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Roma, l'eterno "mal di testa" del M5s

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Sueddeutsche Zeitung, Financial Times, Monde, Times, Wall Street Journal

14 Marzo 2018 alle 09:00

Roma, l'eterno "mal di testa" del M5s

Virginia Raggi (foto LaPresse)

Elezioni, ai perdenti l'ago della bilancia politico

 

Berlino, 14 mar - (Agenzia Nova) - Dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia è politicamente divisa in tre blocchi. Nessuno dei tre ha ottenuto abbastanza seggi in parlamento da governare da solo. E dal momento che una coalizione tra i Cinque stelle e la Lega appare una via impraticabile, i socialdemocratici ora giocano un ruolo fondamentale, nonostante la loro sconfitta netta alle urne. Il Partito democratico (Pd) sta sperimentando un dilemma simile a quello dei Socialdemocratici in Germania: i loro seggi sono fondamentali per la definizione degli equilibri di governo, e si chiede loro responsabilità per il bene della Repubblica. Per il momento, il segretario dimissionario del Pd, Matteo Renzi, ha dichiarato che gli italiani hanno assegnato con chiarezza al partito il ruolo di opposizione. “Non mi arrenderò”, ha scritto Renzi in una lettera inviata lunedì alla direzione del partito. Alcuni ipotizzano che l'ex premier possa fondare un proprio partito riformatore, come il presidente Emmanuel Macron in Francia. Un eventuale accordo di governo ci sarà, probabilmente, quando il Pd si darà una nuova leadership. Non si sa chi sarà il successore di Renzi, se sarà il presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina o il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Tutti rappresentano una linea: Gentiloni e Delrio sono politici cristiano-sociali, Zingaretti è esponente dell’ala post-comunista. Il trentanovenne Martina è un centrista. Dopo le elezioni europee del 2014, il partito ha perso più di cinque milioni di elettori. Molti non hanno votato Pd alle ultime elezioni perché sono delusi e confusi riguardo al corso liberale del partito. Ben 1,8 milioni degli ex elettori del Pd hanno optato per i Cinque stelle. Ecco perché gli intellettuali di sinistra ora vorrebbero che il Partito Democratico appoggiasse un governo dei Cinque stelle, se necessario, con un gabinetto di minoranza e alcuni punti del programma concordati. Basterebbe che i socialdemocratici si astenessero semplicemente al momento del voto di fiducia. Per il momento la risposta è “no”, ma è ancora presto, scrive la "Sueddeutsche Zeitung"; le elezioni ci sono state solo dieci giorni fa e i giochi tattici sono appena iniziati. E i tedeschi non hanno forse dimostrato che la formazione di un governo, a volte, può richiedere cinque mesi?

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Per M5s Roma è “un eterno mal di testa”

 

New York, 14 mar - (Agenzia Nova) - La sfida che sta affrontando il Movimento 5 Stelle nel governare Roma è l’oggetto di un approfondimento del "Wall Street Journal", anche alla luce dei risultati delle elezioni del 4 marzo. In particolare, sottolinea il Wsj, “mentre il movimento di protesta si mette in competizione per guidare il governo nazionale, i critici segnalano i suoi problemi nel mantenere la capitale pulita”. “Per il Movimento delle 5 Stelle, la Città Eterna è stata un eterno mal di testa – scrive il quotidiano economico - Da quando il partito è salito al potere a Roma quasi due anni fa con l'elezione di Virginia Raggi come sindaco, i problemi legati alla spazzatura, al trasporto pubblico caotico e all’enorme debito hanno aggravato la sua reputazione di un movimento più adatto alla protesta che al governo. Ora, dopo le elezioni nazionali, il Movimento 5 Stelle è diventato il principale partito d’Italia e ha la possibilità di governare”. Il Wall Street Journal ricorda quindi che dal 2013 il M5s è salito al potere in 45 città e comuni e nel 2016 ha conquistato Roma e Torino.

