivo è migliorarla”

Roma. Ci sarà pure chi dubiterà di quel che dice al Foglio Francesco Boccia, e cioè che le parole del suo capocorrente Michele Emiliano – quel suo “appello” al Dibba espatriato perché torni sul suolo natìo, lancia in resta, per riprendere la sua crociata interrotta contro il Tap – sono “nient’altro che un modo per stanare i Cinque stelle, e metterli di fronte alle loro contraddizioni”. E però sembrava davvero quasi commovente, l’imbarazzo gonfio d’ira di Barbara Lezzi, il ministro del Sud che, con l’animo indomito dell’ultimo giapponese nella giungla filippina, ha a lungo battibeccato, davanti ai giornalisti convocati in conferenza stampa, con lo stesso Emiliano, prima di abbandonare, furente, la sede della regione Puglia. “Noi stiamo lavorando per bloccare l’opera”, ha insistito, lei, prima di andare via. Peccato, però, che non solo il capo dello stato e il ministro degli Esteri avessero già confermato che il Tap si farà, ma che anche un suo collega di governo, grillino pure lui, l’avesse preventivamente smentita.

 

E’ accaduto giovedì scorso: quando, in commissione Attività produttive alla Camera, il sottosegretario del M5s allo Sviluppo economico, Andrea Cioffi, ha confermato quello che da anni gli oppositori più esagitati del Tap, grillini compresi, rifiutavano di capire. “Quando il M5s andrà al governo – urlava Di Battista, nell’aprile del 2017 – quest’opera la bloccheremo in due settimane”. E invece due settimane ai nuovi governanti del M5s sono bastate per convincersi che no, fermare i lavori non è possibile. “Per la Tap – ha confermato Cioffi, il 19 luglio scorso – è stato firmato nel 2013 un accordo intergovernativo tra Grecia, Albania e Italia, ratificato dai tre Parlamenti, che obbliga le parti al supporto al progetto e alla collaborazione. Inoltre, il Tap fa parte di un elenco di gasdotti d’interesse comune a livello europeo, stabilito da uno specifico regolamento dell’Unione del 2013 che ne prevede il supporto da parte degli stati membri”.

 

E insomma stopparlo, questo gasdotto, pare proprio che non si possa. E neppure converrebbe. Ad ammetterlo è stato sempre Cioffi. Che, tra le altre cose, ha spiegato come le altre vie d’accesso del gas in Italia siano tutt’altro che stabili e sicure. Da sud, infatti, oltre alla “situazione di preacarietà” delle infrastrutture libiche, i contratti di fornitura legati al gasdotto algerino Transmed, che scadono nel 2019, “sono in corso di rinegoziazione e potrebbero essere rinnovati con volumi ridotti”. Da nord, invece, la messa fuori uso di uno dei due canali del Temp, ha “dimezzato le importazioni dall’Olanda e dalla Norvegia”. Il Tap non si tocca, dunque: e finalmente se ne sono resi conto anche i grillini, comunque intenzionati ad attutire l’impatto clamoroso della loro abiura attraverso la solita analisi dei costi e dei benefici.

 

Stessa strategia che verrà adottata anche da Danilo Toninelli. Il quale ha infranto le residue illusioni di un altro fronte del No. “La Tav – ha detto il ministro dei Trasporti – è un’opera che abbiamo ereditato”. Bloccarla? “Il nostro obiettivo è migliorarla”, ha precisato Toninelli, causando un discreto sconcerto nella pattuglia del M5s piemontese. “Si sarà espresso male, da Torino a Roma si ha una diversa percezione delle parole”, ha abbozzato la consigliera regionale grillina Francesca Frediani. Che però poi, nel dubbio, su Facebook ha scritto: “Io comunque rimango #NoTav, non #MeglioTAV”. Nelle stesse ore, il M5s torinese annunciava la volontà di portare in Sala Rossa “un documento in cui si chiede al governo la ridiscussione integrale del progetto”, nonché la testa degli attuali vertici dell’Osservatorio della Torino-Lione e dell’azienda italofrancese Telt, entrambi espressione del precedente governo. Proteste sincere, di chi tra i boschi della Valsusa c’è stato davvero. E farà di tutto, prima di arrendersi al nuovo corso del grillismo di governo: forse, perfino, invocare l’aiuto del Dibba.