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Che ne sarà dell’Italia nel mondo

Siamo stati europeisti ed euromonetari, atlantici pro Nato, sostanzialmente pro Israele. Ora con un governo Di Maio-Salvini e un nuovo assetto mondiale si entra in un’epoca di incertezze. Possibili contromisure (sperando che bastino)

27 Marzo 2018 alle 06:06

Che ne sarà dell’Italia nel mondo

Foto LaPresse

Un governo Salvini-Di Maio che cosa fa dell’Italia nel mondo? Fino a tutto il governo Gentiloni, passando per gli esecutivi di Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato, Monti, Letta Jr., Renzi, per non parlare dei governi della Repubblica dei partiti, noi siamo stati europeisti ed euromonetari, atlantici pro Nato, attori prudenti e spesso ipocriti nell’ambito mediterraneo, ma sostanzialmente pro Israele, e la Farnesina è stata una scuola di simulazione e dissimulazione diplomatica legata alla cultura dell’establishment, della borghesia economica e finanziaria, che rifletteva questo stato di cose. I ministeri hanno avuto accenti diversi, la variabile domestica della politica estera ha influenzato le politiche e le leadership in direzioni diverse, ma in un solco riconoscibile. Siamo stati più o meno multilateralisti e onusiani, più o meno filoamericani, più o meno franco-tedeschi, ma alla fine quello siamo stati. Berlusconi era di un putinismo filo-Nato, come si vide a Pratica di Mare, controbilanciato, a parte gli aspetti di teatro personale, da un americanismo più che solido, istintuale. Tutti hanno avuto un loro accento, ma la lingua era comune.

 

Ora non è più così, si entra in un’epoca di incertezza, tutta da definire. I signori del prossimo governo hanno più volte scherzato col fuoco. Salvini con i selfie sulla Piazza Rossa, implicazioni e complicazioni legate alla ricerca del sostegno putiniano, giudizi da bettola su Kim Jong-un, capo di una Svizzera asiatica, secondo lui, e sull’euro come crimine contro l’umanità, secondo lui. La sua politica di sostanziale chiusura delle frontiere lo apparenta più all’Europa di Visegrad che a quella di Parigi e Berlino, un forte slittamento dall’ortodossia, anche critica, dei governi precedenti. Di Maio lo stesso, in particolare sull’euro, sebbene si sappia poco, a parte la mezza retromarcia governativa sotto elezioni, di idee, se ci siano e quali siano, in capo al movimento grillozzo. La sensibilità demagogica delle due formazioni, più spiccata in Salvini ma presente nel suo futuro alleato di governo, è euroscettica, tipo Brexit, e colorata di un trumpismo all’italiana, meno tasse e protezionismo. Bene. Anzi male. Con il duopolio grillino e leghista sulla guida del governo nascerebbe una politica estera, una posizione dell’Italia nel mondo, da alieni. Ma tutto questo varrebbe se il mondo fosse rimasto fermo alle vecchie categorie. E non è così, come tutti sanno. Il che peggiora le cose, se possibile.

 

Infatti oggi ci si può dire atlantici, ma con Trump l’atlantismo è diventato materia incandescente per negoziati commerciali, e la Nato è stata destabilizzata, pur senza romperla, mentre la polarità Usa-Russia è diventata una commedia leggera i cui autori più efficaci scrivono nella lingua di Gogol’. Ci si può dire europeisti, costa niente, ma con la Brexit e l’attivismo del gruppo di Visegrad, con cento deputati di AfD al Bundestag, con la crisi ispano-catalana, con l’iniziativa di chiusura dei paesi del nord nel segno dell’austerità liberale à la Maastricht di un olandese come Mark Rutte, con l’asse Macron-Merkel che tarda a manifestarsi e parte fra mille difficoltà, il campo è frastagliato, confuso, variabile e inafferrabile, alla fine. Che farebbe, che farà, un governo del duopolio con la guerra delle spie, con la crisi dell’Ucraina, con le sanzioni, con il patto prenucleare contratto con l’Iran, con la Siria e il medio oriente, con l’eventuale proposta di riforma dell’unione avanzata da Parigi e Berlino?

 

Gli esperti rilevano che sempre gli euroscettici, e facciamo grazia al duopolio del nuovo governo di potersi definire soltanto così, hanno cercato le sponde americana e russa per indebolire il traino franco-tedesco dell’Unione europea. Ma sono sempre stati, in Italia, una minoranza più o meno rumorosa, non una forza di governo spinta da una specie di plebiscito della demagogia, carica di aspettative isolazioniste evocate e cercate dai suoi candidati. Comunque, ed è il fatto da registrare, per un governo che sia più amico dei grandi e degli uomini forti che di Macron e della Merkel sono aperti spazi finora inimmaginabili. C’è però il fatto dei fatti. L’Italia è felicemente o infelicemente ingabbiata in un sistema di regole sovranazionali e intergovernative in cui francesi e tedeschi sono sovrintendenti politici incontestabili, bisognerà per chiunque governi, e sappiamo chi sarà, padroneggiarle e saperle portare, quelle regole, alle ragioni di un negoziato o al punto di rottura, in un regime di compatibilità e incompatibilità strettamente sorvegliato da mercati e Banca centrale, con le insidie di nazionalismo e populismo da tribuna. Basteranno un Mattarella, una probabile guida terza e garante del governo, un Berlusconi che si candida a volto moderato ed europeista dell’esecutivo, e un’opposizione che stenta a rinascere a partire da una sconfitta durissima, basteranno a dare un po’ d’equilibrio alla partenza seriamente squilibrata del governo dei vincitori?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Marzo 2018 - 15:03

