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Così per Grillo il #SalviniBugiardo è diventato "uno di parola"

Dopo le elezioni dei presidenti delle Camere, l'alleanza tra i due grandi partiti populisti si va concretizzando. E anche il "garante" del M5s inizia a lisciare il pelo allo storico avversario

26 Marzo 2018 alle 12:42

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"Salvini è uno che quando dice una cosa la mantiene, il che è una cosa rara". Beppe Grillo lascia l'hotel Forum a Roma e alle telecamere fa tabula rasa di nove anni di insulti al leader del Carroccio. Si inizia a delineare sempre più chiaramente quell'ircocervo, quel "mostro politico atroce e pericoloso" che il Foglio aveva paventato in campagna elettorale e che per molte ragioni sarà il vero protagonista della prossima stagione: l'incontro tra salvinismo e grillismo. E mentre, con le elezioni di Fico e Casellati alla presidenza di Camera e Senato, l'alleanza tra i due grandi partiti populisti si va concretizzando, ed ecco che anche il "garante" del Movimento inizia a lisciare il pelo allo storico avversario.

  

 Il Giornale ha stilato un elenco degli attacchi e delle dichiarazioni violente contro i leghisti, con tanto di hashtag dedicati. Da #SALVINIBUGIARDO e #SALVINIPROEURO lanciati sul tema della moneta unica europea, quando il leader della Lega disse che il referendum per uscire dall'euro proposto dal M5s era una perdita di tempo, al #SALVINIBALLISTA sul tema immigrazione. Del leader padano, Grillo ha detto e scritto sul suo blog molte cose, tutte in netta contrapposizione con l'apertura di oggi: che era "impresentabile", "traditore", e che "la Lega è stata otto anni al governo e ha rubato". Da bugiardo e impresentabile, insomma, si è arrivati a "uno che quando dice una cosa poi la mantiene".

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Marzo 2018 - 18:06

    Disquisire sulla coerenza, sulle cose dette, sulle dichiarazioni storiche e su quelle rese in campagna elettorale, è inutile. La politica attuale, come non mai, si regge sulle gambe degli interessi contingenti e coincidenti. Elementi che non tengono conto delle categorie morali, ma di quelle dei vantaggi, delle opportunità concrete, o ritenute tali, dai gestori del banco. La comparsa sulla scena elettorale di un consistente “elettorato mobile”, svincolato dalle fedeltà storiche e identitarie e d’appartenenza, ha stravolto il quadro generale. Lo si vide già nel 2013. Il segnale non fu captato. Né dal Pd, né dagli scissionisti, né dai pulviscoli della sinistra, né da FI. Il M5S e la Lega hanno individuato gli argomenti adatti, in sostanza coincidono, per conquistare l’elettorato mobile. Il 4 marzo ha premiato entrambi. Ma l'elettore mobile è una brutta bestia: vuol toccare con mano. Le ineludibili delusioni sfoceranno in mobilità di ritorno? Indovinala grillo!

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  • Giovanni Attinà

    26 Marzo 2018 - 18:06

    Ne sentiremo delle belle sulle retromarce dei nuovi politici, sperando che noi italica stirpe riacquistiamo la memoria storica, al momento del "redde rationem"

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  • g.riccardino

    26 Marzo 2018 - 13:01

    è il concetto stesso di contraddizione che sfugge a coloro che votano 5 stelle.

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    • Skybolt

      26 Marzo 2018 - 16:04

      Ma no egregio, è solo l'aggiornamento del "contrordine compagni" del Cominform.... dopotutto è vero che i 5Stars sono una costola della sinistra...

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