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Gli ultimi giorni dell’atlantismo italiano

Che cosa ci dicono del nostro futuro i “no” europei alle espulsioni

28 Marzo 2018 alle 06:00

Gli ultimi giorni dell’atlantismo italiano

Roma. La reazione coordinata di Londra, Washington e dei paesi alleati contro Mosca per il caso Skripal – il disertore russo colpito assieme alla figlia con un agente nervino sviluppato ai tempi dell’Unione sovietica per essere usato in guerra – è un’occasione preziosa per guardare dentro alla guerra di spie tra occidente e Russia. Secondo le stime del controspionaggio della Nato un terzo circa dei diplomatici assegnati alle ambasciate russe nei paesi europei è fatto di agenti dei servizi segreti sotto copertura. Il governo inglese ha espulso 23 diplomatici russi in servizio all’ambasciata di Londra su un totale di 58 e questo vuol dire che la stima è corretta per difetto, perché il governo inglese ritiene che più o meno il 40 per cento dei diplomatici russi nella capitale fossero spie. Quaranta per cento è una percentuale alta ma è realistico pensare che all’ambasciata di Londra – dove c’è una comunità russa molto numerosa e anche molto ricca – ci sia più lavoro per le spie che in altre sedi. La Nato ieri ha espulso sette russi in servizio nel suo quartier generale come ufficiali di collegamento su un totale di venti – e il numero totale di accrediti per il futuro sarà abbassato a dieci.

 

In America la nota di espulsione della Casa Bianca dice che il consolato russo di Seattle sarà chiuso per rendere più difficili le operazioni di spionaggio russo contro la vicina base dei sottomarini. Si tratta della base navale di Kitsap, una delle installazioni strategiche della US Navy: è una delle due sole strutture a disposizione dei sottomarini nucleari americani, è uno dei quattro siti di stoccaggio delle testate nucleari ed è anche il più grande deposito di carburante del paese. Si capisce che il governo americano voglia togliere ai russi il loro consolato d’appoggio locale. L’Amministrazione Obama chiuse un altro sito russo nel Maryland a fine 2016 proprio perché spiava la vicina base di Norfolk – pochi mesi dopo una nave spia russa fece una capatina nelle acque davanti, forse per rimediare alla perdita del punto d’osservazione. Assuefatti come siamo allo spionaggio via internet, tendiamo a dimenticare che avere un edificio di riferimento per la logistica – per di più con la garanzia dell’extraterritorialità, quindi esente da ispezioni e controlli – è importante per le operazioni dell’intelligence russa. Ancor di più dopo la chiusura nel 2017 dell’altro grande consolato sulla costa ovest, quello di San Francisco.

 

Anche dal punto di vista politico le espulsioni permettono di fare il punto della situazione. A parte casi di forza maggiore come il Lussemburgo, che a Mosca ha un’ambasciata con soltanto due persone e non può permettersi d’espellere russi perché farebbe prima a chiudere la sua rappresentanza diplomatica, ci sono segnali molto interessanti. Austria e Bulgaria non hanno annunciato nessuna espulsione e quindi confermano il loro posizionamento a favore di Mosca. La Moldavia espelle tre russi e in questo modo spera di far avanzare la causa del suo ingresso nell’Unione europea. L’Ungheria di Viktor Orbán, di solito sbilanciata a favore di Mosca, a sorpresa espelle un russo. Ma è l’Italia il paese più osservato. Sospesa in mezzo al guado tra il governo Gentiloni atlantista e un nuovo governo ancora da definire ma di certo determinato da Lega e Cinque stelle, potrebbe diventare il capogruppo in Europa per importanza, economia e popolazione delle nazioni schierate con la Russia. I Cinque stelle per ora tacciono, ma è possibile che se questa espulsione coordinata fosse avvenuta fra un mese non avremmo partecipato. Sarebbe stato un cambiamento di linea molto significativo, il primo in questo senso dal Dopoguerra.

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