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Il lavoro secondo Di Maio: tutti a casa

Chiusure domenicali e blocco degli investimenti, l’economia del divano

21 Giugno 2018 alle 20:56

Il lavoro secondo Di Maio: tutti a casa

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Quali sono gli obiettivi in materia di lavoro del Luigi Di Maio ministro del Welfare, in un paese ad alta disoccupazione e basso tasso di manodopera attiva? E gli obiettivi in materia di sviluppo del Luigi Di Maio ministro dello Sviluppo economico in un paese a bassa produttività e bassi consumi? La risposta è nel titolo del film del 1960 di Luigi Comencini: “Tutti a casa”. A casa i dipendenti dei negozi aperti la domenica, ma a casa, per “stare in famiglia”, anche i clienti. Questo per l’intenzione del Di Maio versione Welfare di cancellare la liberalizzazione delle aperture dei negozi decisa nel 2012 dal governo Monti e votata allora anche dai 5 stelle. E in base al decreto con il quale Di Maio sempre in formato Welfare intendeva trasformare in dipendenti i rider, decreto rimangiato dopo la minaccia di abbandono delle aziende che organizzano queste attività a ore. Si potrebbe aggiungere l’annuncio di Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture che dipende dal Di Maio vicepremier e capo politico dei 5 stelle, di ridiscutere la Tav, il terzo valico in Liguria, il nuovo scalo aeroportuale e quello ferroviario di Firenze: opere in larga misura già realizzate, finanziate con rischio di penale, che danno lavoro già a 3 mila persone, indotto e benefici futuri esclusi. Mentre 4-5 mila sono le assunzioni solo nella grande distribuzione per le aperture domenicali, e 12 milioni gli italiani che fanno acquisti nei giorni festivi. E 700 mila i lavoratori a rischio se le piattaforme digitali lasciano l’Italia.

 

Di Maio mette tutto sotto la “tutela della dignità”. In realtà strizza l’occhio ai sindacati (vedremo poi sull’Ilva) per i quali “lo shopping non è un diritto”. Ci mancherebbe, però è il motore dell’economia. Il vicepremier cita paesi dove la liberalizzazione non esiste. Si può obiettare che una liberalizzazione in più, una tantum, non fa male all’Italia, ma il problema è inverso, e cioè la crescita che all’estero è più alta. Il fatto è che per i 5 stelle ossessionati dalla concorrenza di Matteo Salvini, con Di Maio in crisi di visibilità e di altre rogne, ragionare in base a logica e priorità è impossibile. Tutti a casa, tanto poi c’è il reddito di cittadinanza. Forse.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    23 Giugno 2018 - 12:12

    Nel 2012 i 5S non votarono assolutamente niente per il solo fatto di non essere presenti in parlamento. Riguardarsi la composizione delle camere dopo le elezioni del 2008, please.

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