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La Regione Lazio senza numeri

“Il centrodestra potrebbe sostenere Zingaretti. Ma solo con un programma”, ci dice Donato Robilotta, segretario Regionale di Energie per l’Italia

15 Marzo 2018 alle 16:19

La Regione Lazio senza numeri

Foto LaPresse

Roma. “Siccome d’incontri in precedenza non ce ne sono stati tanti, e anzi c’è stato un continuo scarica barile tra regione e comune, è lecito pensare che questa riunione possa essere un tentativo del presidente Zingaretti di trovare una sponda nel M5s, per ottenere la maggioranza che gli manca in consiglio regionale”. Sull’incontro di domani tra Virginia Raggi e Nicola Zingaretti, Donato Robilotta, segretario Regionale di Energie per l’Italia, il partito di Stefano Parisi, avversario fatale per Zingaretti alla regione (per il successo del centrodestra, il presidente rieletto, pur vincente, non ha la maggioranza in consiglio), ha le idee chiare, ma spera: “E’ comunque positivo che le istituzioni s’incontrino, parlino di politica, ma lo facciano partendo dai nodi fondamentali da sciogliere per Roma e per il Lazio. A partire dai rifiuti, un dossier mal gestito da entrambi e che ha bisogno di soluzioni”.

 

E invece il centrodestra, potreste anche voi dare un appoggio a Zingaretti a partire dai temi, come hanno già proposto Pirozzi e i cinque stelle?

“Io non sono in consiglio regionale, ma in ogni caso penso che questo dipenda dall’atteggiamento di Zingaretti. Se pensa di trovare due consiglieri per puntellare la sua maggioranza, allora si sbaglia di grosso. Se invece preso atto di non avere la maggioranza e si siede al tavolo per costruire un’agenda politica programmatica, allora è un altro discorso. Ma agenda programmatica significa qualcosa di più di un accordo su singoli temi”.

 

Zingaretti si candida a fare il segretario del Pd. La cosa la preoccupa? Potrebbe tralasciare il suo impegno come governatore della Regione?

“Si è aperta una crisi e lui ha colto l’occasione. Penso gli sia sempre piaciuta l’idea di fare il segretario. E poi c’è un mondo che lo spinge, a partire da Goffredo Bettini. In fondo, o partecipa a questa corsa oppure arriva una generazione successiva ed anche per lui è tardi per fare il leader. Il rischio per il governo della Regione però prescinde da questo. I nodi che non ha affrontato nella precedente legislatura – a prescindere da se farà i meno il segretario del Pd – verranno al pettine in questa. Dal bilancio della regione ancora d’approvare, ai conti della Sanità che non sono quelli raccontanti in campagna elettorale, all’abbassamento delle tasse, ai rifiuti”.

 

Quanto peseranno le scelte nazionali dei partiti su quello che accadrà in regione?

“Peserà eccome. E’ tutto in movimento. E quindi è inevitabile che quello che succederà a livello di alleanze di governo nazionale condizionerà anche le vicende della regione Lazio. Vedremo”.

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