    La legge dell'evoluzione è implacabile: sopravvivono e rimango le specie che meglio sanno adattarsi alle mutate, generalizzate, condizioni ambientali. Anche nel caso di mutamenti ambientali politici specie se di dimensioni mondo,, vale la stessa implacabile legge. L'unica differenza sono i tempi : millenari da una parte, legati al carpe diem, dall'altra. Un bello, avvincente casotto.

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  • giantrombetta

    27 Marzo 2018 - 10:10

    Caro Giuliano, come sempre ti poni e ci poni domande molto serie. Purtroppo tutte queste domande me le sono già poste con la nascita del governo Renzi, senza purtroppo avere allora una risposta chiara, seria e credibile. L’assenza di un alto dibattito di politica estera e’ stata, converrai, una delle anomalie più gravi della stagione politica renziana. Non a caso aperta dalla nomina della Mogherini ad Alto commissario della politica estera europea (il nulla secondo il magnifico Buttafuoco) e chiusa con la nomina di Alfano a ministro degli Esteri italiano (il nulla secondo gli elettori). A giudicare dai programmi dei governi e dai rarissimi ed insignificanti dibattiti parlamentari la nostra politica estera di questa stagione e’ stata un mix di Gratta e vinci e di Rischiatutto, con il culo astutamente coperto da altri, naturalmente. Nell’ipocrita segno della cosiddetta prudenza diplomatica.

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    • miricordo

      miricordo

      27 Marzo 2018 - 18:06

      Bè, caro Giantrombetta: Mogherini e Alfano, anche se fossero stati dei geni, non avrebbero potuto fare il miracolo di suscitare dal nulla una "politica" in un contesto - il territorio italiano, occupato dalla Francia e poi lasciato in balia di tutte le mafie, le consorterie, le massonerie e le cricche che si scannano fra loro per conquistare il potere di partecipare alla spartizione del bottino - e quindi , essendo invece dei fessi qualunque, cosa potevano fare? Non potavano fare altro che accomodarsi a tavola...come hanno fatto tutti i politicanti di mestiere che da settant'anni "governano" questo "stato", nel senso che si appropriano delle risorse da esso estorte a una popolazione laboriosa, troppo paziente, al massimo capace di lamentarsi!

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    • miricordo

      miricordo

      27 Marzo 2018 - 17:05

      Cosa pretenderesti? Come farebbe lo stato italiano - inventato apposta per scopo politici altrui, in modo che non avesse mai una vera soggetttività internazionale,- a diventare improvvisamente un vero soggetto con rilevanza esterna? Se non ne ha neppure all'interno, e i suoi stessi abitanti (detti pomposamente, alla francese, "cittadini", ma più propriamente definibili, all'inglese, "sudditi" (subjects), per lo più lo considerano un orpello inutile e danoso (e solo la asfissiante propaganda yankee ha contagiato alcuni di noi fino a convincerli che la "democrazia elettiva" potrebbe cambiare la natura di questo "stato"!)

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  • mauro

    27 Marzo 2018 - 09:09

    Caro Ferrara, sono anch'io convinto che un governo Saivini-Di Maio, ammesso sia possibile, non potrebbe che essere dannoso, ma il governo precedente che non ha voluto proteggere le imprese nè dall'ideologia comunista nè dalle prepotenze della magistratura e che ha riempito un paese già in difficoltà di altri disperati economici, non era quanto meno altrettanto dannoso? Dovremmo augurarci, se avesse i numeri, i'inciucio FI-PD? Che sarebbe salvifico? Mah.

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    • miricordo

      miricordo

      27 Marzo 2018 - 19:07

      non vedo quali danni potrebbe subire questo paese da un qualunque governo. Il paese è alla rovina ormai da tempo, precisamente da quando la folle ambizione di una famiglia feudale francese, fattasi strumento di un "imperatore" ancor più frustrato e ambizioso dei Savoia, ha deciso di "ammucchiare" gli italiani (un popolo troppo colto e intelligente per lasciarsi "governare" come una mandria di bovini!) in un unico "regno", privo di storia e di prospettive future ma costruito sulla distruzione di altri stati. Stati molto più legittimi in quanto fondati su autentiche "nazioni", cioè culture, tutte accomunate da una lingua di altissime tradizioni e da un senso dello stato e del diritto che non avrebbe potuto mantenersi quando i veri "prìncipi" italiani vennero estromessi con la forza da un "duca" rozzo, violento e senza onore, al seguito di un esercito straniero!

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    • miricordo

      miricordo

      27 Marzo 2018 - 18:06

      "inciucio", è una parola talmente brutta, che solo poteva essere inventata da uno zoticone come D'Alema, uomo intelligente ma caso esemplare di sottosviluppo culturale. Forse per questa bruttezza essa è abusata da tanti politicanti che non trovano di meglio per colorire le loro stucchevoli polemiche elettoralistiche?

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