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Il leader Cinquestelle Luigi Di Maio dichiara di esser pronto a governare l'Italia

 

Londra, 14 mar - (Agenzia Nova) - Il leader del Movimento 5 stelle (M5s) Luigi Di Maio ieri martedì 13 marzo ha tentato di accreditare il suo partito come una forza affidabile in grado di governare l'Italia: lo riferisce il quotidiano inglese "The Times"; in un articolo pubblicato oggi mercoledì 14, il corrispondente da Roma Tom Kington scrive però che crescono le voci secondo cui il M5s sarebbe anche disposto ad appoggiare un esecutivo tecnico che porti il paese a nuove elezioni. Parlando all'Associazione della stampa estera a Roma, Di Maio ha detto che il M5s non è più ostile all'Unione Europea o all'appartenenza dell'Italia all'euro e che una volta al governo conserverebbe le tradizionali alleanze internazionali del paese; il partito punta piuttosto a rinegoziare con l'Ue il patto di stabilità, con l'obbiettivo di varare una strategia di espansione economica che aiuti l'Italia a ridurre il suo enorme debito pubblico.

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Il risultato delle elezioni in Italia dimostra l'inadeguatezza dell'eurozona

 

Londra, 14 mar - (Agenzia Nova) - I risultati elettorali in Italia sono una severa lezione per l'Unione Europea: se la prosperità non sarà distribuita meglio tra i paesi membri, l'Europa continuerà ad essere vulnerabile agli sconvolgimenti politici; è questa la tesi esposta sul quotidiano economico britannico "The Financial Times" da Martin Wolf, condirettore ed uno dei più autorevoli opinionisti del economico. In Italia, scrive Wolf, l'effetto combinato del disagio economico almeno in parte provocato dall'appartenenza all'eurozona e dell'impotenza che lega le mani ai governi di Roma a causa delle regole Ue ha totalmente screditato non soltanto la classe dirigente italiana ma la stessa adesione del paese al progetto europeo: la conseguenza è che gli italiani, un tempo tra i più entusiasti sostenitori dell'Europa, ora sono diventati in gran parte euroscettici. Quali sono i motivi di un tale disincanto? A questa domanda l'opinionista del "Financial Times" risponde puntando il dito sugli squilibri dello sviluppo economico dei vari paesi europei: l'Italia negli ultimi anni è costantemente rimasta indietro rispetto alla gran parte dei suoi partner Ue. Il condirettore del quotidiano della City di Londra sottolinea che le cause delle deludenti performance dell'Italia sono principalmente domestiche e vanno ricercate soprattutto nelle debolezze strutturali del paese e del suo sistema economico; ma anche l'adesione alla moneta unica ha contribuito, impedendo ai governi italiani di realizzare quelle svalutazioni competitive che in passato avevano permesso all'economia del paese di aumentare il Prodotto interno lordo e distribuire ricchezza tra la sua popolazione. L'euro insomma, secondo Martin Wolf, ha una parte di responsabilità nel risultato delle recenti elezioni italiane: quantomeno perché è un facile capro espiatorio esterno che politici senza scrupolo hanno efficacemente sfruttato per canalizzare la frustrazione dell'elettorato; la percezione che le decisioni che contano vengono comunque prese a Bruxelles o a Berlino, e non a Roma, ha spinto gli elettori italiani a votare in massa per i partiti populisti ed euroscettici. La conclusione del "Financial Times" è che l'Europa deve affrontare la sfida posta dalle diseguaglianze interne ed essere capace di generare una prosperità più condivisa tra i paesi membri, se vuole evitare che nel futuro si ripetano sconvolgimenti politici come quello in atto in Italia. 

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Restano le differenze tra il nord "egoista" e il sud "assistito"

 

Parigi, 14 mar - (Agenzia Nova) - La notizia diffusa alcuni giorni fa secondo la quale alcuni cittadini pugliesi hanno richiesto i moduli per il reddito di cittadinanza mostra che la differenza tra il Nord "egoista" e il Sud "assistito" resta forte. È quanto afferma "Le Monde" spiegando che si tratta di una "frattura inestinguibile e vecchia come il paese". Secondo il quotidiano è difficile capire in che modo si sono realmente svolte le cose. L'importante, però, è "l'insegnamento che deriva" da questo episodio. Il Movimento 5 Stelle "è diventato l'ultima speranza per le popolazioni abbandonate dagli altri partiti" dopo che il Pd ha perso i legami con "le lotte sociali".

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