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Antimafia alla grillina

La fuga di documenti “riservati” e l’irresponsabilità del M5s. Ma Giulia Sarti e Vito Crimi minimizzano: “Fuffa”

20 Giugno 2018 alle 06:08

Antimafia alla grillina

Giulia Sarti (foto LaPresse)

Roma. Giulia Sarti è una deputata del M5s. Appassionata di giustizia, nel 2013 viene eletta alla Camera e diventa uno degli esponenti grillini nella commissione Antimafia. Come tale, ha il diritto di portare a casa i documenti classificati come “riservati” che in quella commissione vengono elaborati e discussi. Non può, però, in alcun modo renderli pubblici. E invece succede che, nell’agosto del 2017, due documenti “riservati” da lei prelevati dall’archivio di Montecitorio vengono divulgati. “Li tenevo sotto chiave”, dice al Foglio la Sarti. “Non posso essere responsabile per quello che faceva una persona che conviveva con me e di cui purtroppo mi fidavo”, aggiunge, quasi tacendo di quel clima di delazioni continui, minacce e ricatti in cui la sua giovane carriera parlamentare, e insieme alla sua quella di altri suoi colleghi, si è svolta proprio a causa di quella persona. Che, nella fattispecie, è Bogdan Tibusche, esperto informatico di origini albanesi ma salernitano d’adozione, che si fa chiamare da tutti Andrea De Girolamo e che della Sarti è stato fidanzato per quasi quattro anni, prima che lei lo denunciasse, nel febbraio scorso, per averle sottratto 23 mila euro: un ammanco che costò alla deputata una momentanea espulsione dal M5s, dacché erano soldi che avrebbe dovuto restituire, come rimborsi, nel fondo per il microcredito.

 

“Lui – racconta ora la Sarti, rieletta alla Camera il 4 marzo – era un millantatore”. E infatti ai suoi amici si accreditava come “un uomo dei servizi”. Lo faceva anche coi suoi collaboratori: cioè quelli – compreso Francesco Berti, deputato livornese fresco di elezione – che coinvolgeva nella produzione di video per SocialTv, piattaforma di pseudo-informazione filogrillina. “A me si presentò come addetto alla cyber security del Quirinale”, dice Andrea Carli, uno degli ex membri dello staff di SocialTv. E forse è proprio per alimentare quella sua fama da presunto 007 che Tibusche, il 10 agosto 2017, fotografa alcune pagine di due documenti “riservati” della commissione Antimafia e li invia via Telegram a Carli. Il quale racconta: “Con altri attivisti liguri del M5s avevamo chiesto alla Sarti di intervenire a una conferenza sulla mafia a Imperia, che poi però venne non venne mai fatta. E Bogdan, per farsi bello, mi inviò le foto di quei documenti”.

 

Due scatti: uno ritrae la “Relazione sulla provincia di Imperia” della locale prefettura, datata luglio 2014; l’altro riproduce una informativa della stessa prefettura, inviata il 3 maggio 2016 al presidente della commissione Antimafia e, per conoscenza, al ministro dell’Interno, sulla “situazione della criminalità organizzata” e di “eventuali tentativi di infiltrazione nel tessuto amministrativo in vista della tornata elettorale del 5 giugno 2016” nel comune di Diano Marina. Della divulgazione di questi documenti la Sarti nulla ha mai saputo fino a poche settimane fa: fino a quando, cioè, un attivista grillino romano ha contattato Vito Crimi, senatore del M5s e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria. La prima, sommaria, mail da parte del militante capitolino, Crimi la riceve il 25 marzo; e subito, a leggere quelle vaghe allusioni a Tibusche e alla Sarti, deve allertarsi, se risponde subito chiedendo maggiori informazioni. Sono giorni convulsi, nel Palazzo: giorni di consultazioni e trattative per il nuovo governo, durante i quali, peraltro, Crimi presiede la commissione speciale a Palazzo Madama. Eppure trova il tempo, oltre che per lunghe conversazioni via Whatsapp, anche per due incontri con lo sconosciuto attivista: il 3 e il 14 aprile. “Si trattò – conferma Crimi – di due brevi colloqui in un bar davanti al Senato”.

 

Nel frattempo, il 5 aprile il notabile grillino si fa inviare il numero di protocollo di uno dei due documenti “riservati”, per poi supporre che sì, si tratta davvero di materiale autentico. “Io non ho indagato: ho il mio modo di custodire le carte e non rispondo dell’operato dei miei colleghi”, dice Crimi. “In effetti Vito mi contattò – spiega invece la Sarti – e insieme andammo all’archivio della commissione Antimafia, dove capimmo di che carte si trattasse”. E si trattava, garantiscono ora i due parlamentari grillini, di “materiale non così delicato”. “Tutta fuffa”, sentenzia Crimi, che aggiunge: “Quando c’è un rapporto famigliare in ballo, dai per scontato che chi ti sta accanto sia affidabile, per cui non vai a pensare che possa sottrarre un documento dai tuoi atti”. La Sarti, in ogni caso, ci tiene a specificare che Tibusche non era un suo collaboratore: “Era solo il mio fidanzato, e mi ha rovinato la vita. Io non ho fatto alcuna violazione: nel rischio di reato, per la divulgazione di quei documenti, incorrerebbero semmai i giornalisti che decidessero di pubblicarli”.

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