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I rischi per Zingaretti, governatore senza maggioranza

“Faccio ricorso al Tar. Al Pd spettano tre seggi in meno in Consiglio regionale”. Parla Rocco Berardo, della lista +Europa

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

22 Marzo 2018 alle 10:41

I rischi per Zingaretti, governatore senza maggioranza

Nicola Zingaretti depone una corona in memoria dei martiri delle Fosse Ardeatine (foto LaPresse)

Roma. Nicola Zingaretti, anche candidato alla segreteria del Pd e portatore della linea “dialogare con i Cinque stelle”, è stato proclamato presidente della Regione Lazio. Ma questo può non voler dire quello che sembra, e non soltanto perché ha vinto ma non ha la maggioranza. Il neogovernatore, infatti, si trova esposto a vari pericoli. A destra, nel campo delle opposizioni finora divise, sorge qui e lì la tentazione della sfiducia o delle dimissioni in massa. Ma anche nello stesso centrosinistra si profila un ricorso sui risultati elettorali da parte di Rocco Berardo, radicale, primo dei non eletti di +Europa nonché ex consigliere regionale. Un ricorso che, se accolto, porterebbe il Pd ad avere tre seggi in meno (uno andrebbe a +Europa, uno a Leu, uno a Centro Solidale).

    

Dice Berardo: “L’interpretazione diffusa della nuova legge elettorale regionale non è corretta. Così interpretata, sarebbe la prima legge al mondo in cui prendendo più voti prendi meno seggi”. La distribuzione dei seggi, cioè, secondo l’interpretazione corrente, dice Berardo, porta a “risultati paradossali”. Dice l’ex consigliere, dopo aver consultato vari costituzionalisti e in vista del ricorso al Tar, che “la percentuale ottenuta dal Pd non rappresenta il 90 per cento dei voti ottenuti dalla coalizione per sostenere l’elezione del presidente Zingaretti (percentuale con cui si potrebbe ragionevolmente puntare a ottenere 9 seggi su 10)”. Ma rappresenta “in termini assoluti, rispetto ai voti ottenuti dal presidente eletto, che hanno consentito l’ottenimento del premio, solo il 52,9 per cento dei consensi: su 1.018.736 voti ottenuti da Zingaretti, cioè, quelli riferibili al Pd sono circa 539 mila.

   

Per cui si beneficia di un premio in termini percentuali equivalente a quasi il doppio. Infatti, mentre la prima distribuzione del premio in base alla legge assegna 6 seggi al Pd, 1 seggio alla Lista Civica Zingaretti, 1 seggio a Liberi e uguali, 1 seggio a +Europa e 1 seggio alla lista Centro Solidale, il secondo passaggio così come applicato e interpretato consente alla lista del Pd di avere assegnati 9 dei 10 seggi del premio. Una norma siffatta, irragionevole per definizione, è contro lo stesso spirito della legge che prevede un premio di coalizione alle liste che hanno sostenuto il presidente eletto, e non un premio al partito di maggioranza relativa della coalizione”. Secondo Berardo, cioè, “il seggio aggiuntivo” che dovrebbe andare a +Europa se venisse accolto il ricorso, sarebbe stato sottratto in base al principio “di rappresentanza territoriale del premio”, ma con “evidenti effetti distorsivi”. La “pistola fumante”, dice Berardo, è questa: “Se il Pd avesse preso 1.418 voti in più a Latina, questo avrebbe comportato un seggio in meno”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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