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Nel Pd che si guarda attorno sale il nome di Gentiloni. E Zingaretti…

Renzi continua a tirarsi fuori da tutti i giochi. Ma nel centrodestra c’è ancora chi guarda a lui come una possibile sponda per evitare le elezioni o il governo con i grillini

21 Marzo 2018 alle 19:47

Nel Pd che si guarda attorno sale il nome di Gentiloni. E Zingaretti…

Paolo Gentiloni (foto LaPresse)

Come è noto Paolo Gentiloni non ha una sua corrente. Ma gli uomini che fanno riferimento al presidente del Consiglio, parlamentari attuali ma anche ex come Ermete Realacci, hanno preso a vedersi con una certa frequenza. Si tratta di riunioni informali, ma i “gentiloniani” vorrebbero capire che cosa riserverà il futuro al loro leader quando uscirà da palazzo Chigi. C’è chi lo vorrebbe alla guida del Partito democratico già adesso, come traghettatore al posto di Maurizio Martina.

 

E l’attuale reggente non sembra entusiasmare troppo nemmeno i renziani. “Ha tradito”, dicono. Perciò è circolato il nome di Matteo Richetti come il possibile candidato alternativo a Martina in assemblea nazionale. Renzi però non è d’accordo. Anzi, ha invitato i suoi alla prudenza perché ha spiegato in questo momento lui è sotto osservazione nel Pd e non ha nessuna intenzione di fare il capro espiatorio.

    

Matteo Renzi, quindi, continua a tirarsi fuori da tutti i giochi. Ma nel centrodestra c’è ancora chi guarda a lui come una possibile sponda per evitare le elezioni o il governo con i grillini. Dentro Forza Italia si sono andati convincendo che in realtà, pur non rompendo il centrodestra, Matteo Salvini, d’accordo con Luigi Di Maio, li porterà al voto. Per questa ragione in questi giorni si stanno riaprendo i canali diplomatici con i renziani. L’idea è quella che il Pd consenta la nascita di un governo di minoranza del centrodestra. E dentro FI sono convinti che anche altri Big del Pd potrebbero essere d’accordo con questa soluzione. Dario Franceschini, per esempio. Ma sia da parte del ministro dei Beni culturali che da parte dell’ex segretario del Partito democratico non è arrivato nessun segnale a riguardo. Anche se entrambi pensano, pur partendo da diverse posizioni, che il Pd dovrebbe comunque giocare una partita e non restare a guardare.

 

Al Senato e alla Camera c’è gran fermento. Le diverse correnti del Pd stanno contando le loro truppe in vista dell’elezione dei capigruppo. A Montecitorio la situazione sembra tranquilla e tutti scommettono sull’elezione di Lorenzo Guerini. Ma sotto sotto, visto che il voto è segreto, ci si aspetta qualche scherzetto. Le truppe renziane hanno assicurato il loro voto e continuano a riconfermarlo ma c’è chi sospetta che nel segreto dell’urna possano agire diversamente. Processo alle intenzioni? Probabilmente sì, ma le voci che si rincorrono testimoniano quale sia ormai lo stato dei rapporti all’interno del Partito democratico. Al Senato, invece, non è un mistero per nessuno che i renziani non riusciranno a eleggere Andrea Marcucci. Hanno metà del gruppo di palazzo Madama, ma sulla carta. E comunque con il voto segreto potrebbero perdere altri pezzi.

 

Zingaretti è già sceso in campo in vista non dell’assemblea nazionale ma del congresso che verrà, semmai verrà veramente. Chi invece si è defilato e non solo per tattica è Graziano Delrio che ha già fatto sapere a tutti nel Pd che lui non proverà a correre. Ma Zingaretti, che pure non dispiace a una parte importante del Pd, dagli esponenti Dem che vengono dalla Margherita viene visto come un’opzione troppo di sinistra, un ritorno all’indietro, a quanto il Pd era per forza guidato da un ex Ds. Il problema è che non esiste un candidato alternativo. L’unica carta potrebbe essere quella di Calenda, ma i renziani non sono affatto convinti di giocarla.

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